Meeting Animatori

4. Amicizia con Gesù

4. Amicizia con Gesù



4. Amicizia con gesù


Chiara Luce Badano


Con gli amici di Sassello


Giuliano Robbiano è forse l'amico più sincero che Chiara abbia al paese.
Racconta qualcosa di Chiara tra un cappuccino da servire e un pacchetto di amaretti da confezionare: «Posso dire che
con lei - e non mi sembra di mancarle di rispetto - ho passato i momenti più belli della mia vita. Soprattutto nella
malattia, era lei che mi sosteneva, che sapeva trovare le parole e i gesti giusti per incoraggiarmi. Però debbo dire che
era sì una ragazza ben educata, che piaceva a tutti e sapeva farsi apprezzare; ma mai e poi mai avremmo pensato
che avesse una vita così ricca. Ci ha lasciato una scia luminosa che mi aiuta un sacco, ancora adesso
».
In effetti, con gli amici del paese non vuole mai essere al centro dell'attenzione. Non racconta a parole quello che vive
con le gen, non si mette in mostra, non fa un "apostolato" di routine. Lei ama, sa avere le attenzioni giuste.
Racconta la mamma Maria Teresa: «Un giorno le chiedo: "Con gli amici al bar, ti capita di parlare di Gesù, cerchi di
far passare qualcosa di Dio?";. E lei con naturalezza mi risponde: "No, non parlo di Dio";. La guardo e dico: ";Ma come,
ti fai sfuggire le occasioni?";. E lei: "Non conta tanto parlare di Dio. Io lo devo dare".

 


La vicinanza con i suoi


I suoi, cioè i gen e le gen, che circondano lei e la sua famiglia di attenzioni, di aiuto, di affetto, sempre pronti ad
accorrere se il bisogno si manifesta. I loro racconti cominciano pressappoco tutti così: «All'inizio abbiamo
l'impressione di andarla a trovare per sostenerla - come dice un gen di Torino, Fernando Garetto -. Ma ben presto ci
accorgiamo che siamo noi a non poter più fare a meno di lei, perché siamo come attratti da una calamita
». E
sempre Fernando: «Ogni volta che entriamo nella sua stanza - dice - sentiamo di doverci "aggiustare l'anima"; ma poi
ecco la gioia, per i brevi momenti con lei. Ci sentiamo proiettati, senza averne alcun merito, nella splendida
avventura dell'amore di Dio. Eppure Chiara non dice frasi straordinarie, non scrive pagine e pagine di diario.
Semplicemente ama
». La ragione di tutto questo forse viene da quanto afferma uno dei suoi medici, Antonio Delogu:
«Dimostra col suo sorriso, con i suoi grandi occhi luminosi, che la morte non è. Solo la vita è». Semplicemente ama.
Ama riamata. Scrive ad alcune gen di Genova: «Sento fortissima la vostra unità, le vostre offerte, le vostre preghiere
che mi permettono di rinnovare il mio "sì"; attimo per attimo».
I suoi, cioè i genitori. Sentiamo Ruggero: «Nella malattia abbiamo visto la mano di Dio: ho scoperto una figlia
nuova, sconosciuta. Il rapporto che aveva con Gesù ci ha aiutati a fare i passi interiori necessari. Ci trasmetteva
serenità: Chiara era gravissima, ma non ci siamo mai lasciati prendere dalla disperazione, perché in lei c'era
sempre Gesù.
Ricordo, avevamo fatto meditazione assieme, scambiandoci poi qualche impressione. Chiara Luce
disse: "Quando abbiamo la presenza di Gesù in mezzo a noi, siamo la famiglia più felice del mondo";. E quella notte si
mise a cantare qualche canzone gen, tanto che temevo disturbasse i vicini. Ma non osai interromperla».

I suoi, cioè gli amici. A Gianfranco Piccardo, in partenza per una missione umanitaria in Africa, in Benin, per scavare
pozzi d'acqua potabile, Chiara consegna tutti i risparmi, un milione e trecentomila lire, regalo per il suo ultimo
compleanno. Dice: «A me non servono, io ho tutto». È già costretta a letto, paralizzata. Lo segue idealmente durante
i suoi viaggi, grazie alle regolari visite della moglie Rosalba; alle dieci di sera si riuniscono, col pensiero, in preghiera.
L'amica così commenta il loro ultimo incontro: «In quella stretta di mano mi sembra che passasse l'amore immenso
di una creatura ormai totalmente in Dio
».
Chiara vive tutto con semplicità e insieme, con una profondità impressionante: in quella stanzetta il mistico e il sacro
acquisiscono la normalità del quotidiano, e l’ordinarietà una sacralità straordinaria. Al solito parla poco della sua
malattia, non tiene un diario, ma a chiunque le si avvicina comunica serenità, pace, gioia. Semplicemente, Chiara
continua ad amare: i genitori, i medici e gli infermieri, gli amici… Anche quando – come scriverà alla Lubich – “la
medicina ha deposto le armi”.

 


 


Christus vivit

126. Contempla Gesù felice, traboccante di gioia. Gioisci con il tuo Amico che ha trionfato. Hanno ucciso il santo, il
giusto, l’innocente, ma Egli ha vinto. Il male non ha l’ultima parola. Nemmeno nella tua vita il male avrà l’ultima
parola
, perché il tuo Amico che ti ama vuole trionfare in te. Il tuo Salvatore vive.

 


127. Se Egli vive, questo è una garanzia che il bene può farsi strada nella nostra vita, e che le nostre fatiche
serviranno a qualcosa. Allora possiamo smettere di lamentarci e guardare avanti, perché con Lui si può sempre
guardare avanti. Questa è la sicurezza che abbiamo. Gesù è l’eterno vivente. Aggrappati a Lui
, vivremo e
attraverseremo indenni tutte le forme di morte e di violenza che si nascondono lungo il cammino.

 


155. Con l’amico parliamo, condividiamo le cose più segrete. Con Gesù pure conversiamo. La preghiera è una sfida e
un’avventura. E che avventura!
Ci permette di conoscerlo sempre meglio, di entrare nel suo profondo e di crescere
in un’unione sempre più forte. La preghiera ci permette di raccontargli tutto ciò che ci accade e di stare fiduciosi
tra le sue braccia
, e nello stesso tempo ci regala momenti di preziosa intimità e affetto, nei quali Gesù riversa in noi
la sua vita. Pregando «facciamo il suo gioco», gli facciamo spazio «perché Egli possa agire e possa entrare e possa
vincere».


Attività di gruppo


Scrivere una preghiera a Dio. Santa Teresa d’Avila diceva che la preghiera è un rapporto d’amicizia con Gesù. Provare
a scrivere qualche riga a quell’amico che mai mi tradirà, che mi accompagna in ogni mio istante, che so che c’è
sempre..

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