Testi Salesiani

8. NON TOCCATE DON BOSCO!


8. NON TOCCATE DON BOSCO!

 

Controversia con i Valdesi

Finite le persecuzioni del governo, incominciarono quelle dei protestanti. Questi, per far desistere don Bosco dalla lotta instancabile che loro faceva, presero a sfidarlo con le discussioni. Vi si provarono dapprima tutti i capoccia di Torino e dei dintorni; poi, vedendo che sempre rimanevano sconfitti, fecero intervenire il famoso pastore Meille con due maggiorenti Valdesi.

Costoro si recarono all'Oratorio di Valdocco e, dopo i primi complimenti, intavolarono una disputa che durò dalle undici alle diciotto e che finì in modo comico.

La disputa si svolgeva sul purgatorio.

Don Bosco l'aveva provato con la ragione, con la storia, e con la Sacra Scrittura, servendosi del testo latino; ma uno dei contraddittori, che voleva fare il saputo, non volendosi arrendere, disse:

- Il testo latino non basta: bisogna andare alla fonte: bisogna consultare il testo greco.

A queste parole, don Bosco si alza, va allo scaffale, ne toglie la Bibbia in greco, ed appressatosi al Ministro, soggiunse:

- Ecco, signore, il testo greco; consulti pure e lo troverà in pieno accordo col testo latino.

Quel tale, che conosceva il greco come l'asino i marenghi, non osando confessare la propria ignoranza, prende il libro, e si pone a sfogliarlo da capo a fondo, fingendo di cercare il passo in questione.

Ma che! Volle il caso che prendesse il libro a rovescio! Don Bosco, che se n'era accorto, lo lasciò sfogliare per un pezzo, trattenendo a stento il riso; poi pietosamente gli disse:

- Scusi, sig. Ministro, forse non troverà più la citazione, perché tiene il libro a rovescio; lo volti così! - E glielo mise per il suo verso.

Come rimanesse colui è facile immaginare. Rosso in faccia come un gambero cotto, gettò il libro sul tavolo ed alzatosi di botto troncò la discussione e se ne andò.

 

Me ne rido!

Vedendo che con le dispute non la potevano vincere, i Valdesi ricorsero ad altri mezzi per farlo tacere.

Una domenica dell'agosto 1853 si presentarono all'Oratorio due signori che domandarono di parlare col Santo.

Condotti alla sua camera, uno di essi, ch'era pastore, dopo mille elogi al suo ingegno e al suo zelo, venne a dire:

- Ma Reverendo, se lei, invece di attendere alle Letture Cattoliche e scrivere libri di religione, attendesse a cose di storia od altro, procurerebbe un bene assai maggiore al suo Istituto. Prenda intanto questa prima offerta: sono quattro biglietti da cento: e le assicuro che ne avrà altri.

Don Bosco rifiutò con sdegno la subdola proposta; ed essi, alzandosi in piedi, dissero con volto alterato e voce minacciosa:

- Lei fa male a rifiutare, e ci offende. Se esce di casa, è poi sicuro di rientrare?

Don Bosco, dopo essersi assicurato che alla porta stava qualcuno dei suoi giovani in guardia, rispose:

- Vedo che lor signori non conoscono bene chi sono; i preti cattolici sono pronti anche a morire per la gloria di Dio e per il bene delle anime. Cessino dalle loro minacce, perché io... me ne rido!

A queste parole, l'irritazione di quei signori non ebbe più ritegno, e fattisi d'appresso, stavano per mettergli le mani addosso.

Don Bosco impugnò prudentemente la sedia esclamando:

- Se volessi adoperar la forza, mi sentirei di far loro provare quanto costi una violazione di domicilio! Ma no! la forza del sacerdote sta nella pazienza e nel perdono. Tuttavia, è tempo di finirla.

In quella, si spalanca la porta della camera e si presenta il nerboruto Giuseppe Buzzetti, uno dei più fidi di don Bosco, al quale il Santo dice pacatamente:

- Accompagna questi signori fino al cancello! Quei due si guardarono in faccia, e, uno dietro l'altro, seguirono la guida.

 

Vino avvelenato

Quelle minacce furono l'inizio di una serie di persecuzioni contro don Bosco.

Una sera venne chiamato a confessare un malato. Egli, sempre pronto, si dispose a partire; ma per prudenza si fece accompagnare da alcuni dei suoi giovani. Giunto al luogo indicato, lasciò i giovani sulla porta ed entrò in una stanza dove trovò una mezza dozzina di buontemponi, che, seduti a tavola, mangiavano delle castagne.

