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Un pomeriggio normale, che forse normale non è

del 16 gennaio 2019

Luca ci racconta com'è stato vivere il 31 dicembre con i ragazzi del carcere minorile di Treviso, una delle proposte per un Capodanno di Carità dell'Animazione Missionaria: "Ho realizzato che per i ragazzi non è stato un pomeriggio qualsiasi"...

 

31 dicembre 2018. Ultimo giorno dell’anno. Solitamente tempo di bilanci e di buoni propositi per l’anno nuovo. Per me diventa l’occasione per trascorrere mezza giornata all’interno del carcere minorile di Treviso e per conoscere da vicino una realtà che fino a quel momento avevo appreso solo dai libri di giurisprudenza, o che avevo intuito da qualche immagine di repertorio del telegiornale.

Lo scopo dell’evento – introdotto e seguito magnificamente da Don Otello e da Suor Silvia – era quello di trascorrere mezza giornata “normale”, all’insegna del gioco e della spensieratezza, assieme ai ragazzi che stanno scontando una pena all’interno dell’istituto. Così è stato.

Ho pranzato normalmente assieme ai ragazzi e agli altri volontari, condividendo il cibo che ognuno di noi aveva portato. Ho giocato a calcio balilla con normale agonismo, fianco a fianco ad un ragazzo che mi chiedeva di cambiare ruolo, spostandosi lui in attacco. Ho partecipato ad una particolare battaglia navale, facendo parte di una delle quattro squadre, e ho cercato, com’è normale, di vincere assieme alla mia squadra. Tutto normale. Sottolineo ancora questo aggettivo, perché non ho visto differenze rispetto ad uno dei tanti pomeriggi di giochi che ho passato nei campi estivi organizzati dalla Parrocchia; non ho visto differenze fra i ragazzi reclusi e quelli che seguono il “Gruppo Giovani” nella mia parrocchia in preparazione al Sacramento della Confermazione.  

L’anormalità l’ho percepita dopo, al momento dell’uscita. Ha il suono della porta che si chiude alle mie spalle: da quella porta, stasera, alcuni ragazzi non potranno uscire con me e festeggiare il nuovo anno. Uscendo dal carcere mi sono chiesto se in quel pomeriggio avessi potuto fare qualcosa di più; mi sono chiesto se il gioco, gli scherzi e lo stare assieme fossero stati sufficienti per i ragazzi. Le parole di Don Otello ad inizio giornata mi sono venute in aiuto: “Questi ragazzi stanno già riflettendo sugli sbagli che hanno commesso: oggi hanno bisogno di passare una giornata normale assieme ad altri giovani, perché noi saremo il loro capodanno”. Ho realizzato che per i ragazzi non è stato un pomeriggio qualsiasi. E quella giornata, percepita inizialmente come “normale”, è diventata tutto d’un tratto molto speciale.

 

Luca Marcuzzi

 

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