Non solo canzonette

del 17 febbraio 2017

Che queste parole, tutte, non siano un lontano o vicino ricordo di pagine del Vangelo?

 

Vivendo all’estero da ormai vent’anni, da religioso, non sono solito seguire il festival di Sanremo. Ma per ragioni di predicazione ho voluto seguire un certo numero di canzoni dei big e già nella penultima serata, l’unica che ho seguito, due musiche mi avevano incuriosito. Quella della scimmia nuda di Francesco Gabbani e «Che sia benedetta» della famosa Fiorella Mannoia che si presentava a Sanremo dopo vari decenni. Non mi erano passate inosservate queste melodie e le loro parole, ma quando al mattino della domenica ho letto i vincitori di questo festival, ho iniziato a riascoltare le melodie e percepire sempre di più le parole che le accompagnano.

Ho avuto come la certezza che la giuria avesse un inconsapevole programma da premiare. Infatti, la lettura tanto dell’una che dell’altra canzone è — senza tirare per i capelli l’interpretazione — estremamente profonda dal punto di vista teologico. Occidentali’s karma è una bellissima, esilarante, danzante parodia dell’occidentale ormai imborghesito che non riesce più a trovare la sua identità. Gabbani, Ilacqua, Chiaravalli gli autori delle parole sembrano quasi farsi beffa di una ricerca apparentemente intimista, falsamente spiritualistica, apparentemente attenta all’ambiente, ma che in fondo denigra anche quei veri valori contenuti nelle spiritualità orientali. L’occidentale medio crede sì alle tecniche di meditazione orientali, ma come dicono gli autori della canzone, si va a «lezioni di Nirvana. C’è il Buddha in fila indiana. Per tutti un’ora d’aria, di gloria», facendo sicuramente riferimento al fatto che la razionalità occidentale tende a ingabbiare tutto anche quanto non è, teoricamente, razionalizzabile. Qui è il genio, o uno dei caratteri salienti dell’Occidente formatosi alla scuola dei pensatori ebrei e cristiani: l’intelligenza delle cose, della fede. E giusto dice la canzone, che proprio l’uomo perbene occidentale vorrebbe annullare quanto di più proprio è riuscito a forgiare, il pensiero come una cattedrale: «L’intelligenza è démodé. Risposte facili. Dilemmi inutili». Certo dietro l’angolo delle spiritualità fondate sul vuoto o il nulla, per l’occidentale c’è nascosto il nichilismo e non una spiritualità profonda: «La folla grida un mantra. L’evoluzione inciampa. La scimmia nuda balla. Occidentali’s Karma». È una critica allora davvero acerba a un fare e un pensare che in fondo non rispetta la natura dell’altro e perverte il bene fino a non cogliere più il mistero nascosto nella realtà che ci circonda perché il narcisismo l’ha cancellato: «Tutti tuttologi col web. Coca dei popoli. Oppio dei poveri». E così la melodia si fa vera parodia di un Occidente ormai in preda alla perdita di vera ispirazione della vita. E di questa tratta invece quella che si potrebbe chiamare la pars costruens del programma dei vincitori: «Che sia benedetta» della Mannoia è un inno alla vita, forse anche quella rischiarata da Dio. 
La cantante rivela in qualche modo quanto sempre quell’occidentale vive, ma non sempre riesce a esprimere: «Che sia benedetta. Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta». Sì, è perfetta perché «se è vero che c’è un Dio e non ci abbandona. Che sia fatta adesso la sua volontà». Quel Dio che, benché non nominato, permette a chi ha perso tutto di ripartire «da zero perché niente finisce quando vivi davvero». La vita, sì, è proprio la vita nella sua potenza interiore a essere celebrata dal festival di Sanremo. Che quanto andiamo dicendo non sia peregrino viene confermato dal terzo premio per la canzone di Ermal Meta, Vietato morire. Come dice il testo: «Ricorda di disobbedire. Perché è vietato morire», ma perché? Perché «ricorda che l’amore non colpisce in faccia mai. Figlio mio ricorda. L’uomo che tu diventerai. Non sarà mai più grande dell’amore che dai». Che queste parole, tutte, non siano un lontano o vicino ricordo di pagine del Vangelo?

 

Alberto Fabio Ambrosio

http://www.osservatoreromano.va

 

 

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