Meeting Animatori

3. Amico dell'anima



3. AMICO DELL’ANIMA
 


Incontro tra don Bosco e Domenico Savio
 

L’incontro tra don Bosco e Domenico Savio avvenne nel cortile della casetta dei Becchi il 2 ottobre 1854. Si parlarono
a lungo, poi Domenico domandò: “Allora, che pensa di me? Mi porterà a Torino per studiare?”. Don Bosco, sapendo
che la mamma del Savio era una sarta, rispose: “Mi pare che in te ci sia della buona stoffa… può servire a fare un
bell’abito da regalare al Signore”
. E Domenico: “Dunque io sono la stoffa. Lei ne sia il sarto, mi prenda con lei e
farà un bell’abito per il Signore”
. Poche settimane dopo, il 22 ottobre, il giovane approdava all’oratorio di Valdocco.
Nell’ufficio di Don Bosco fece la sua prima traduzione dal latino. Sulla parete campeggiava il motto che il santo aveva
fatto suo facendosi prete: Da mihi animas, coetera tolle, dammi le anime prenditi il resto: “Ho capito”, commentò il
ragazzo: “Qui si cercano anime per il Signore. Spero che anche la mia sarà del Signore”.
L’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione di Maria, che Pio IX in quello stesso giorno proclamava solennemente
come dogma di fede, Domenico – riferisce Don Bosco – “compiute le sacre funzioni in chiesa, col consiglio del
confessore andò avanti all’altare di Maria, rinnovò le promesse fatte nella prima comunione, poi disse: ‘Maria, vi
dono il mio cuore: fate che sia sempre vostro, Gesù e Maria, siate voi sempre gli amici miei! Ma per pietà, fatemi
morire piuttosto che m’accada la disgrazia di commettere un solo peccato’”. Da quel momento, Don Bosco cominciò
a osservare attentamente la condotta esemplare del giovane e a prendere nota degli episodi più significativi
. La
primavera successiva, precisamente il 24 giugno, cadeva l’onomastico di Don Bosco, il quale scherzosamente aveva
chiesto ai suoi ragazzi – per “pagare la festa” – di indicare su un biglietto quale regalo desiderassero da lui. Domenico
scrisse: “Mi aiuti a farmi santo”. Don Bosco gli indicò la “ricetta” giusta per la santità: essere allegri, osservare i
doveri di studio e di preghiera, far del bene agli altri
. Da quel momento fino alla morte Domenico si sforzò di essere
esemplare in tutto: si notavano in lui una pietà profonda unita a una serena allegria; e un impegno speciale per
venire in aiuto ai compagni, magari giocando con uno che era trascurato dagli altri, facendo ripetizione a chi ne
aveva bisogno, o assistendo quelli malati. Circa un anno dopo, il Savio ebbe un’idea: formare un gruppo di ragazzi
per far del bene insieme
, una specie di società che chiamò Compagnia dell’Immacolata e che fu subito approvata da
Don Bosco


 


Attività di gruppo
Riflessione e condivisione.


Cosa mi ha colpito di quello che è stato detto nella testimonianza?
Mi è mai capitato di aprirmi con qualcuno di cui mi fido e che, in realtà, potrebbe essere proprio un amico dell’anima?
Mi piacerebbe trovare un amico dell’anima come lo era don Bosco per Domenico savio?

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