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Alcune domande...


Alcune domande...

da L'autore

del 01 gennaio 2002

In quale luogo è più difficile testimoniare Gesù: in carcere in Vietnam ° in Vaticano, dove Lei è adesso, Eminenza?

 

La domanda sembra dire: Lei è stato in prigione in Vietnam, ora lo è in Curia.

Bisogna tenere presente che in ciascuno di noi, vi è la parte soggettiva e la parte oggettiva e che la parte soggettiva può sentirsi infelice e non compresa ovunque, a casa, in Curia, al lavoro, mentre uno può essere anche felice in prigione.

Certo, oggettivamente, in prigione la vita è dura. Qualcuno mi ha domandato quale sia stata per me la cosa più difficile quando ero in una diocesi.

Ho risposto, e credo che anche i miei compagni vescovi saranno d'accordo, che la cosa più difficile è la divisione del clero in presbiterio.

Gesù ha pregato: 'Padre, che io sia uno in te e tu sia in me affinché il mondo creda che tu mi hai mandato' (Gv 17, 20).

Quando i nemici sono all'esterno, è certo preoccupante, ma lo è di più quando sono in casa e li sentiamo divisi e in contrasto tra di loro.

Sono felice di essere a Roma, innanzitutto per la presenza del Santo Padre e perché ho la possibilità di vedere tante persone sante; anche nella Curia vi sono vescovi e cardinali che sono santi.

Ci sono anche difficoltà, certo, perché vi sono scandali dappertutto, e questo ci fa soffrire, ma dobbiamo accettarli e pregare perché così è la volontà di Dio.

Io sento la sofferenza e l'umiliazione di essere considerato matto nel mio paese, ma le accetto perché conosco la ragione del mio sacrificio e non mi sento offeso.

 

Quali sono state le linee portanti, specialmente nel periodo di isolamento, che Le hanno dato pi√π forza, pi√π fiducia?

 

In un mio piccolo libretto, intitolato 'Cinque pani e due pesci' (cinque pi√π due, fanno sette) ho scritto i sette punti che mi hanno aiutato a sopravvivere. Con la forza di Dio, con l'Eucaristia, con la preghiera ho potuto sopravvivere.

Ma talvolta la fame, la malattia tolgono la forza di pregare.

Vi racconto un episodio: l comunisti fanno studiare il latino alla polizia perché possa controllare i documenti e i telegrammi della Santa Sede. Un giorno, un carceriere che stava studiando latino, mi chiese di insegnargli un canto in latino. Gli domandai quale e lui mi risponde il Veni Creator. Scrissi tutte le sette strofe dell'inno non pensando certo che lo avrebbe imparato. Alcuni giorni dopo, sentii che lo cantava mentre scende la scala di legno per andare a fare ginnastica e anche quando si lavava e poi quando ritornava nella sua stanza e così ogni mattina. Dapprima, mi sembrava un po' assurdo che un comunista cantasse questo inno ma poco a poco mi sono reso conto che, quando un arcivescovo non può più pregare e soffre tanto per questo, lo Spirito Santo manda un comunista poliziotto per cantare e fari o pregare!

Ogni mattina mi risvegliava e mi faceva partecipare al suo canto.

 

In tutti gli anni della prigione, si è mai sentito di essere abbandonato da Dio?

 

Non mi sono esattamente sentito abbandonato da Dio, ma ho provato talvolta un senso di rivolta nel constatare che tutto lo sforzo di missionari durante secoli e il sacrificio di 150.000 martiri sono stati spazzati via.

Non vi sono pi√π conventi, seminari, scuole, ospedali, diventiamo mendicanti.

Avevo nella mia diocesi 147 seminaristi maggiori e più di 500 seminaristi minori. Adesso tutto è finito. Oggi è concesso di aprire sei seminari e ogni vescovo può avere cinque seminaristi per due anni. Gli altri devono aspettare anche quindici, venti anni. Per questo ho risentito un senso di ribellione. Tutte le nostre associazioni erano state chiuse ed io mi trovavo in prigione in un'età in cui, avendo accumulato più esperienza, avrei potuto svolgere un lavoro proficuo. Mi chiedevo perché Dio permettesse che le sue opere andassero distrutte ma non trovavo risposta. E non dormivo.

