Sabato 17 gennaio, presso l’Istituto Maria Ausiliatrice di Padova, una cinquantina di giovani si sono incontrati per il primo incontro di preparazione alle esperienze missionarie estive.
Che cosa ti ha portato qui? Quali sogni abitano il tuo cuore? Quali paure ti appesantiscono? Dove il Signore ti chiama a spenderti?
Sono queste le domande che hanno accompagnato il primo incontro di preparazione alle esperienze missionarie estive, vissuto sabato 17 gennaio presso l’Istituto Maria Ausiliatrice di Padova. Una cinquantina di giovani, di età e provenienze diverse, si sono ritrovati per iniziare a muovere i primi passi verso un’estate che si preannuncia ricca e capace di lasciare il segno. Storie diverse, intrecciate dal desiderio comune di mettersi a servizio dei più poveri e, allo stesso tempo, di lasciarsi cambiare dall’incontro con loro.
Fin dall’inizio, l’incontro si è svolto nello stile semplice e familiare tipico delle esperienze missionarie, ma anche in un clima di entusiasmo tangibile, carico di voglia di mettersi in gioco. Dopo un primo momento di conoscenza reciproca, la mattinata è stata dedicata alla riflessione personale e alla condivisione delle motivazioni e delle paure che ciascuno porta con sé nel cammino verso la partenza. C’è chi nella missione cerca una risposta alla chiamata di donarsi, chi è alla ricerca di Dio, chi sente forte il desiderio di incontro con l’altro, chi avverte il bisogno di uscire dalle proprie comodità e sicurezze per fare un passo avanti nel proprio cammino di crescita. La condivisione è sincera e sentita: le parole di ciascuno vengono accolte come un dono prezioso, da custodire con cura.
Nel pomeriggio, il silenzio lascia spazio all’ascolto delle testimonianze di Paolo e Silvia, giovani che hanno scelto di dedicare un periodo della loro vita alla missione e che oggi raccontano come queste esperienze abbiano segnato in maniera decisiva le loro scelte di vita. Attraverso le loro parole, lucide e autentiche, si entra nel cuore di ciò che significa davvero partire: non inseguire un’idea, ma lasciarsi incontrare da una realtà capace di sorprendere e trasformare la vita in modi spesso inattesi.
Andare in missione infatti non significa cambiare il mondo; anzi, quello che accade è quasi sempre il contrario: vicino alla povertà e alla sofferenza è il nostro cuore a trasformarsi. Spesso si parte con l’intenzione di donare qualcosa agli altri, ma ci si accorge presto di ricevere molto di più, qualcosa che resta dentro e arricchisce la vita. Una vita che fruttifica solo nella misura in cui è messa al servizio degli altri, non solo nei luoghi dove si verrà inviati, ma soprattutto nel quotidiano, nelle scelte di ogni giorno, dove l’esperienza vissuta in missione continuerà a crescere e portare frutto.
Al termine della giornata, ciò che rimane è una profonda gratitudine: quella di cuori che hanno avuto il coraggio di mettersi in ascolto, di sostare e di scendere in profondità.
L’Eucarestia è il luogo dove tutto questo – paure, motivazioni, sogni e desideri – viene affidato alle mani del Signore, nella fiducia che soltanto in Lui potranno trovare il loro compimento.
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