Questi, al vedere il prete, si alzarono, e coi segni del maggior rispetto, l'invitarono a sedersi e servirsi delle loro castagne, mentre sarebbero andati ad avvertire il malato.

- Grazie, ho già cenato!

- Almeno un bicchiere del nostro vino!

- Non mi sento!

- Eh via! non le farà male!

Ed ecco che uno mesce nei bicchieri dei compagni, ed un altro, con un'altra bottiglia, mesce per don Bosco.

Questi s'avvide subito che c'era del mistero; ma, dissimulando, prese in mano il bicchiere, brindò alla salute di tutti, poi, senza assaggiarlo, lo ripose sul tavolo.

- Ma perché non beve?!

- Vogliamo che beva ad ogni costo!

E passando dai detti ai fatti, due lo presero per le spalle, e un altro afferrò il bicchiere e soggiunse:

- Se non vuole bere per amore, berrà per forza! Don Bosco, così forzato, ricorre ad un'astuzia:

- Se assolutamente volete che beva, lasciatemi libero, perché, così stretto, verserò il vino.

- Ha ragione - risposero quelli. E lo lasciarono. Egli, che già con l'occhio aveva misurato lo spazio, fece un salto indietro, spalancò l'uscio ed invitò i suoi giovani ad entrare.

L'improvvisa comparsa dei giovanotti fece rinsavire quei farabutti, i quali conclusero:

- Se non vuole bere, pazienza.

«Una persona amica - racconta don Bosco - fece indagini e seppe che un tale aveva pagato una cena, a patto che mi avessero costretto a bere del vino preparato per me».

 

Grandine di bastonate

Chiamato un'altra sera a confessare un'ammalata, vi accorre prontamente, ma di nuovo accompagnato dai suoi quattro fidi. Due li lascia ai piedi della scala, e due li fa fermare sul pianerottolo, presso l'uscio della camera.

Entrato, scorse a letto una donna tutta ansante, la quale sapeva fingere così bene da sembrare che stesse per dare l'ultimo respiro. Presso di lei, quattro facce torve di uomini assai sospetti.

Don Bosco pregò costoro di allontanarsi, per poter confessare l'ammalata, ma ella esclamò:

- Prima di confessarmi, voglio che quel briccone là ritratti la calunnia che mi ha buttato addosso!

- Ma che calunnia! - rispose quegli inferocendosi.

- Sì!...

- No!...

- Taci, infame!

- A me infame?!

E qui tutti urlano e impugnano i bastoni. Intanto, si spengono i lumi e, in un buio completo, incomincia una grandine di bastonate tutte dirette a don Bosco che, capito il gioco, abbraccia una scranna, e se la caccia in testa capovolta, cercando riparo e modo di guadagnare la porta.

A quel frastuono indiavolato, i giovani di guardia danno di spalla alla porta, la quale cede e si spalanca; e don Bosco può così aver salve le spalle e la vita, e ritornare sano e salvo ai suoi figlioli.

 

«O si decide o è morto»

Vedendo fallite le loro ipocrisie, i protestanti vengono ai fatti. In un pomeriggio di gennaio del 1854, due signori elegantemente vestiti salivano alla camera di don Bosco, che li riceveva con la solita cortesia.

I giovani erano in chiesa per i vespri; ma Giovanni Cagliero, che aveva visto quei signori, entrò in sospetto e andò a sostare presso la porta del Santo.

Non poteva intendere le parole, ma s'accorse che la disputa si andava accendendo; e ad un tratto, quei due pronunciarono forte queste parole:

- In fin dei conti, o lei la smette di pubblicare le Letture cattoliche, o noi la faremo smettere per forza!

- Io non la smetterò mai - rispose risoluto don Bosco.

- O si decide, o è morto! - Ed estraggono le loro pistole e gliele puntano al petto.

- Tirino pure! - esclamò don Bosco con voce risoluta e sguardo imponente.

Ma, in quell'istante, s'ode un gran colpo alla porta. Era Cagliero che, temendo qualche disgrazia, aveva dato un fortissimo pugno all'uscio che s'era spalancato, mentre a tutta voce s'era messo a gridare: Aiuto!... aiuto!!!

I due messeri riposero in fretta le armi, e uscirono, mentre don Bosco, con la berretta in mano, li salutava con cortesia.