Una notte sentii nel cuore una voce che mi diceva: 'Francesco, sei stupido! Se Dio vuole riprendere queste opere nella sua mano, lascia fare a Lui che farà meglio di te e troverà persone che faranno meglio di te. Non ti preoccupare e segui solo Dio e la sua volontà'.

Anche nel lavoro capita, a volte, che i superiori lo blocchino o intralcino. Sono opere di Dio e non sono Dio.

Raggiunsi così la pace nel mio cuore. Ma devo confessare che ho avuto momenti di disperazione e di ribellione.

 

Ho letto un libro dal titolo 'La parrocchia dell'anno 2000', dove il parroco scrive che la cosa più importante che si augura per la sua parrocchia nel nuovo anno è che si preghi, poiché vi è la tendenza a credere che con il denaro e la tecnologia si risolva ogni difficoltà.

 

Quel parroco ha ragione: io credo che bisogna non perdere almeno un certo numero dei nostri canti gregoriani. In un paese vicino, si celebra una giornata cattolica alla quale in precedenza partecipavano anche fedeli di altre nazioni.

Adesso non più, per l'impossibilità di seguire le funzioni e i canti che si svolgono solo nella lingua nazionale. Se perdiamo i nostri canti, tra una generazione, chi risponderà al Papa quando celebra?

Dobbiamo lasciare spazio allo Spirito Santo. lo non posso fare nulla. Da mesi prego ogni giorno durante la Messa. Come sapete, sono malato, ho un tumore e non ero sicuro di poter terminare questi Esercizi Spirituali.

Ma ci vengo, nonostante i momenti difficili, per mostrarvi che i vescovi, i cardinali vi amano. lo vi amo e nella Chiesa unitaria non vi sono preti vietnamiti, preti italiani, siamo tutt'uno.

 

Lei ha detto che il sacerdote è come Gesù: prega e lavora sempre, è un esodo senza ritorno, un dono totale. Ma ciò può sembrare in contrasto con idee e atteggiamenti contemporanei secondo i quali donarsi è svuotarsi più che svilupparsi. Si ritiene che anche il sacerdote dovrebbe sviluppare la propria personalità, proteggere le proprie idee perché talvolta non si è d'accordo con ciò che chiede il Magistero.

 

Sembra vi sia una contraddizione, perché vogliamo seguire Gesù ma, al tempo stesso, conservare la nostra personalità talvolta in contrasto con il Magistero o con altre persone.

 

Per prima cosa bisogna fare in se stessi un vuoto per seguire Ges√π: vuotarsi, ma lasciarsi riempire da Ges√π.

La nostra santità e la nostra ascesi è lasciarci amare da Gesù per essere santi.

Talvolta ho paura di essere amato da Gesù. Santa Teresa ha detto che Gesù è il suo sposo ma che vi sono giorni in cui non può sorridergli perché la fa soffrire troppo.

 

Lasciarsi amare, plasmare da Gesù. La nostra personalità sarà grande se la si sviluppa bene e questo avviene quando c'è l'orientamento e l'aiuto del magistero.

 

Talvolta, pensiamo che bisogna lasciarsi sviluppare, ma non procediamo sicuri perché siamo soli. Nel Magistero vi sono altre persone. Certamente vi sono casi in cui il superiore si sbaglia o si inganna, ma non ha importanza nella nostra ascesi verso Gesù, perché la santità ci domanda di portare la croce.

 

Padre Pio, per esempio, soffrì molto quando si accorse che il Procuratore Generale aveva preso denaro della Congregazione ed ancora di più quando si verificò la bancarotta dell'Ordine.

Inoltre, non ubbidirono a Pio XII che aveva concesso a Padre Pio di disporre del denaro delle offerte per le opere di bene.

