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3° DOMENICA di Quaresima 'Gesù, e solo Lui, è fonte di acqua viva!'

Il pozzo era il luogo dove si ritrovavano le persone. Al pozzo si incontravano i pastori che venivano ad abbeverare le loro greggi, si fermavano i commercianti con le loro mercanzie in attesa di clienti, venivano le donne ad attingere acqua, si recavano gli innamorati a cercarsi una compagna...


3° DOMENICA di Quaresima 'Gesù, e solo Lui, è fonte di acqua viva!'

da Teologo Borèl

del 23 febbraio 2008

 

3° domenica di Quaresima

24 febbraio 2008.

“ Gesù, e solo Lui, è fonte di acqua viva!”

 

 

Letture: Esodo 17, 3-7                         

Romani 5, 1-2.5-8                       

Giovanni 4, 5-42

 

 

 

Per chi vive ai margini del deserto o è costretto per lunghi mesi a non vedere scendere una goccia di pioggia dal cielo, l’acqua è sinonimo di vita, di bellezza, di benedizione. Nella Bibbia l’immagine dell’acqua ricorre sovente nei contesti più svariati:

·        L’innamorato contempla l’amata: “Fontana che irrora i giardini, pozzo d’acqua viva…”

·        Dio assicura ai deportati un futuro di felicità: “Scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa….”

·        Il profeta invita tutti alla conversione: “O voi tutti assetati venite all’acqua!”

 

Dell’acqua parla la prima lettura di questa domenica, raccontando di quando Mosè, in seguito alle proteste del popolo assetato, grazie all’intervento di Jahwé, fa scaturire acqua dalla roccia, quale dono gratuito che viene dall’alto.

 

Per tutti viene il momento del deserto, in cui si acutizza il bisogno dell’acqua:

·        si tratta della forza di andare avanti, di continuare un cammino intrapreso con tanta fatica e generosità

·        si tratta di ricuperare il senso del camminare, che può apparire inutile e senza méta

·        si tratta di superare difficoltà, incomprensioni, situazioni di malattia… “un deserto senz’acqua”!

 

S. Paolo, riflettendo su questo passo, giunge a dire che la roccia da cui è scaturita l’acqua è Cristo: è Lui che continua a dissetare il popolo di Dio in cammino!

Questa rilettura ci apre le porte al Vangelo odierno, sul quale ora fisseremo la nostra meditazione. Come sempre ti invito ad aprire il tuo Vangelo e a leggere per tuo conto questo lungo brano dell’incontro di Gesù con la donna samaritana: annota le frasi che parlano al tuo cuore. Solo dopo questo tuo sforzo di comprensione procedi alla lettura di quanto cerco di suggerirti.

Mi sembra che in questo testo possiamo tener presenti due livelli: quello storico (che riguarda il fatto di Ges√π e la samaritana) e quello teologico (Dio e il suo popolo). Tu puoi aggiungere il livello tuo, personale, che tocca la tua vita e la tua situazione.

 

1. “Gesù, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo”

Il pozzo era il luogo dove si ritrovavano le persone. Al pozzo si incontravano i pastori che venivano ad abbeverare le loro greggi, si fermavano i commercianti con le loro mercanzie in attesa di clienti, venivano le donne ad attingere acqua, si recavano gli innamorati a cercarsi una compagna…

La Bibbia racconta molti di questi incontri al pozzo (Genesi 24, 10-25). Quello narrato nel vangelo ha come protagonisti Gesù e una donna di Samaria. Il pozzo di cui si parla esiste ancora oggi e si trova lungo la strada che dalla Giudea conduce in Galilea: ha più di tremila anni, è molto profondo e dà ancora acqua buona e fresca. Era il luogo dove i viandanti facevano sosta per un momento di riposo.

Anche Gesù, stanco del viaggio, si siede su questo pozzo. È mezzogiorno quando arriva una donna ad attingere acqua e Gesù le chiede da bere. La meraviglia della donna è comprensibile: dall’accento si è resa subito conto di avere a che fare con un Galileo, un nemico della sua gente! Come osa chiedere da bere a lei, samaritana? E poi perché viola la norma severa che proibisce agli uomini di parlare da soli con donne sconosciute?

Questo spiega anche la meraviglia dei discepoli che, al ritorno dal villaggio dove si erano recati per acquistare cibo, trovano Ges√π che parla con una donna, samaritana.

