Mese Missionario

Eravamo in chiesa quando hanno iniziato a spararci

Testimonianza di alcuni seminaristi nigeriani

«Noi cristiani siamo perseguitati in Nigeria, è la realtà. Ma restiamo saldi nella fede»


«Lunedì, come tutte le sere, ci trovavamo nella cappella del seminario per recitare i vespri quando un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione sparando all’impazzata». Così padre Emmanuel Okolo, cancelliere della diocesi di Kafanchan che gestisce il seminario maggiore di Cristo re, nello stato settentrionale di Kaduna, in Nigeria, racconta a Tempi l’attentato da parte di una banda di criminali armata. Nell’attacco sono stati rapiti tre seminaristi, poi liberati mercoledì nella notte.

Sei seminaristi feriti

I giovani rapiti erano tutti studenti di teologia del quarto anno e al momento dell’attacco c’erano 130 seminaristi nella struttura. «Quando sono arrivati i criminali, tutti hanno iniziato a scappare per mettersi in salvo e sei giovani sono rimasti feriti», continua padre Okolo.

Il rapimento dei seminaristi è soltanto l’ultimo di una serie infinita di attacchi alle strutture della Chiesa e ai cristiani, soprattutto nel nord del paese, dove la popolazione è a maggioranza musulmana. L’anno scorso la Nigeria è il paese dove sono stati uccisi per la loro fede più cristiani al mondo, ma quest’anno la situazione è addirittura peggiorata.

Da gennaio a luglio, in soli duecento giorni, sono già stati uccisi 3.462 cristiani, appena 68 in meno di quelli ammazzati in tutto il 2020, secondo un rapporto della ong nigeriana Intersociety Rule of Law.

«I cristiani in Nigeria sono perseguitati»

«Il paese è in forte difficoltà economica», cerca di spiegare le ragioni il cancelliere della diocesi di Kafanchan. «Così molte persone costituiscono bande criminali e rapiscono le persone per ottenere un riscatto. La Chiesa è spesso vittima di estorsioni, perché le bande pensano che abbia molti soldi, ma non è così. Inoltre, non è un segreto che oggi i cristiani in Nigeria sono perseguitati, soprattutto al nord. Ecco perché il seminario è stato attaccato».

Padre Okolo sottolinea che i giovani seminaristi sono stati rilasciati senza che la Chiesa pagasse alcun riscatto: «Non abbiamo offerto loro soldi perché questo non farebbe che peggiorare la situazione dei cristiani, rendendoli ancora più vulnerabili e trasformandoli ulteriormente in un obiettivo da colpire. I nostri sacerdoti e religiosi sono in costante pericolo, ma sono anche pronti a sacrificare la propria vita per Cristo».

Con l’aiuto delle forze di sicurezza, «subito intervenute anche per trasportare i sei feriti in ospedale», la diocesi di Kafanchan ha potuto contattare i rapitori: «Abbiamo detto loro che non avremmo pagato un riscatto, che la Chiesa non fa business, che non abbiamo soldi. Evidentemente, i cuori dei rapitori sono stati toccati dalla nostra testimonianza».

«I musulmani vogliono spaventarci»

I tre seminaristi fortunatamente stanno bene e sono illesi. L’anno scorso non è andata altrettanto bene a uno dei quattro giovani rapiti a gennaio dal seminario del Buon Pastore, sempre nello Stato di Kaduna. Il giovane Michael Nnadi è stato ucciso dai suoi rapitori.

I rapimenti sistematici sono sempre più frequenti, al pari degli attacchi nei villaggi, che vengono devastati da gruppi di pastori musulmani Fulani. Domenica 26 settembre, nello stato di Kaduna, due villaggi sono stati attaccati dai Fulani, che hanno ucciso almeno 34 persone, tra le quali molte donne e bambini, alcuni bruciati vivi nelle loro abitazioni. «Lo ripeto: la Chiesa e i cristiani sono perseguitati e sotto attacco, soprattutto nel nord musulmano del paese», insiste padre Okolo. «Questa è la realtà. La situazione non è tranquilla e siamo preoccupati».

«I cristiani testimoniano con forza la fede»

Le case, prosegue il sacerdote, «vengono bruciate, i campi devastati. Le forze di sicurezza fanno del loro meglio, ma neanche per loro è facile perché sono sopraffatti dal livello di violenza. I musulmani pensano di spaventarci con la violenza, ma noi non ci lasciamo minacciare e restiamo saldi nella fede e in Cristo, che è la nostra roccia».

Padre Okolo è consapevole che questo potrebbe non essere l’ultimo attacco ai cristiani nella sua diocesi: «Certo che potrebbero esserci nuovi attentati in futuro, ma il futuro appartiene a Dio e noi ci affidiamo a Lui. Solo Lui conosce i tempi e i modi. Il lavoro della Chiesa», conclude, «è quello di incoraggiare la gente a restare forte nella fede e a ricordare che il male c’è e che ora sta colpendo noi. Noi invitiamo la gente a non essere spaventata e a non meditare vendette. I nigeriani sono orgogliosi di praticare la fede cristiana, le nostre chiese sono piene e la gente è forte e contenta di testimoniare Cristo, pur nelle difficoltà».


di Leone Grotti

tratto da tempi.it 

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