Per fare fronte al disastro economico, i Superiori del convento chiesero alla Santa Sede di annullare tale concessione adducendo il pretesto che il Padre cappuccino era ormai troppo vecchio per amministrare del danaro.

Padre Pio conosceva la situazione e ne soffriva. Il giorno in cui il Superiore lo chiamò per mostrargli la lettera e chiedergli cosa ne pensasse, si riservò qualche ora di tempo per rispondere.

Soffrì molto ma l'indomani consegnò tutti i registri al Superiore, dicendo: 'Io sono figlio dell'ubbidienza'.

 

Un giorno Padre Pio chiamò un medico per mostrargli un appezzamento di terreno dove intendeva costruire un grande ospedale in cui la gente potesse curarsi gratuitamente.

Il medico gli chiese se avesse il danaro necessario ma il Frate rispose di non preoccuparsi di questo.

Il medico precisò allora di non essere ingegnere e di non poter quindi programmare i lavori ed, inoltre, di non credere in Dio. Padre Pio gli rispose: 'Tu non credi in Dio, ma Dio crede in te. Fallo '.

Il medico lo fece e poi si convertì.

 

Per i Santi, c'è la grazia di Dio, noi invece perché non possiamo fare? Perché non siamo ancora santi. La personalità di Padre Pio è grande, ma c'è la sottomissione: sono figlio dell'obbedienza.

 

Vorrei soffermarmi sui cosiddetti difetti di Gesù e che sono in realtà dei pregi per noi che vogliamo diventare santi. Secondo la Sua esperienza, quali sono i pregi della Chiesa di oggi che Lei ha potuto conoscere e che però sono difetti agli occhi di Gesù?

 

Talvolta, nella nostra vita, riteniamo pregi quelli che non lo sono agli occhi di Ges√π e lavoriamo per questi. Siamo soggetti alle tentazioni del mondo, prima di tutto a quella del potere, secondo, del denaro, terzo, della carne.

Definisco tali tentazioni con tre termini che iniziano con la lettera -p-:

 

» potestatis ambitio o pretentio,

» pecuniae cupiditas,

» perversio carnis.

 

Non è escluso che vi sia del buono in dette attitudini: Il potere è positivo per lavorare e, se frequentiamo ricchi e potenti, può essere utile per ottenere favori per gli altri. Ma a lungo andare può diventare un male.

 

San Paolo ha sofferto tutta la vita di questo e ha detto: 'Voi siete saggi, noi siamo stupidi' (1 Cor, 4, 8) perché seguiamo Gesù.

 

Essere pastori oggi tra giustizia e pace. Siamo talmente spirituali che ci dimentichiamo delle cose della terra. Come conciliare le due cose?

 

Il Pastore è la giustizia e la pace. Nella festa di san Giovanni Bosco, i Salesiani mi hanno invitato a Borgomanero per celebrarla.

Ho parlato di don Bosco come educatore, come figlio di Maria Ausiliatrice e ho toccato un terzo aspetto della vita di don Bosco, quello che concerne il suo rapporto con la politica.

Egli si dibatteva nell'incertezza: o fare la carità diretta come san Vincenzo de' Paoli o occuparsi degli effetti dell'ingiustizia come la miseria, la povertà o attaccare le cause dell'ingiustizia.

Don Giovanni Bosco, dopo aver pregato molto, scelse di continuare a fare la carità e di aiutare i giovani poveri mettendo a disposizione orfanotrofi, scuole, oratori e lasciando ad altri religiosi e religiose, di maggiore carisma, il compito di fare politica e di attaccare le cause dell'ingiustizia.

Don Bosco, sulla questione sociale si è attenuto alla linea diretta; il vescovo Getteler, in Germania, ha puntato sulle cause; Toniolo ha toccato le radici dell'ingiustizia e così don Sturzo. Quattro carismi, tutti validi, ma con l'aiuto della grazia del Signore.

 

È nota la crisi vocazionale dei religiosi e dei diocesani, sia in ambito maschile che femminile. Chiedo se Lei abbia dei punti di riferimento per la ripresa, oltre ad accennare alle cause.

