News 3

Alzare lo sguardo da Giovani per i Giovani

Care e cari giovani,


Alzare lo sguardo da Giovani per i Giovani

da GxG Magazine

del 03 novembre 2008

Care e cari giovani,

le costellazioni sono belle per tante ragioni. Anzitutto, perché – quando il cielo è sereno – si fanno ammirare e danno un tocco artistico alla volta celeste; inoltre perché sono il frutto della fantasia umana che però parte da un dato indiscutibile – le stelle – per riconoscere nella loro disposizione un ordine che – pur non essendo oggettivo – non potrebbe manifestarsi se non ce ne fosse la possibilità, quindi non si tratta di un fatto puramente soggettivo. Ma c’è un elemento che forse conta ancora di più: anche se fumo, nebbia o nuvole le nascondono, le stelle ci sono sempre. Naturalmente occorre alzare lo sguardo per incrociarle, la loro presenza – infatti – è discreta, non ci abbagliano costringendoci a fissarle… eppure sanno illuminare il cammino quando tutto è buio.

Se ripenso a quando ero giovane, se penso ai giovani che incontro facendo l’insegnante, mi viene spontaneo osservare che la giovinezza può essere anche un ostacolo. Questo non accade perché in sé essa sia qualcosa di male – anzi, è una stagione della vita che viene guardata con nostalgia a mano a mano che diventa un ricordo – ma perché l’esplosione di vitalità che avviene già con l’adolescenza e matura con la giovinezza, può rendere distratti. Quando nel 1985 Giovanni Paolo II scrisse la sua Lettera ai giovani, convocandoli alla prima Giornata Mondiale della Gioventù (io avevo vent’anni e ci andai con alcuni amici), scelse di commentare il brano evangelico del “giovane ricco”, quello che – dopo l’incontro con Gesù – “se ne andò triste perché aveva molti beni” (Mc 10,22). Il Papa afferma: “Senza dubbio questa frase si riferisce ai beni materiali, dei quali quel giovane era proprietario o erede. Forse è questa una situazione propria solo di alcuni, ma non è tipica. E perciò le parole dell’evangelista suggeriscono un’altra impostazione del problema: si tratta del fatto che la giovinezza di per se stessa (indipendentemente da qualsiasi bene materiale) è una singolare ricchezza dell’uomo, di una ragazza o di un ragazzo, e il più delle volte viene vissuta dai giovani come una specifica ricchezza” (n. 3). La giovinezza come ricchezza: un bene di enorme valore; la giovinezza come la ricchezza che soffoca la libertà e invischia chi la possiede: un rischio da valutare attentamente.

La vostra giovinezza – più che ai miei tempi – è insidiata da preoccupazioni e paure: troverò un lavoro? troverò una persona da amare? saprò costruirmi un avvenire che mi dia soddisfazione, sicurezza, felicità? Sono domande in parte sempre affiorate dal cuore del giovane, ma che oggi angustiano di più perché il mercato del lavoro si è fatto più incerto, i legami familiari più fragili, in generale la stabilità identitaria meno sicura. Si possono così addensare nubi, cariche d’incertezza e disorientamento, sulla nostra vita oppure noi possiamo cercare appagamento nei fumi dell’alcool, della droga, dei piaceri… con il risultato di non vedere più le stelle!

Talvolta ci vuole coraggio, ma dove prenderlo? La convinzione che le stelle sono sempre là, che prima o poi appariranno di nuovo, che forse tocca a noi alzare lo sguardo e purificare l’aria da ciò che l’ha inquinata può scuoterci e sfidarci a vincere la rassegnazione. È vero: occorre saper riconoscere nella giovinezza non solo la ricchezza di opportunità che può distrarre oppure la stagione che rende incerti perché tutto è ancora indefinito ma anche la fonte dell’energia che – ben incanalata – sa alimentare progetti, trasformarci e trasformare, introdurre in una “vita nuova” dove siamo capaci di esprimere i nostri talenti. Ma ci vuole realismo: tutti siamo, in qualunque momento, a rischio di perdere l’orientamento. Lo dico per alimentare non l’inquietudine ma la prudenza, che è una virtù umana oltre che cristiana, e che richiede vigilanza e umiltà per saper raccogliere le sfide e non perdere la fiducia quando ne fossimo travolti.

Infine – non perché sia l’ultima ma perché è la fondamentale – una considerazione s’impone: se ci sono le stelle, se ci siamo noi capaci di riconoscere un ordine in ciò che ci sovrasta, allora vuol dire che Qualcuno le ha disposte in modo tale che noi potessimo immaginare quest’ordine e ci ha predisposti a saper scrutare il cielo senza limitarci a ricavarne una descrizione impersonale. La meraviglia del cielo stellato ci sollecita ad alzare ulteriormente lo sguardo, oltre la volta celeste, in cerca di Colui che è l’Alfa e l’Omega. A questo punto, la giovinezza di chi la vive oggi come di chi l’ha vissuta ieri disvela il suo vero tesoro: lasciarsi interrogare dalla vita per scoprire il progetto che Dio ha su ognuno di noi.

 

 

Giuseppe Mari (1965), sposato, con due figli, vive a Castel Mella (BS). Dopo la laurea in Filosofia all’Università di Padova, ha svolto il servizio civile presso la Caritas di Brescia e ha trovato lavoro come redattore all’Editrice La Scuola. Nel 1999 ha vinto il concorso come ricercatore di Pedagogia generale nella Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Milano, dove dal 2004 è professore ordinario della medesima disciplina.

 

 

 

http://docenti.unicatt.it/pls/unicatt/unicatt_docenti.h_preview?id_doc=1690

 

I testi dell’autore:

 

http://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_mari+giuseppe-giuseppe_mari.htm

Giuseppe Mari

Mucha Suerte Versione app: 513c99e