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In ascolto dei giovani

"Riscopriamo il valore della famiglia, ora che il mondo sembra aver rallentato, lasciandoci del tempo per noi e per chi amiamo davvero."


In ascolto dei giovani

 

di Marco Pappalardo

 

In questi mesi, quando si è parlato di scuola, troppe volte lo abbiamo fatto gli adulti, eppure i veri protagonisti sono stati e sono gli studenti. E da veri protagonisti non si lamentano della didattica a distanza o dell’essere stati chiusi in casa, ma accendono un faro e ci pongono delle domande che non possiamo non considerare, poiché vanno all’essenza della scuola e allo stesso momento la superano. «Con tutto il tempo libero ritrovato – afferma Alice - ho riflettuto tantissimo su questa situazione. Noi che all’improvviso ci siamo ritrovati soli. Noi che abbiamo rinunciato alla scuola, al lavoro. La notte non riesco a dormire molto: se prima sapevo cosa potesse accadere nel mio futuro, ora non so più nemmeno cosa potrebbe succedere nelle prossime ore, nei prossimi minuti. Nonostante cioè il mio ottimismo mi accompagna sempre, perché in giorni come questi disperarsi complica solo le cose». Per Oriana, invece, è importante tenersi impegnata il più possibile per non sprofondare nella noia e questo lo ha imparato proprio a scuola studiando la letteratura e la filosofia: «Arriveranno giorni in cui qualcuno mi mancherà particolarmente, in cui mi verrà in mente di infrangere tutti i decreti pur di vedere quel “qualcuno”, ma è proprio in quei momenti che dovrò essere forte e ricordare il motivo della quarantena, non sarà per sempre. La soluzione è quella di affrontare questa situazione trovando il positivo nel negativo. Un giorno racconterò ai miei figli e nipoti di quei giorni in cui l’amuchina costava 6 euro e l’oggetto di contrabbando più ricercato erano le mascherine!». Tv, web, radio, giornali; quanto tempo dedicato per aver l’ultimo aggiornamento, il dato più recente, la statistica e la voce dell’esperto di turno: «Non facciamoci soffocare dalle notizie tristi – dice Erica - ma da esse traiamone un punto di forza; impariamo a non sbagliare, perché un errore può essere la condanna dell’altro, e impariamo a volerci bene, poiché è ora che ciascuno di noi è chiamato a essere il custode del prossimo. Riscopriamo il valore della famiglia, ora che il mondo sembra aver rallentato, lasciandoci del tempo per noi e per chi amiamo davvero. Rianimiamo la tavola con risate, cerchiamo il sorriso degli altri e la leggerezza che sembra essere scomparsa. Sono eventi che sono sempre accaduti nella storia, ma tocca a noi decidere come dovranno andare. Io non ho perso la speranza, di certo l’ho consolidata. Perché? Semplicemente ho trovato la forza nelle piccole cose: la presenza della mia famiglia, i messaggi dei miei compagni e amici, un compito assegnato dal professore che riporta tutto alla normalità. Noi ci siamo ed è questo che conta. Sono sicura che quest’esperienza ci insegnerà a non dare per scontato più nulla, che sia un abbraccio, un bacio, una carezza o persino la libertà. Perché è vero che desideriamo qualcosa solo quando ci manca. Eppure, sono certa, che il buio di questo momento sarà cancellato, che ognuno tornerà a colorarsi, smettendo di farsi la guerra, perché, in realtà, non c’è motivo di combattere se non per un bene più grande: la vita». Hanno 18 anni queste ragazze, si affacciano da poco alla finestra degli adulti, tuttavia conservano inaspettate risorse ed uno sguardo sul mondo di cui c’è tanto bisogno, come quello di Benedetta: «Non possiamo pensare da individualisti; vedo persone ingurgitare ancora oggi ignoranza per poi vomitare odio e risentimento. Siamo sull’orlo del precipizio e non permettiamoci di perdere tutto; in questo momento la perdita più grande dell’umanità è proprio la perdita di umanità. Allora mi chiedo a che serva esplorare confini sconosciuti, se non siamo in grado di salvaguardare nemmeno il nostro? Restiamo fermi sempre negli stessi luoghi e nelle stesse posizioni incapaci di proiettarci oltre l’apparenza e i pregiudizi. Tutte le città hanno taciuto profondamente, quasi dei deserti divorati da silenzi incolmabili, ed è propria in questa “profondissima quiete” che io voglio sentire la mia interiorità, imparare a conoscermi di più e immergermi nella profondità senza tempo della natura in una vera armonia». 

 

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