 

Le crisi vocazionali si riscontrano, sia nel clero diocesano che tra i religiosi, e la crisi vocazionale non è solo tra i cattolici ma anche negli ortodossi e nei protestanti. Se osserviamo dove vi sono vocazioni si può, forse, trarre una risposta.

Le nuove comunità, ad esempio, hanno vocazioni, gli ordini contemplativi hanno vocazioni. Chiediamoci ora perché: Penso che hanno forse mostrato una maniera più viva di vivere il Vangelo.

 

Anche le Comunità come quella di Madre Teresa dove la regola è molto dura hanno vocazioni perché i giovani non hanno paura della durezza, del sacrificio, dell'ascetismo.

Quando delle giovani americane - potete immaginare quanto sia diverso il tenore di vita delle americane specie rispetto agli abitanti di Calcutta - dicevano a Madre Teresa di volere entrare nell'Ordine, Lei rispondeva di andare prima dagli agonizzanti che puzzano e sono sporchi e di prendersi cura di loro e, eventualmente, di tornare dopo tre mesi a parlare della vocazione.

Queste ragazze americane ritornano e rimangono perché hanno bisogno di una figura a cui rapportarsi e di una vita così dedicata. Cercano l'ideale e non hanno paura della santità.

 

Noto che in tante parti d'Europa, diminuiscono invece di aumentare le presenze alla Messa domenicale.

 

Vi è, in proposito, la responsabilità anche di una parte di noi che ha cominciato a dire che non c'è bisogno della Messa domenicale.

Il Santo Padre ha dovuto ricordare più volte che è invece obbligatoria.

Si richiede spesso che le Messe domenicali siano celebrate in quaranta minuti al massimo e ciò impedisce un vero raccoglimento e una buona omelia.

Alle volte il ministero sacerdotale diventa troppo burocratico. Per esempio, in molte località in Olanda, si pubblicano nel bollettino parrocchiale delle richieste di preti e si precisano i requisiti di età, di diplomi, di stipendio. Ciò non solo fa diminuire o perdere la figura autentica del sacerdozio ma è dannoso soprattutto per l'educazione dei giovani che non capiscono più cosa sia realmente un sacerdote e pensano sia qualcuno che esercita il ministero per denaro.

Molti vanno a cercare il sacerdote magari per confessarsi, e l'agente sociale, o lo stesso sacerdote rispondono di non avere tempo.

In America la vita è certamente più materialistica e pragmatica ma la frequentazione della messa domenicale è più alta che in Europa.

Tutti quelli che si ricoverano in ospedale in America chiamano il sacerdote. Qui, in Europa, molto meno.

C'è quindi una certa confusione e la gente può concludere che non vale la pena di andare in Chiesa.

Quando qualcuno prende in mano la situazione, le cose possono risistemarsi con la grazia di Dio.

Ho notato che adesso in Olanda molti vescovi si impegnano: prima avevano chiuso i seminari, ora li hanno riaperti e ogni diocesi ha quindici, venti seminaristi.

 

Quando si teneva il Concilio Vaticano II, l'Olanda era presente con più di trecento vescovi, ora non più. E ci vorrà tanto tempo, più di cinquant'anni per ripristinare la situazione.

 

Ho visitato il Nunzio dei Paesi del nord che mi ha raccontato che la stessa crisi, e anche maggiore, colpisce la Chiesa protestante.

 

So di un pastore luterano sposato e divorziato per tre volte che deve lasciare il ministero e lì non c'è il problema del celibato.

Ho incontrato un arcivescovo del Texas che mi ha detto che non possono ricevere più di due pastori per anno, in quanto lo stipendio per loro è il doppio di quello dei sacerdoti, avendo i pastori una famiglia da mantenere.

Vi sono casi, nei Paesi nordici, di pastori che si convertono ma, prima di accoglierli come preti, i cattolici li fanno aspettare fino all'età della pensione che sarà pagata dal governo.

