Libri e letture

La strada

Ci sono romanzi che lasciano un segno nel cuore delle persone. Raccontano storie di uomini e donne che toccano i nostri sentimenti. Questo mese vi segnaliamo il libro di Cormac McCarthy: La strada.


«È cosí che fanno i buoni. Continuano a provarci. Non si arrendono mai»

«Ce la caveremo, vero, papà? Sì. Ce la caveremo. E non ci succederà niente di male. Esatto. perché noi portiamo il fuoco. Sì. Perché noi portiamo il fuoco» 

Trama

Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un'apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all'olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d'infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d'acqua grigia, senza neppure l'odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile...

«Noi portiamo il fuoco»

Nel romanzo, l'amore si può definire anche solidarietà, amorevole partecipazione alle necessità degli altri, negazione dell'egoismo, relazione tra le persone. L'uomo ha una forte relazione con il bambino, e ciò lo fa vivere e lottare per la sopravvivenza. «Io ho il dovere di proteggerti. Dio mi ha assegnato questo compito. Chiunque ti tocchi, io lo ammazzo. Capito?». La sua capacità, però, di aiutare gli altri e di condividerne la sofferenza è scarsa, talvolta nulla. Si direbbe che la fame e il freddo abbiano spento in lui il senso della solidarietà, o che lo abbiano molto indebolito.
«Ce la caveremo, vero, papà? Sì. Ce la caveremo. E non ci succederà niente di male. Esatto. perché noi portiamo il fuoco. Sì. Perché noi portiamo il fuoco» (p. 64). Portare il fuoco significa portare la bontà, essere i buoni. I cattivi mangiano le persone, i buoni no, «perché noi siamo buoni. E portiamo il fuoco» (p. 99). L'uomo sente l'imperativo della bontà, ma fa fatica a viverla. «[I buoni] non si arrendono mai» (p. 105), afferma, ma gli capita più volte di arrendersi.
Il bambino non si arrende, neanche alla morte del padre, perché incarna la bontà. E la bontà ha sempre la meglio (cfr p. 213). Lo sperimenta anche quando, morto il padre, è accolto nella casa dell'uomo sconosciuto. «La donna lo vide lo abbracciò e lo tenne stretto. Oh, gli disse, come sono contenta di vederti. Ogni tanto la donna gli parlava di Dio. Lui ci provava a parlare con Dio, ma la cosa migliore era parlare con il padre e infatti ci parlava e non lo dimenticava mai. La donna diceva che andava bene così. Diceva che il respiro di Dio è sempre il respiro di Dio, anche se passa da un uomo all'altro in eterno» (p. 217). Ricordare e parlare col padre defunto è espressione di amore, dunque di Dio, che è amore e che vive in ogni uomo.

Il senso della vita

Ha un senso la vita? Ha valore? Il dilagare della desolazione farebbe pensare che il romanzo dia una risposta negativa. No, la vita non ha né senso né valore. Ma a una lettura più attenta ci è dato cogliere alcune luci che rischiarano gli sfondi. La vita può avere senso e valore se è sorretta da rapporti di solidarietà, o meglio, di amore con tutti, senza preclusioni. All'uomo capita di sentirsi svuotato di tutto: «Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un'origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri». Poi guarda il bambino che dorme. «Ecco, sussurrò al bambino addormentato. Io ho te» (p. 42). Nel figlio trova il senso e la forza di vivere e di raggiungere il mare del sud.
Anche il bambino riesce a vivere perché sostenuto dall'amore. Vuole vivere non soltanto per stare accanto al padre, ma anche perché deve «portare il fuoco». Portare soltanto il fuoco della giustizia e della bontà? Un episodio fugace suggerisce un traguardo più alto. I due si rifugiano in una casa abbandonata e riescono a scovare cibo e bevande. Mangiano, e il bambino suggerisce di ringraziare i signori della casa, forse morti. E così dice, sembrando «smarrito»: «Cari signori, grazie per le cose da mangiare e tutto il resto. Sappiamo che le avevate messe da parte per voi, e se voi ci foste ancora noi non mangeremmo niente, neanche se stessimo morendo di fame, e ci dispiace che non siate riusciti a mangiare queste cose ma speriamo che siate sani e salvi in Paradiso vicino a Dio» (p. 111 s).

Dio e il mistero

Chi è questo bambino che augura il Paradiso ai morti e aiuta i disgraziati forse perché «crede in Dio?» (p. 132). L'uomo a volte pensa che il bambino sia «un alieno. Un essere venuto da un pianeta che non esisteva più» (p. 117). Altre volte, guardandolo dormire, scoppiando in un pianto incontrollabile, gli pareva «che [quanto gli accadeva] avesse a che fare con la bellezza o la bontà» (p. 99). In realtà, il bambino ci appare come il simbolo di un altro mondo. Il mondo di Dio?
Il nome di Dio nel romanzo ricorre più volte, ma la sua esistenza è incerta, ambigua, inconsistente. Forse Dio è la nostra aspirazione alla bontà e all'amore. Ma il bambino, elevato a simbolo, crede in un Dio che è in Paradiso e ci accoglie in Paradiso.
L'ultima parola del romanzo è «mistero». Anche Dio. Ci muoviamo e viviamo nel mistero.

L'autore

Scrittore americano, è cresciuto in Tennessee, dove ha frequentato l'Università, abbandonandola per ben due volte.
Entrato nel '53 nell'Air Force, vi è rimasto per quattro anni.
Ha vissuto anche a El Paso, in Texas, e a Tesuque, nel Nuovo Messico.
McCarthy non concede interviste e non frequenta gli ambienti letterari e mondani (del 2007 l'eccezione dell'intervista televisiva con Oprah Winfrey).
Tra le sue opere ricordiamo Il guardiano del frutteto, Il buio fuori, Suttre, Meridiano di sangue, Oltre il confine e Città della pianura.
Cavalli selvaggi, ha conquistato il National Book Award.
Con La strada del 2007 ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa.

 

Fonte: notedipastoralegiovanile.it

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