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Accolgo te... Il nuovo rito del matrimonio

Presentato il nuovo rito del matrimonio. Piccole e grandi novità per ribadire il valore di un sacramento per certi aspetti in crisi. Rafforzata la dimensione di fede del grande passo.


Accolgo te… Il nuovo rito del matrimonio

da Teologo Borèl

del 01 novembre 2004

 

La novità più eclatante è il cambiamento della formula storica di consenso 'prendo te' in 'accolgo te', per mettere in evidenza nel matrimonio la dimensione del dono, mentre il verbo 'prendere' mette in risalto l'azione della persona e oltre tutto sembra quasi insinuare che l'altro sia considerato un oggetto. Il nuovo rito del matrimonio è stato al centro di un interessante convegno svoltosi a Grosseto, a cui hanno partecipato quasi seicento delegati provenienti dalle 227 diocesi italiane, da associazioni e movimenti. L'incontro, promosso dagli uffici Cei per la liturgia, la pastorale della famiglia e la catechesi e dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile, è servito a lanciare il ”libretto”che contiene gli adattamenti che potranno essere utilizzati a partire dalla prima domenica di Avvento. Non si tratta di veri e propri sconvolgimenti, ma di alcune modifiche. Ad esempio si può iniziare il rito dal fonte battesimale, con il cero del battesimo in mano ai due fidanzati, per testimoniare che il matrimonio è “un sacramento non avulso ma strettamente legato al sacramento fontale del battesimo”.

 

Durante i lavori si sono affrontati anche altri aspetti, come quello dei corsi prematrimoniali, “un momento prezioso”, ma non esente “da una certa difficoltà a pensare i contenuti”, per arrivare al rapporto con i genitori. “Sarebbe opportuno – ha detto uno dei relatori, don Sergio Gianelli – che i genitori si defilassero un po’ in questa fase e riuscissero a suscitare nei figli il desiderio di chiedere loro consiglio, senza imporsi”. Attuale, l’invito a coppie mature e collaudate, ad offrire una testimonianza credibile ed interessante, anche in vista dei mesi successivi al matrimonio.”Sono tantissime le coppie - è la valutazione generale - che entrano in crisi nei primissimi tempi. Per non lasciare soli i novelli sposi è necessario un coinvolgimento delle coppie esperte, che li affianchino in questi momenti difficili di adattamento'.

 

Il commento sulle novità introdotte, per il momento è positivo. Don Paolo Giulietti, direttore del Servizio Cei per la pastorale giovanile, ha sottolineato come il matrimonio si distacchi “sempre di più dall’idea del contratto, del gesto burocratico come potrebbe essere un matrimonio civile, perché restituisce tutto all’ambito dell’esperienza religiosa”. “Al tempo stesso, - spiega - il nuovo rito favorisce una visione del matrimonio meno folcloristica e romantica perché trasporta più decisamente nel campo della fede”. Forse, conclude il direttore del Servizio Cei, “il nuovo rito potrà aiutare a vivere in maniera diversa anche la decisione di sposarsi, come risposta ad una chiamata di Dio che viene dal battesimo e, conseguentemente, ad accettare il matrimonio come missione”.

 

Mattia Bianchi

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