 

È più complicato di quanto possiamo immaginare.

 

Quando il Santo Padre andò in Danimarca, ad una riunione di rappresentanti di più religioni, il vescovo luterano disse: 'Oggi Pietro è venuto a visitarci'. Riconoscono questo.

 

Una volta, un vescovo luterano disse al vescovo cattolico di sentirsi molto a disagio nella sua chiesa e di volere lasciarla ma, essendo sposato, non poteva andare che in quella ortodossa. Ed aggiunse: 'Solo che con gli ortodossi non c'è Pietro'.

 

Un problema che si verifica sia a livello generale che personale nell'ambito della comunione e della pace, cioè come regolarsi quando l'impegno che si dispiega a tali scopi non trova rispondenza dall'altra parte.

 

Se incontriamo coloro che, o non vogliono collaborare con noi, o sono indifferenti, o critici, o ci ostacolano, come possiamo realizzare la comunione?

Penso che possiamo fare due cose, cioè essere innanzi tutto noi stessi più che fare.

La seconda cosa dipende anche da quale condizione noi agiamo.

Per esempio, un parroco anche se riceve delle critiche, può continuare nella sua linea di condotta se è buona e il tempo gli darà ragione.

 

Se, invece, uno opera all'interno di una comunità, deve obbedire ai superiori e sarà il Signore a dare ragione.

La vita di comunità non può essere imposta dal vescovo. Anche il diritto canonico la consiglia senza imporla. Allora dipende da noi. Se possiamo trovare tre confratelli che vogliono vivere insieme, possiamo dirlo al vescovo che di solito approva l'iniziativa. Meglio tre di due, perché un terzo può equilibrare i rapporti.

 

Ho l'impressione che, spesso, la nostra testimonianza nella vita delle parrocchie sia più un modo di fare che un modo di essere e, cioè, che sia una testimonianza che tenga a volte a una forma di spettacolarizzazione della fede cristiana piuttosto che a una testimonianza di chi deve annunciare il Vangelo.

 

Sono anch'io del parere che spesso facciamo testimonianza più con il modo di fare che con il modo di essere perché è più facile.

 

Essere, esige un cambiamento di se stesso ogni giorno, mentre si può fare, dare elemosine e mostrarsi generosi e caritatevoli senza un effettivo cambiamento interiore.

 

Ma importante è essere come Madre Teresa di Calcutta e pregare sempre: rendere ragione della vita eterna

 

Anche san Pietro lo ha consigliato al suo discepolo: pronto sempre a rendere ragione della tua speranza, spei quae est in te (1 Pt 3,15).

 

Qual è, secondo Lei, il rapporto tra la Chiesa di Stato e la Chiesa sotterranea in Cina, alla luce anche della Giornata dei giovani a Manila dove alcuni vescovi cinesi della Chiesa di Stato hanno concelebrato con il Papa?

 

Di solito parliamo di due Chiese in Cina: la sotterranea e quella sopraterranea, in inglese dicono underground.

Il Santo Padre pensa sempre a una sola Chiesa. Conosce le difficoltà della situazione della Cina ma quando qualcuno, magari a pranzo, gli chiede come vadano le due Chiese in Cina, il Papa risponde: 'Non due Chiese, soltanto una Chiesa' e fa di tutto per unirle

 

Nell'Europa dell'Est, come in Cina, la situazione è molto complicata perché non appena viene nominato un vescovo questo si affretta ad ordinarne subito un altro, temendo di morire o di andare in prigione e così via, per cui in una diocesi possono esservi anche tre vescovi.

In Europa dell'Est vi possono essere ancora vescovi clandestini; non sono menzionati ma sono vescovi e talvolta non hanno il documento di nomina per paura del governo.

 

In Cina, si può dire che, adesso, il 95% dei membri della Chiesa statale o patriottica si è riconciliato con il Santo Padre. Non si pubblica ufficialmente, ma è così ed é una vittoria di Dio. Molti non possono fare diversamente per potere rimanere in una diocesi dove magari non vi sono altri sacerdoti. Quelli che non sono riconciliati è perché, per lo più, sono sposati. Anche nei seminari patriottici, ogni mattina, viene recitata una preghiera per il Papa. Più di noi.