Dopo questa introduzione veniamo alla parte centrale del brano, cioè al

 

2. Dialogo fra Ges√π e la samaritana

É importante capire chi è questa donna. Non ha nome, non si dice da dove venga, l’unico elemento che la definisce è “samaritana”, che equivale a eretica, infedele a Dio. Viene al pozzo e nella Bibbia il pozzo (lo abbiamo rilevato) è spesso il luogo di incontro tra innamorati che poi finiscono per sposarsi. Curioso è il fatto che, per lasciare soli Gesù e la donna, l’evangelista, in modo abbastanza poco verosimile, allontana i discepoli con la scusa della provvista di cibo (v. 8).

Chi rappresentano allora i due “innamorati” al pozzo?

Nell’AT si parla spesso del popolo di Israele come della sposa alla quale il Signore si è legato con affetto indefettibile  (nb. in ebraico Israele è femminile!). L’innamoramento era iniziato nel deserto (ricordi il libro dell’Esodo?) dove Dio e Israele avevano vissuto esperienze indimenticabili. “Mi ricordo di te, dell’affetto della tua giovinezza, dell’amore al tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto” (Geremia 2,2). Poi erano cominciate le infedeltà della sposa, i suoi tradimenti, i suoi amanti, il rimpianto per gli déi dell’Egitto, l’adorazione dei Baal cananei, delle divinità persiane, assire, babilonesi … romane, provocando la gelosia dello Sposo.

 

Quale sarà la reazione del Signore? Il ripudio, il divorzio, il castigo?

Non se ne parla nemmeno: “Viene forse ripudiata la donna sposata in gioventù? Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti riprenderò con immenso amore” (Isaia 54,6-7). Il Signore sceglierà un’altra soluzione: “Ecco, l’attirerò a me, le parlerò al cuore… Canterà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d’Egitto” (Osea 2, 16-17).

A questo punto è facile l’identificazione della samaritana: è la sposa Israele, con alle spalle tutta la sua storia di amori e di adulteri; ha avuto tanti mariti e quello che ha ora non è il suo sposo (v. 18). Al pozzo Gesù la incontra e la vuol condurre al suo primo, unico vero amore, il Signore.

Alla luce di questo simbolismo sponsale acquistano significato alcuni dettagli apparentemente marginali:

·        Gesù doveva passare per la Samaria: dal punto di vista geografico non era affatto obbligato a passare. Il “doveva” non può che riferirsi al bisogno dello sposo (Dio) che non riesce a fare a meno di incontrare l’amata.

·        era stanco del viaggio. È l’unica volta che nel vangelo si accenna alla stanchezza di Gesù e non è certo per informarci della sua resistenza fisica. Richiama il lungo viaggio, la distanza infinita che il Signore ha dovuto percorre per ritrovare la sposa che lo aveva abbandonato. Rileggi l’inno della lettera ai Filippesi: “Egli che era di natura divina … svuotò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini, umiliò se stesso … fino alla morte di croce!”

·        la sete della samaritana: simbolo dei bisogni più intimi, quali il bisogno di pace, di amore, di serenità, di speranza, di felicità, di sincerità, di coerenza, di Dio. Sono questi i bisogni che sperimentiamo ogni giorno.

·        L’acqua del pozzo: indica i tentativi e le astuzie che l’uomo mette in atto per placare questa sete che nessuna “cosa” materiale riesce a soddisfare

·        L’acqua viva che Gesù promette è di altro tipo, è lo spirito di Dio, è l’amore che riempie i cuori. All’inizio del dialogo la donna non pensava che potesse esistere un’altra acqua, ma poi un po’ alla volta incomincia a percepire e ad accogliere la proposta di Gesù. All’inizio, per lei, Gesù è un semplice viandante (v. 9), poi diventa un signore (11), poi un profeta (19) poi il Messia (25) e infine il Salvatore del mondo (42).

 

Attraverso il cammino spirituale della donna di Samaria, Giovanni vuol fare intuire ai cristiani delle sue comunità il percorso proposto ad ogni discepolo. Prima di incontrare Cristo l’uomo è preoccupato unicamente degli aspetti materiali della vita. Sono realtà importanti, ma non bastano e non possono costituire l’obiettivo unico e ultimo della vita. Solo chi incontra Cristo, chi scopre che Lui è il Salvatore del mondo e accoglie il dono della sua acqua, sente che ogni fame e ogni sete possono essere saziate.

E alla fine la donna, abbandonata la brocca (ormai non le serve più: ha trovato un’altra acqua!) corre ad annunciare ad altri la sua scoperta.

Diventare missionari, testimoni, apostoli è il segno che si è incontrato Gesù, acqua di vita e senso del proprio impegno.

La mia preghiera per te in questa quaresima va in questa direzione. Buon cammino!

Don Gianni Ghiglione

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