"Silenzio", romanzo che ispira Scorsese

del 09 gennaio 2017

Il romanzo tratta del silenzio di Dio e del vero volto di Cristo. Ha ispirato "Silence", l'omonimo film di Martin Scorsese in uscita in Italia proprio in questi giorni...

 

In Giappone il romanzo Silenzio ha rivelato l’esistenza di un romanziere cattolico, Shusaku Endo, con le carte in regola per stare accanto ai grandi, Bernanos, Greene, Mauriac, Green, von Le Fort.

Qual è il leitmotiv dell’opera di Endo? Sostanzialmente uno solo, ma visto in prospettive diverse: il rapporto tra cristianesimo e mentalità giapponese, tra Oriente e Occidente; lo fa, situando vicende e problemi su uno sfondo fortemente drammatico, dalle tinte molto vive. Endo è scrittore sinceramente cattolico: «Quanto più scrivo, tanto più mi diviene impossibile pensare a un’altra guida, a un’altra insegna all’infuori del Cristo». Avverte però la sua incapacità di adattarsi ad alcuni elementi d’un cristianesimo strutturato secondo la mentalità occidentale e fissato negli schemi tomistici. Viene anche il sospetto che, a volte, provi un certo gusto a mettere in evidenza le miserie dei missionari e dei cristiani mancati. Crediamo che ciò egli lo faccia per sottolineare, da una parte, il non-senso del trionfalismo della Chiesa missionaria; dall’altra, la realtà e il fascino del Cristo crocifisso, dal cuore aperto per accogliere tutti i miserabili della terra.

Il romanzo si può considerare un thriller teologico: «Era giunta notizia alla Chiesa di Roma che a Nagasaki, in Giappone, il missionario padre Cristovão Ferreira, gesuita portoghese, sottoposto alla tortura dell’anazuri, o sospensione, aveva apostatato. Si trovava in Giappone da 33 anni: era quindi un veterano e al più alto posto di responsabilità come Superiore provinciale, era stato guida dei sacerdoti e dei fedeli».

Era vera la notizia? Se sì, com’era stata possibile l’apostasia d’un missionario dall’anima ardente e dalla soda formazione teologica? E che cosa era successo di lui? La storia si sviluppa così intorno alla vicenda — sostanzialmente storica — dei padri Francisco Galvez, João de Santa Marta e Sebastião Rodriguez che il 23 marzo 1638 salparono dalle foci del Tago verso il Giappone. Un’impresa folle, legittimata dall’ardore missionario e dall’impazienza di sapere la verità su Ferreira. Il Rodriguez, per quanto ci si provasse, non riusciva nella sua immaginazione a sovrapporre a quel volto luminoso un’espressione di sconfitta e di umiliazione. Non poteva credere che Ferreira avesse rinnegato Dio e avesse perso la tenerezza del suo viso, sempre così buono.

Ecco dunque i temi del romanzo: innanzitutto, il silenzio di Dio dinanzi alla sofferenza del credente; e poi, il mistero su quale sia il vero volto di Cristo. E, in particolare, quale sia la vera natura del tradimento, e dell’apostasia, in certe condizioni estreme.

 

*Il romanzo ha ispirato l’omonimo film di Martin Scorsese in uscita in questi giorni in Italia. Per questo abbiamo riproposto in versione quasi integrale una riflessione di p. Ferdinando Castelli del 1973.

 

 

Ferdinando Castelli

http://www.laciviltacattolica.it/

 

 

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