Spesso i vescovi della Chiesa sotterranea mandano i loro seminaristi al seminario della Chiesa ufficiale. Per la Chiesa in Cina c'è speranza, preghiamo. Vi sono anche conversioni.

 

La Cina nel villaggio globale cosa fa? Si può dire che profitta molto della situazione perché con la così detta 'guerra al terrorismo', adesso la Cina è lasciata libera di far oppressione contro i diritti umani.

 

Ne approfitta anche in campo commerciale perché lì la manodopera costa meno.

Anche a Taiwan vi sono pi√π di cento imprese che portano in Cina i loro prodotti.

 

La Cina è un problema senza alternativa. Immaginate cosa succederebbe se la Cina non fosse una dittatura e i cinesi uscissero dalla loro nazione!

È per questo che, pur non volendo il comunismo, l'Europa, l'America lo tollerano, non si sa fino a quando. Una volta Den-Sciu-Pin fu invitato, da Bush padre, a Washington che gli chiese di permettere a dei giovani cinesi di andare a studiare in America affinché le nuove generazioni dei due popoli facessero conoscenza. Il vecchio cinese rispose ringraziando e disse che se Bush lo desiderava, dall'indomani, avrebbe potuto mandare in America tre milioni di giovani cinesi. Bush non parlò più...

 

Vorrei conoscere qualcosa sulla realtà dei cristiani in Islam.

 

La Santa Sede fa ciò che può per i rapporti con l'Islam. Il Santo Padre è stato il primo Capo di Stato a fare una visita a due Paesi arabi dopo l'11 settembre. Ricorderete che durante la guerra del Kuwait il Papa disse che era una avventura senza ritorno, irritando molto Bush padre. Ed è vero perché non è ancora finita.

 

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Lei è stato uno dei protagonisti dell'incontro di Assisi. Vorrei sapere quali siano le aspettative del Papa, della Chiesa e del mondo intero.

 

Come ha detto il Rabbino americano, il Santo Padre è il solo che poteva riunire ad Assisi tanti esponenti di diverse religioni e quel gesto straordinario per la pace è stato seguito in tutto il mondo tramite la televisione.

Una testimonianza viva che certamente non può fermarsi lì ma a cui il Papa darà un seguito anche se èun progetto che per ora custodisce nel suo cuore.

 

Così come fece per il suo viaggio a Nazareth il giorno dell'Annunciazione dell'anno 2000 che aveva confidato, come speranza, tanti anni prima al Patriarca di Gerusalemme.

'Questo è veramente il Grande Giubileo' disse il Santo Padre in quell'occasione, perché era il Verbo incarnato a Nazareth.

 

Aspettiamo quindi. Quando abbiamo sentito ad Assisi gli impegni presi in varie lingue dai rappresentanti delle differenti religioni, la speranza si èfatta forte, ma molto dipende anche dalle Chiese locali.

Noi dobbiamo continuare in due modi, con il dialogo teologico ma soprattutto con il dialogo della vita che è il più necessario perché il dialogo teologico può essere difficile.

 

Questo Papa è il primo che ha messo piede nella Sinagoga di Trastevere: duemila anni per fare un chilometro da san Pietro a lì!

 

Il Rabbino Toaff, in occasione del suo ottantesimo compleanno, disse di essersi fatto tanti amici cattolici non discutendo, ma con la vita. Raccontò che una volta, avendo la pressione alta, si recò da un dottore che gli chiese se avesse problemi di alcol o di donne. Lui rispose negativamente ma disse che prendeva del caffé, anche nove tazzine al giorno, perché aveva molti amici in Trastevere e ciascuno di essi lo invitava a prendere una tazzina di quella bevanda.

Questo è un dialogo interreligioso che ha provocato l'alta pressione ma che fa molto meglio delle discussioni teologiche!

 

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