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15° TAPPA: sussidio on-line su Charles de Foucauld

Più tutto ci manca, più siamo simili a Gesù crocifisso. Più siamo attaccati alla croce, più stringiamo Gesù che vi è inchiodato. Ogni croce è un guadagno, perché ogni croce ci unisce a Gesù...


15° TAPPA: sussidio on-line su Charles de Foucauld

da Teologo Borèl

del 31 ottobre 2005

Quindicesima Tappa

 

     ALTRI TESTI di Charles de Foucauld

 

1.Ho un grande fondo di orgoglio. Non tengo conto a sufficienza della presenza di Dio. Mi lascio assorbire da ciò che faccio o dalle distrazioni, dalle fantasie. Non ho sufficientemente lo sguardo rivolto a Gesù, che è qui. Non lo vedo a sufficienza in ogni  uomo.  Non sono sufficientemente sovrannaturale con loro. Né sufficientemente dolce né sufficientemente umile, e neppure accurato come si dovrebbe nel fare loro del bene ogni volta che lo potrei.  Gli esercizi di pietà lasciano a desiderare. Li faccio tiepidamente, talvolta in modo breve oppure troppo rapido, pieno di distrazioni. Mi capita in certi casi di essere vinto dal sonno o di rinviare di ora in ora le cose da fare. Una così grande tiepidezza che mi fa soffrire fino ad umiliarmi. Ometto le piccole penitenze, curo troppo il mio corpo. Invece di amare il disprezzo, mi compiaccio degli atti buoni.

 

2.La mia vita continua, sempre la stessa: occupatissima esteriormente benché molto calma: ogni giorno la stessa cosa: poveri e malati che si succedono; interiormente, mi rimprovero di non dare abbastanza tempo alla preghiera, alle cose puramente spirituali: di giorno,  non smettono mai di bussarmi alla porta e la notte, che sarebbe il tempo propizio, m’addormento meschinamente: è per me una vergogna e una sofferenza, questo sonno che prende più posto di quanto vorrei; io non ho tempo per esso, ed esso se lo prende… Il mio esame di coscienza mi rimprovera soprattutto tre cose: tiepidezza verso Gesù; non Lo prego né tanto né così teneramente come potrei o dovrei; tiepidezza verso il prossimo: non vedo abbastanza, nel prossimo, Gesù, non lo amo come me stesso; tiepidezza dinanzi alla croce: non cerco di soffrire, sono pigro e ingordo…

 

3.Sono molto freddo. Tiepidezza estrema nelle mie preghiere, niente mortificazioni. La mia vita è terra terra, tiepida e vuota. Faccio fatica a pregare. Appena comincio, ecco che subito il sonno e insopportabili pensieri mi fanno la guerra. Questa difficoltà è presente in ogni ora. Vedo bene che una cosa sola mi manca: la mia conversione. Pregate per me, abbé Huvelin carissimo, affinché io sia finalmente quel che devo essere.

 

4.Più tutto ci manca, più siamo simili a Gesù crocifisso. Più siamo attaccati alla croce, più stringiamo Gesù che vi è inchiodato. Ogni croce è un guadagno, perché ogni croce ci unisce a Gesù.

 

5.Sono sempre solo; ora, anzi, non ho più nemmeno un chierico per la messa: il giovane negro che me la serviva non è più con me. Qualche giorno dopo la sua partenza il Buon Dio mi ha mandato un mio vecchio e buon amico, un orientalista che è venuto qui per studiare la lingua tuareg e che per questo rimarrà con me cinque o sei mesi. Grazie alla sua presenza posso celebrare la santa messa. Gesù è buono e mi colma di grazie nonostante la mia miseria. Mi abbandono a Lui per questo e per tutto. L’unica cosa che mi manca, lo sento, è la mia conversione. Preghi per me, padre amatissimo, affinché io sia finalmente ciò che devo essere, affinché mi decida a corrispondere a tante grazie ed incomincia ad amare Gesù.

 

6.Alla fine di ottobre saranno vent’anni che lei mi ha ricondotto a Gesù, vent’anni che è mio padre. Quante grazie ottenute da Dio in questo tempo e quanti benefici ricevuti da lei! Ed io rimango miserabile, insignificante, indolente e freddo!

 

7.Preghi per il suo figliolo, che prega pure fervorosamente per lei e che si mette ai suoi piedi chiedendole di benedirlo…

 

8.Rendersi estranei ai modi di pensare, di parlare, di agire delle persone del mondo; non occuparsi di quel che pensano, dicono, fanno; fare ciò che è più perfetto, imitare Gesù, non cercare di essere eccentrico, originale – Gesù non lo era – ma nemmeno aver paura di sembrarlo, se le persone del mondo giudicano tale quel che facciamo perché è il più perfetto, perché Gesù l’avrebbe fatto… Se il mondo ci giudica male e ci trova pazzi, tanto meglio, saremo più simili a Gesù!

 

9.La mia vita scorre in una calma incomparabile. È così dolce sentirsi nelle mani di Dio, sorretti da questo Creatore che è bontà suprema, amore – Deus caritas est – che è l’amore, l’amante, lo Sposo delle nostre anime nel tempo e nell’eternità – è così dolce sentirsi sorretti da quella mano attraverso questa breve vita, verso l’eternità di luce e d’amore per la quale ci ha creati…

 

10. Non meravigliatevi delle tentazioni, delle aridità, delle miserie; è la parte migliore. Quanto più la tentazione è forte, profonda l’aridità, umiliante la miseria, tanto più lo sposo divino chiede alla nostra anima di combattere, di resistere, di sperare nel suo amore. Sottoporre a questa prova i nostri poveri cuori… non è forse una grazia? Che cosa può fare per noi di più che unirci sempre più a sé, rendendoci spiritualmente simili a lui!

 

11. E tra i mezzi per elevare la nostra anima, non potremmo immaginarne uno più dolce e più delicato di ogni nostra ora una dichiarazione d’amore… Una prova di puro amore, un atto d’amore nell’oscurità, le apparenze dell’abbandono, il dubbio in se stessi con le amarezze dell’Amore e nessuna delle sue dolcezze…

Perduto, Annegato, Inabissato in voi.

Mio Dio, come siete buono! Che giornata felice! Nient’altro da fare in tutto questo giorno di domenica che trattenermi ai vostri piedi con i vostri santi Genitori. Guardandovi e adorandovi, perduto in voi! E questa notte che comincia passerà nello stesso modo se sono fedele.

Che delizia o divino Gesù Bambino, e che dolcezza stare ai vostri piedi! Che cosa dolce tenervi tra queste braccia! Indegno qual sono, come sono felice! Ma quando penso, o mio Dio, che non dipende che da me che tutti i miei giorni e tutte le mie notti passino così fino a che io entri nell’eternità, che gioia profonda e che ricchezza di godimento e di pace, di gratitudine, di meraviglia!… Sì, questo non dipende che da me. Questa è stata la vita dei vostri santi Genitori: questa è la vita cui mi chiamate: guardare, le cose esteriori come apparenze, fantasmi, miraggi, immagini che passano come quelle delle lanterne magiche, e lasciarle passare nel loro svolgersi, chiudendo gli occhi su di esse e non aprendoli che su di voi, o Gesù, restando sempre, sempre. qualunque cosa si faccia e dove si sia, perduto, annegato, inabissato, in voi, solo «essere» ed unico «necessario», in voi, nostro Dio, in voi, nostro Tutto, diletto e soave, o amato, o tanto dolce Bambino Gesù!… Questo dipende da me, con la vostra grazia… Oh! datemi questa grazia.

 

Redazione GxG

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