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Anche le mura parlano di Dio

Non solo in Italia, ma anche oltre confine, pure nelle capanne dei campesinos dell'America Latina, le mura parlano di Dio. Non segni dei graffitari, ma immagini di Maria, di Cristo crocifisso, santelle o capitelli che la devozione popolare orna di fiori. E poi le cattedrali, le basiliche, le chiese di campagna come i santuari in città. È tutto un parlare di Dio, monumenti d'arte che non si devono solo fotografare ma sentire come canale per giungere al Cielo, per puntare in alto.


Anche le mura parlano di Dio

da L'autore

del 20 gennaio 2008

Non solo in Italia, ma anche oltre confine, pure nelle capanne dei campesinos dell’America Latina, le mura parlano di Dio. Non segni dei graffitari, ma immagini di Maria, di Cristo crocifisso, santelle o capitelli che la devozione popolare orna di fiori. E poi le cattedrali, le basiliche, le chiese di campagna come i santuari in città. È tutto un parlare di Dio, monumenti d’arte che non si devono solo fotografare ma sentire come canale per giungere al Cielo, per puntare in alto. Stranamente siamo diventati abitudinari o indifferenti a piccoli e grandi capolavori, che sono patrimonio dell’arte italiana, ma che non sappiamo più leggere con gli occhi e il cuore di chi li ha voluti come segno d’amore al Creatore, perché non avessimo a dimenticarci di Lui.

Questo vale anche per le mura di casa, il primo luogo dell’anima che il bimbo trova nascendo. Ricordo di casa mia l’immagine della Madonna dei Dolori, che si accompagnava a quella del Sacro Cuore di Gesù. Erano tempi di guerra, di sofferenza e ricordo che la mia mamma ci teneva a pregare davanti ad essi: per noi figli erano un richiamo, a volte inascoltato, ma al posto d’onore in una casa, dove non sempre risuonavano preghiere ma le immagini sacre c’erano, come c’era il Crocifisso.

Non era nascosto in un angolo, che nessuno lo potesse vedere. Non spaventava noi ragazzi, non l’abbiamo mai sentito simbolo del dolore, ma dell’amore che si dona, il prezzo da pagare per amare sul serio e non per gioco. Le feste di Natale e di Pasqua ci ricordavano che quell’Uomo in croce era il Figlio di Dio che si era incarnato per liberarci dal peccato e dalla morte. Le mura di casa sarebbero state disadorne, mute senza questo richiamo all’Oltre di Dio, al Mistero che ci accompagnava fin da piccoli, dal bagno purificatore del Battesimo.

Nelle nostre case lo manteniamo ancora questo linguaggio iconico? Abbiamo ancora il crocifisso oppure è nascosto dai quadri moderni, dai poster di cantanti o di giocatori o attori famosi, che non ti fan venire la voglia di pregare? Il vescovo di Belluno, monsignor Savio, nella malattia che lo ha portato alla morte, aveva di fronte l’immagine del Cristo, monsignor Tonino Bello quello della Madonna, molti credenti, tra le immagini, quella di san Giuseppe, tutte motivo di conforto e consolazione.

Entrando in certe camerette dei nostri ragazzi o giovani adolescenti le troviamo come certe torte, «farcite» di tutto meno che di Dio: mura che a volte diventano non solo mute, ma oppressive, limitanti, che non danno respiro all’anima di chi le abita, chiusi in una specie di torre, che impedisce loro di uscire, di incontrare gli altri, di sentirsi cittadini del mondo, figli di Dio.

Penso valga la pena di dare un’occhiata alle mura delle vostre case per verificare la loro capacità di parlarci di Dio, di parlarci d’amore, volti di Dio e della Madonna, di santi uniti a quello delle nozze, dei figli che crescono, una galleria fotografica d’arte che non è quella degli Uffizi di Firenze o di Brera a Milano, ma dicono il clima che si respira in casa, dove mura mute denunciano solitudine e povertà di cose e di sentimenti e mura parlanti dicono l’Amore di Dio e della famiglia, che le abitano.

Da: Vittorio Chiari, Un giorno di 5 minuti. Un educatore legge il quotidiano

don Vittorio Chiari

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