Non smettiamo di guardare il cielo

 

del 18 aprile 2013 

 

 

L’astronomia ci conferma che tutto non finisce nel buio di così poche ore, ma il nostro cuore in fondo lo sa già che c’è di più, conosce l’alfabeto del cielo anche quando non sa decifrarlo tutto. Abbiamo bisogno delle stelle, perché siamo alla ricerca di punti di riferimento luminosi, non di oscuri segnali devianti e opprimenti.

Cerchiamo le stelle che sono tra i pochi elementi del creato che ancora ci fanno fantasticare in un mondo che non ci permette di meravigliarci, cioè di essere come i bambini ogni tanto.
Scrutiamo le stelle per cercare qualcosa, perché è dell’uomo la ricerca continua, la scoperta, il mettersi in gioco per non dare tutto per scontato.
Ammiriamo le stelle perché ci parlano di una bellezza antica e sempre nuova, creata da un pittore invisibile le cui creazioni non hanno prezzo e quindi appartengono a tutti, perché nessuno le può possedere.
Coloriamo le stelle, come fanno i bambini col giallo sulla carta, perché le vogliamo riempire di noi, desideriamo esserne parte, perché a chi non piace essere una stella?
 Desideriamo le stelle che dei desideri sono portatrici già nel nome latino oltre che nell’immaginario, come un bimbo attende di aprire un regalo, certi che il cuore non può fare a meno di desiderare.


Disegniamo le stelle, sì, tante volte sul margine di un foglio, sugli appunti, su un tovagliolo da bar, quasi fossimo pittori ispirati davanti alla tela, mentre possiamo fare della nostra vita un’opera d’arte.
Sogniamo le stelle, perché i sogni puntano in alto e ritornano indietro cadenti anch’essi, chiedendoci di impegnarci per realizzarli.
Preghiamo le stelle in cerca di qualcosa che si realizzi per la nostra vita o per quella di chi vogliamo bene, ma in realtà desideriamo che Qualcuno ci ascolti lassù, “l’Amore che move il Sole e l’altre stelle”.
Cantiamo alle stelle come tra amici di notte alla luce di un falò estivo, parole e musica dell’anima che volano alte e si diffondono nello spartito celeste.
Gridiamo alle stelle i nostri “perché?”, “per quanto ancora!”, come da sempre l’uomo ha fatto alzando la testa al cielo, sofferente, adirato, stanco, in attesa di una risposta che dall’alto ci raggiunge poi attraverso l’abbraccio di una persona cara o parole amiche che accarezzano.
Sfidiamo le stelle, vorremmo raggiungerle, toccarle, dominarle, raccoglierle, esaminarle, e così in verità sfidiamo noi stessi, la nostra intelligenza, i nostri limiti, le nostre capacità e tutto ciò ci innalza e ci edifica.


Contiamo le stelle, così per gioco, pur sapendole innumerabili, così ci piace perderci e viaggiare con l’immaginazione e sappiamo che non c’è niente di male nel distrarsi un po’.
Crediamo alle stelle, a volte quelle degli astrologi, ma crediamo di più a Chi le ha create e all’umanità amata che ne è immagine.
Usciamo a veder le stelle come il Sommo Poeta alla fine di un doloroso cammino, prendiamo fiato, rischiariamo gli occhi, ci colmiamo di Infinito.

Diciamo che “le stelle ci stanno a guardare” ed è bello credere che non sia un atteggiamento disgustato o pietoso, ma quello di due amanti – noi da quaggiù e loro da lassù – persi nell’abbraccio di sguardi innamorati. Non smettiamo dunque di guardare le stelle, esse non smetteranno mai di guardare noi finché un giorno noi saremo come loro, anzi più numerosi. Coraggio, testa alta, cuore pronto: i nostri nomi sono scritti in cielo tra le stelle!

 

 

Marco Pappalardo

 

 

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