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9° TAPPA: sussidio on-line su Charles de Foucauld

La mia vita si divide tra la preghiera (Messa, breviario recitato ad alta voce perché anche il mio povero corpo lodi il Signore per quel che può; orazione; meditazione del Santo Vangelo, ordinariamente per iscritto; Via Crucis; alcune preghiere vocali, rosario, letture; teologia), lavoro manuale (innanzitutto la sacrestia e poi il giardino)...


9° TAPPA: sussidio on-line su Charles de Foucauld

da Teologo Borèl

del 13 ottobre 2005

     Nona Tappa

 

In quella fraternità, però, fratel Charles era solo. Aveva chiesto ai suoi vecchi abati, che gli mandassero qualche compagno, ma costoro condividevano tra loro questo parere: «L’unica cosa che mi stupisce di padre Foucauld è che non faccia miracoli. Al di fuori dei libri, io non ho mai visto sulla terra una santità simile. Confesso, però, che dubito un poco della sua prudenza. Le sue penitenze sono tali che io mi permetto di pensare che un novizio vi soccomberebbe in poco tempo. Non solo, ma la disciplina di spirito che egli si impone e che vuole imporre ai suoi discepoli, mi pare a tal punto sovrumana che temo renderebbe pazzo un suo discepolo».

E non gli mandarono nessuno.

Era solo, ma raccontava così la sua vita in una relazione inviata al suo Vescovo: «Per avere un’idea esatta della mia vita, bisogna tener presente che alla mia porta bussano almeno dieci volte in un’ora, e forse di più che di meno, e sono poveri, malati, viandanti di passaggio...».

I rari cristiani venivano, dalla vicina guarnigione, per assistere alla S. Messa e pregare, i tanti musulmani venivano o per discutere su Dio, o per chiedergli cibo e vesti; gli schiavi fuggitivi venivano per rifugiarsi e chiedergli protezione. E per essere davvero l’ultimo, fratel Charles si offriva di rifare i letti degli ospiti di passaggio, lavare anche i loro stracci, cucinare per loro...

Trovò anche il tempo di scrivere un opuscolo di catechesi: «Il vangelo presentato ai poveri negri del Sahara», tutto dedicato all’Eucaristia, in cui non teme di spiegare ai «poveri negri» la più profonda mistica cristiana: «L’Eucaristia è Gesù bambino che ci tende le braccia dalla sua mangiatoia per offrirci e per chiederci un bacio; è Gesù che diventa nostro Sposo e si unisce a noi in una unione infinitamente stretta».

Insomma, quella “fraternità”, nata con intenti eremitici, era diventata «un alveare».

Lo chiamavano: «Il Marabutto (cioè: l’uomo di Dio) dal cuore rosso», a causa del grande cuore di stoffa rossa, sormontato da una croce, che portava sulla veste.

E il cuore di Charles, assieme a quello di Cristo, sanguinava soprattutto per gli schiavi che scavalcavano il muretto del suo eremo, nel tentativo di sfuggire ai loro aguzzini. Ed erano almeno una ventina al giorno, che gli si gettavano ai piedi e lo scongiuravano di affrancarli, pagando la loro libertà. Charles lo faceva se solo aveva un po’ di denaro, o qualcosa da dare in cambio. Ma in tutto riuscì a liberarne sette: tra cui due bambini, una negra vecchissima che gli morì nell’eremo pochi giorni dopo, e un ragazzo che si fermò a dargli aiuto.

Scrive: «Ho un bambino di tre anni, Abd-Jesu, che devo tenere sempre con me, perché non c’è nessuno di cui possa fidarmi, a cui lasciarlo nemmeno per un minuto!».

In compenso questa sua attività di riscatto di schiavi servì a rimettere in evidenza la questione presso le autorità coloniali francesi che cominciarono a stroncare il triste commercio.

Anche per questo motivo, l’oasi era sempre meno tranquilla: gli scontri tra le truppe coloniali e i guerriglieri marocchini si facevano sempre più frequenti.

 

 

Dai suoi scritti...

 

La mia vita si divide tra la preghiera (Messa, breviario recitato ad alta voce perché anche il mio povero corpo lodi il Signore per quel che può; orazione; meditazione del Santo Vangelo, ordinariamente per iscritto; Via Crucis; alcune preghiere vocali, rosario, letture; teologia), lavoro manuale (innanzitutto la sacrestia e poi il giardino); quindi (il che porta via parecchio tempo) ricevo i visitatori, ai quali do orzo e datteri nella misura che mi riesce possibile)… Ecco come si divide la mia giornata: levata alle tre, preghiera fino alle otto (Messa al levar del sole); dalle otto alle dieci lavoro manuale; dalle dieci a mezzogiorno e mezzo preghiera, lettura, pranzo. Da mezzogiorno e mezzo alle sedici e trenta lavoro manuale; dalle sedici e trenta alle venti preghiera; dalle venti alle ventitre riposo; dalle ventitre all’una preghiera; dall’una alle tre riposo.

 

Compi ogni atto come vorresti averlo compiuto al momento della morte.

Ama Dio sopra ogni cosa, con tutto il tuo cuore, con tutte le tue forze e il tuo spirito.

Ama tutti gli uomini come te stesso per amore di Dio. Fai a tutti gli uomini quello che vorresti venisse fatto a te.

Umiliati in te stesso. Dio solo è grande, tutti gli uomini sono piccoli; l’uomo che si inorgoglisce è insensato, perché ignora se andrà in cielo o all’inferno.

Dio vede tutti i tuoi pensieri, le tue parole ed azioni; ricordatelo e fai tutto pensando che egli ti vede.

Compi ogni atto come vorresti averlo compiuto al momento della morte. L’ora della morte è ignota, fa’ che la tua anima sia continuamente come tu la vorrai in quell’ora.

Ogni sera rifletti ai tuoi pensieri, parole, azioni della giornata, domanda perdono a Dio di quelle cattive e di tutti i peccati della tua vita, come se tu dovessi morire in quella notte, e dirgli dal fondo del tuo cuore: Mio Dio, io ti amo con tutto il mio cuore sopra tutte le cose. Mio Dio, tutto quello che tu vuoi anch’io lo voglio. Mio Dio, tutto quello che tu vorrai ch’io faccia, io voglio farlo.

 

ë Per la preghiera personale:  Mio Dio, tutto quello che tu vorrai ch’io faccia, io voglio farlo.

s Una domanda per la tua riflessione:  Misuro la mia sensibilità alle tante persone che ogni giorno bussano alla porta della mia vita.

 

 

Redazione GxG

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