RUBRICA - Buon compleanno, prof 

 

di Marco Pappalardo 

 

VIRGINIA

Caro professore,
ci tengo a farle i miei più sentiti auguri. Lei è una figura ormai importante nella mia vita. Grazie a Lei ho potuto guardare gli aspetti della mia vita da adolescente sotto occhi e punti di vista, diversi e lontani dai miei. Ho sempre percepito la passione che Lei mette nelle cose che fa, nel suo lavoro, nei dialoghi con me. Vorrei che nel mondo ci fossero più persone come Lei, che mi sta davvero molto a cuore. 
Lei, mio carissimo professore, mi ha fatto capire che la conoscenza e la poesia sono cose preziose, che rendono preziosa una persona. Lei è prezioso, ha conoscenza e poesia dentro. Per questo mi sento di regalarle le parole di una donna (molto più brava di me a parole) su cui sto riflettendo molto in questi giorni e che cercano di spiegare il valore della poesia. 

 

Ad alcuni –
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.
 Piace –
ma piace anche la pasta in brodo;
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.
 La poesia –
ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come all’àncora d’un corrimano.

("Ad alcuni piace la poesia", Wisława Szymborska).

Ancora tanti, sinceri auguri. Le voglio bene, prof.

 

PROF.

Carissima Virginia,

è davvero una gioia ricevere i tuoi auguri, così belli e tanto intensi! “Anche tu sei importante nella mia vita” è quello che dico a te e ho detto ai miei alunni che hanno voluto festeggiarmi, ogni classe a suo modo, ma sempre con grande affetto e anche tanto rumore, così tutto l’istituto ha saputo del mio compleanno. Sai, spesso si pensa che la scuola debba essere un luogo asettico, privo di sentimenti, anestetizzato, senza emozioni, dove conta solo far passare i contenuti delle discipline e verificare il tutto. Peccato che senza una vera relazione educativa tra studenti e docenti non passerà alcun contenuto, cioè non si imparerà nulla davvero e di duraturo, poiché facciamo nostro fino in fondo solo ciò che ci meraviglia! 
Non è una visione romantica questa, né un modo per annacquare lo studio e l'impegno, bensì è un puntare sull'umanità, sul desiderio di conoscenza, sulla costruzione di amicizie. "Non si conosce se non ciò che si ama"! Vale per le amicizie e gli amori, vale nell'arte di imparare: più amiamo qualcosa, più la conosciamo, così come più conosciamo qualcosa, più l'amiamo. Molti non s'impegnano a studiare in aula e a casa la lingua inglese, tuttavia la parlano e la capiscono grazie alla musica che ascoltano e amano; altri non comprendono la matematica eppure sono assi del pc e smanettano sui vari dispositivi come se li avessero costruiti; diversi superano le difficoltà nello studio non solo dedicando più tempo, facendo ore e ore di lezioni private, ma perché hanno trovato un motivo più grande per cui studiare o un compagno stimolante o un insegnante che li ha valorizzati. 

 

Si comincia dalle piccole cose, dai minimi gesti quotidiani, dalla cura di ciò che è “invisibile agli occhi”, ma si vede con il cuore. Per esempio tengo sempre davanti a me gli elenchi delle classi per ricordarmi dei compleanni di ciascuno; quel giorno faccio gli auguri e un piccolo dono, pure quando avvengono la domenica o nel mio giorno libero, scrivendo un messaggio e recuperando il primo giorno utile con un regalino. È una sorta di “poesia dell’essenziale” che si fa carne e sangue, cioè vita (visto che vivi immersa nei classici, pensa al verbo greco poieo che vuol dire anche creare), e ogni vita ha bisogno di attenzioni, di delicatezza, di essere festeggiata, vale per gli studenti e vale per i docenti! 
Può capitare che a volte non si trovino le parole giuste o che si balbetti appena qualcosa, ma in fondo è questo il linguaggio degli affetti più profondi: lo stesso di chi ama guardandosi negli occhi in silenzio, di chi ha un nodo in gola (lo hanno scritto in modo efficacissimo poeti come Saffo e Catullo), di un bambino che non parla ancora o appena, a cui tuttavia non mancherà la risposta giusta dell’amore dei genitori. Insomma, quando dimostriamo a qualcuno di volergli bene o ci viene dimostrato, per esempio con gli auguri, facciamo un piccolo atto creativo, scriviamo almeno un verso d’amore che resta inciso del cuore. 
Grazie ancora per il dono delle tue parole e della poesia. Non dimenticare di essere felice! 

Con affetto, tuo prof.