Omelia: Festa di Cristo Re

da Teologo Borèl

del 23 novembre 2012

 

Letture:

Daniele 7, 13-14 Apocalisse 1, 5-8 Giovanni 18, 33-37

“Per questo sono venuto: per essere RE !”

Gesù lo proclama davanti a Pilato con pacata risolutezza: “Io sono Re”. Probabilmente sa di non essere capito da quel governatore romano abituato a valutare il potere in termini squisitamente terreni, infatti subito specifica la natura del suo regno: un regno che non è di questo mondo.

Il regno di cui parla Gesù  raccoglieva le attese spirituali e sociali dell'intero popolo ebraico: una condizione di pace e assenza di ogni sofferenza che, secondo le profezie, sarebbe stata inaugurata da uno speciale inviato di Dio, il Messia (“unto”in ebraico, cioè investito re secondo l'uso del tempo).

“Io sono re: per questo sono nato e per questo sono venuto al mondo”. Gesù afferma la propria regalità nel momento della sottomissione e della spoliazione della propria libertà e dei propri diritti, prima del cammino verso il Calvario.

Una scritta campeggia sulla croce dove verrà appeso Gesù, il motivo della condanna a morte: “Gesù Nazareno, Re dei Giudei”.  Re, dunque; ma ben diverso da quello che il popolo ebraico si era immaginato.

Nell'uomo della croce non si manifesta l'onnipotenza di Dio secondo i criteri della forza e del dominio. E' invece l'onnipotenza dell'amore che si lascia spogliare di tutto per venirci a salvare nell'abisso del non amore.

Ecco come viene descritto Gesù nelle parole dell'Apocalisse della seconda lettura: “colui che ci ama e ci ha liberato dai nostri peccati col suo sangue, che ha fatto di noi un regno”.

La liberazione portata dal Messia è dunque quella dal peccato e dalla morte. Gesù è venuto al mondo per amarci e insegnarci ad amare, sul suo esempio. Per renderci simili a Lui, rivestiti della sua stessa vita di Figlio di Dio; dunque figli e figlie di Re. Ecco la regalità di cui Gesù ci partecipa: la libertà dal peccato che schiavizza. Una libertà che si realizza nell'accoglienza di Lui e nella capacità di rinunciare a noi stessi e alle nostre cattive inclinazioni, prendendo la nostra croce e seguendolo. E' un  modo nuovo di affrontare la vita: grazie alla forza che viene dal suo sacrificio sulla croce.

Mi viene in mente ciò che tante volte mia nonna mi ha raccontato a proposito di sua mamma: quando la mia bisnonna doveva affrontare qualche lavoro particolarmente penoso o qualche situazione amara, lasciava precedere la sua azione da un segno di croce. E così insegnava a fare  ai figli.

Nel segno della croce possiamo trovare la speranza per non desistere di fronte alle difficoltà: da lì ci viene la forza per affrontare quelle sofferenze che, lasciati da soli, ci schiaccerebbero. Gesù crocifisso è l'unica Luce che può attraversare ogni nostro buio. In Lui non siamo soli nel dolore e troviamo la forza di vincere il male.

San Francesco di Sales consigliava proprio questo nei momenti di difficoltà e di tentazione: tenere fisso lo sguardo su Gesù, di pensare a Lui e non a noi stessi; mettere Gesù al centro del nostro cuore e invocare il suo nome, chiamandolo in nostro aiuto.

Mentre scrivo ho davanti a me un crocifisso che mi è stato regalato nei giorni scorsi e che ora porto al collo. Mi ha accompagnato e  guidato silenziosamente nella riflessione in preparazione a questa festa di Cristo Re. I bracci della croce sono smaltati di rosso: un richiamo all'amore e al sangue che Gesù ha versato per noi. Nei momenti  difficili lo stringo al cuore, lo prendo tra le mani e davvero sperimento una forza che non viene da me e che mi aiuta a trovare nuova speranza.

Gesù vuole questo: che non ci separiamo da Lui. Per esserci vicino, ha desiderato  rimanere accanto noi in modo del tutto speciale nell'Eucarestia, vivo e vero. I tabernacoli nelle nostre chiese e i momenti di adorazione eucaristica sono la “sala del trono” in cui possiamo incontrare il Re dell'universo cuore a cuore, posando davvero i nostri occhi su di Lui,  nascosto in un pezzo di pane, e lasciandoci inondare della sua Luce.

“Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce”.

La verità che Gesù è venuto a testimoniare è quella che Dio esiste ed è Amore, anche se la sofferenza e le contraddizioni della vita possono indurre a dubitare del senso dell'esistenza.

Ricordo alcune parole di Bendetto XVI di alcuni anni fa, in cui rifletteva proprio su questo: se sia possibile parlare di Bellezza e di verità in un mondo in cui il male, la bruttezza e la menzogna spesso sembrano avere l'ultima parola. In particolare, il Papa raccoglieva le istanze dei molti che hanno sostenuto che dopo Auschwiz non sia più possibile parlare di un Dio di bontà e rispondeva indicando l'icona del Crocifisso come l'unica Bellezza capace di reggere il confronto col dolore e col male. 

 

“Colui che è la “Bellezza in sé” si è lasciato percuotere sul volto, coprire di sputi, incoronare di spine: la Sacra Sindone di Torino ci racconta tutto ciò in maniera toccante. Ma proprio in quel volto sfigurato appare l’autentica, estrema Bellezza dell’Amore che ama “sino alla fine”, mostrandosi così più forte di ogni menzogna e violenza. Soltanto chi sa cogliere questa bellezza comprende che proprio la verità, e non la menzogna, è l’estrema “affermazione” del mondo. E’ semplicemente un trucco astuto della menzogna quello di presentarsi come “unica verità”, quasi che al di fuori e al di là di essa non ne esista alcun’altra. Soltanto l’icona del Crocifisso è capace di liberarci da quest’inganno, oggi così prepotente. Ma ad una condizione: che assieme a Lui ci lasciamo ferire, fidandoci di quell’Amore che non esita a svestirsi della bellezza esteriore, per annunciare proprio in questo modo la Verità della Bellezza".

La festa di Cristo Re ci invita all'affidamento: affidarci all'Amore, nonostante tutti i motivi che possono indurci a dubitare. Nella consapevolezza che Gesù ha vinto ogni buio interiore ed esteriore e tiene in mano le redini della nostra storia storia personale e del mondo intero.  

 

Che davvero possiamo restare in ascolto della sua voce e permettere così che Gesù diventi il re e il centro del nostro cuore e del cuore di tutti coloro che sono in ricerca della verità. Gesù stesso ci ha insegnato a chiedere questo nella preghiera dei figli al Padre Celeste: “Venga il tuo regno!”.

 

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