Testi Salesiani

15. UN SOGNO CHE RITORNA


15. UN SOGNO CHE RITORNA

 

« Andai a letto con il cuore inquieto » 

Il 12 ottobre 1844 era sabato. Il giorno dopo dovevo comunicare ai ragazzi che il nostro Oratorio si trasferiva nella periferia di Valdocco. Ma non sapevo dove li avrei radunati, come sarebbero stati accolti, chi mi avrebbe seguito e chi no. Quell'incertezza mi preoccupava. Alla sera andai a letto con il cuore inquieto. 

In quella notte feci un nuovo sogno, che mi sembrò la continuazione di quello fatto ai Becchi quando avevo nove anni. In sogno mi trovai in mezzo a un esercito di lupi, di capre e capretti, di agnelli, pecore, arieti, cani, uccelli. Tutti insieme facevano un rumore, o meglio uno schiamazzo così terribile da far spavento ai più coraggiosi. Io volevo fuggire, ma una signora vestita come una pastorella mi invitò ad accompagnare quello strano gregge, mentre essa lo precedeva. Girovagando ci recammo in luoghi diversi, e ci fermammo tre volte. Ad ogni fermata molti di quegli animali si trasformavano in agnelli, così che il numero di questi animali mansueti aumentava sempre più. Dopo molto cammino mi sono trovato in un prato, dove gli animali saltellavano e brucavano l'erba insieme, senza nemmeno tentare di farsi del male a vicenda. 

 

«Gli agnelli si mutavano in piccoli pastori » 

Ero molto stanco e volevo sedermi ai bordi di una strada, ma la signora mi invitò a continuare il cammino. 

Percorso un ultimo, breve tratto, eccoci in un vasto cortile. Aveva tutto intorno un porticato, e all'estremità una chiesa. Il numero degli agnelli divenne grandissimo. Sopraggiunsero parecchi pastori per custodirli. Ma si fermavano poco, presto se ne andavano. Allora successe una meraviglia: molti agnelli si mutavano in piccoli pastori, che crescendo si prendevano cura del gregge. I piccoli pastori diventavano sempre più numerosi. Allora si divisero in gruppi diversi, e andavano in altri luoghi, a raccogliere altri strani animali e a guidarli in luoghi sicuri. 

Volevo andarmene, ma la signora mi invitò a guardare verso sud. Vidi un campo seminato a granturco, patate, cavoli, barbabietole, lattughe ed erbe varie. « Guarda un'altra volta », mi disse. Guardai di nuovo e vidi una chiesa alta e stupenda. C'era un'orchestra che stava per suonare, un coro che stava per cantare, e io ero invitato per cominciare la Messa. All'interno della chiesa correva una fascia bianca su cui, a caratteri enormi, stava scritto: Questa mia casa. Di qui uscirà la mia gloria

 

« Capii tutto quando gli avvenimenti si verificarono » 

Nel sogno domandai alla signora dove mi trovavo, che cosa era tutto quel camminare, quelle fermate, e cos'erano quella casa, la prima chiesa, e la seconda chiesa. Mi rispose: 

- Comprenderai tutto quando vedrai con gli occhi del tuo corpo quello che oggi vedi con gli occhi della mente. 

Io però credevo di essere sveglio, e dissi: 

- Vedo già adesso con gli occhi del mio corpo, e vedo chiaro. So dove vado e quello che faccio. 

In quel momento suonò la campana dell'Ave Maria sul campanile di San Francesco, e mi svegliai. 

Quel sogno era durato quasi tutta la notte. Vidi tanti particolari che qui non ho saputo descrivere. Allora credevo poco a ciò che avevo visto, e meno ancora capivo che cosa significasse. Ma capii tutto man mano che gli avvenimenti si verificarono. Anzi, questo sogno insieme a un altro, mi servì più tardi come programma delle mie decisioni.

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