Provare emozioni basta per amare qualcuno?

del 04 agosto 2017

Il centro di tutto il ragionamento psichico è ancora io. Io mi emoziono, io ti penso, io ti desidero, io ti voglio. Si è ancora nel centro di se stessi, lontani dalla “relazione”...

 

Se le emozioni sono la sorgente spontanea, a volte lontana dalla volontà, dell’innamoramento, l’affetto è uno dei primi frutti visibili. Prima sperimentabile nella nostra psiche affettiva, sempre desiderosa di vicinanza amorosa, poi nei nostri gesti concreti.

Il primo passo dunque avviene nella nostra psiche affettiva dove diciamo  a ciò che proviamo. Sbrigativamente questo passaggio viene considerato e definito “amore”, ma in realtà siamo ancora molto lontani dall’amore. Anzi a volte è il suo contrario. Nella nostra psiche affettiva dunque si gioca, per così dire, un ipotetico amore. È questione proprio di pochi giorni o poche ore. La tensione aumenta perché le emozioni sentimentali premono con forza. In quei momenti possiamo dire “sì” o “no”. Nella giovane età le emozioni sembrano comandare tutto il percorso iniziale e, dato che sovente le emozioni “provate” sono considerate come il termometro dell’amore, si dice quasi sempre sì. Dato che provo emozioni per te – si pensa – allora sarà per forza amore, perché altrimenti non proverei nulla per te. Cioè si considera vero ciò che il cervello emotivo ha prodotto.

Ma non tutto ciò che produce il cervello va preso per buono. Resistere alle emozioni affettive all’inizio è faticoso, ma poi procura grande gioia perché ci si rende conto di essere capaci del dominio di sé. Questo vale molto anche per chi è sposato o sposata e prova emozioni o affetto per una persona che non è il o la coniuge. Oggi il concetto del dominio di sé applicato alla relazione di coppia, e capito nella sua vera essenza, può salvare un matrimonio. Senza dilungarci oltre è necessario comprendere quanto sia importante l’educazione delle emozioni, il loro valore e il posto che spetta loro. L’amore è ben altro. Soprattutto oggigiorno dove la continua esposizione del corpo spinge la “sensualità” ad un desiderio di appagamento quasi immediato. Infatti il sesso, come viene definita la relazione intima, è considerato il naturale sbocco di una “emozione affettiva”. Se il sesso viene abbinato ad un’emozione affettiva le cose si complicano ulteriormente perché il desiderio dell’altra persona predomina sul valore dell’altra persona. Il ritornello è: “Mi piaci, ti desidero, anzi ti voglio”. Se è così -si pensa- è vero amore. Ma non è così perché il centro di tutto il ragionamento psichico è ancora io. Io mi emoziono, io ti penso, io ti desidero, io ti voglio. Si è ancora nel centro di se stessi, lontani dalla “relazione”.

L’emozione affettiva, cioè l’affetto per la persona, ha bisogno di essere messa alla prova. Ha bisogno del dominio di sé, del superamento di ciò che si prova, di una sana autoironia. Chi è sposato/a lo sa bene.

 

Gabriele Soliani

http://www.puntofamiglia.net

 

 

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