 

Il «Grigio»

Per quanti insulti e minacce dovesse subire, e per quanto terribili fossero le insidie cui andava soggetto, don Bosco non portò mai armi né mai adoperò la sua forza per respingere gli assalti.

Chi lo vegliava in ogni pericoloso incontro fu sempre la Provvidenza, la quale si servì anche del «Grigio»,

Chi era il «Grigio»? Un cane portentoso, alto più di un metro, che più volte salvò don Bosco in circostanze veramente strane.

Una sera del 1852 don Bosco tornava a casa solo, quando, giungendo da piazza Emanuele Filiberto al Rondò, sente qualcuno corrergli dietro. Si volta di botto, e veduto a pochi passi un tale armato di un nodoso randello, si mette anche lui a correre, nella speranza di poter arrivare a casa prima di essere raggiunto.

Era ormai in fondo alla via che mette all'Oratorio, quando scorge, sul crocicchio di quella con la via Cottolengo, parecchi altri che stanno per prenderlo in mezzo.

Visto il pericolo, pensa di liberarsi prima da colui che lo insegue e, fermandosi d'improvviso, gli punta in petto i gomiti con tanta destrezza, che il misero rimbalza a terra gridando:

- Sono morto! sono morto!!!

Il buon esito di quella ginnastica lo salva da uno, ma gli altri, coi bastoni, sono li lì per circondarlo.

In quell'istante, eccoti li il «Grigio» provvidenziale che, saltando di qua e di là a fianco di don Bosco, manda latrati ed urli formidabili, e si agita con tanta furia, che quei ribaldi, temendo di essere fatti a brani, pregano don Bosco di ammansirlo e tenerlo presso di sé, mentre l'uno dopo l'altro si eclissano, lasciando che il prete faccia la sua strada.

Don Bosco, scortato dal «Grigio» che lo festeggia, giunse tranquillamente a casa.

 

Ancora il «Grigio»

Sul finir del dicembre 1854, in una notte scura e nebbiosa, ritornava dal centro della città, e discendeva dalla Consolata alla Casa del Cottolengo. A un certo punto s'accorse che due uomini lo precedevano a poca distanza, e acceleravano o rallentavano il passo secondo che lo accelerava o lo rallentava lui.

Non c'era più dubbio: erano male intenzionati. Il Santo pensò di tornare indietro per mettersi in salvo in qualche casa vicina; ma non ebbe più il tempo. Voltatisi improvvisamente, essi gli furono addosso, e gli gettarono un mantello sulla faccia.

Don Bosco, abbassandosi con rapidità, liberò per un istante il capo e prese a dibattersi chiedendo aiuto; ma gli assalitori, avvolgendolo ancor più, gli turarono la bocca con un fazzoletto.

Proprio in quel momento, ecco comparire il «Grigio» che, ruggendo come un leone, si slancia con le zampe su quei due, sbattendoli di qua e di là nel fango.

Poi fermo, accanto a don Bosco, ringhia e fissa quei due con aria di trionfo e di sfida.

Quei poveretti, luridi di fango e tremanti di spavento, si alzano alla meglio e gridano:

- Don Bosco, per carità, ci liberi da questo cane! Chiediamo scusa e perdono!

 

Sempre il «Grigio»

Altra volta ancora il «Grigio», invece d'accompagnarlo a casa, gli impedì di varcare la soglia.

Era notte. Don Bosco doveva uscire per una commissione. Mamma Margherita cercava di dissuaderlo; ma egli, esortatala a non temere, prende il cappello, e si avvia accompagnato da alcuni dei suoi giovani.

Giunti al cancello, trovano il «Grigio» sdraiato.

- Oh! il «Grigio»! - esclamò don Bosco. - Tanto meglio! Saremo in buona compagnia. Alzati, dunque, e vieni con noi.

Ma il «Grigio», invece di obbedire, manda un cupo ringhio e resta al suo posto.

Qualcuno dei giovani lo tocca col piede per farlo alzare, ma esso risponde con un ringhio più forte e cupo.

Mamma Margherita che era accorsa, volgendosi a don Bosco, gli dice:

- Se non vuoi ascoltare me, ascolta almeno il cane... non uscire!

Il Santo, per contentare la madre, rientra in casa. E subito sopraggiunge un vicino, tutto ansante e trafelato, a raccomandargli di non uscire di casa, perché quattro individui armati si aggirano nei dintorni, decisi a fargli la pelle. Così era difatti, come si seppe poi da altre persone degne di fede.

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