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«Mi offro totalmente a Te»

da Teologo Borèl

del 09 settembre 2012  (function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = "//connect.facebook.net/it_IT/all.js#xfbml=1"; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs); }(document, 'script', 'facebook-jssdk'));  

L’8 settembre i novizi salesiani hanno fatto la loro prima professione. Ascoltiamo tre di loro: Marco Mazzorana, Italia Nord Est, Mike Goldsmits, Germania, e don Gabriele Quinzi, UPS.

 

 

 

 

 

La scelta che stai per compiere è inconcepibile per i nostri contemporanei. Perché la fai?

 

 

MARCO: «Perché ho sperimentato che davvero c’è più gioia nel dare che nel ricevere, perché la vita religiosa salesiana è una chiamata: se Lui ti chiama perché non rispondere?».

 

 

MIKE:«Io penso che per tutti gli uomini sia necessario scegliere che cosa fare nella vita prima o poi. Io ho 33 anni e tanti dei miei amici stanno per fondare una famiglia o sono già sposati e hanno dei figli. Anch’io cercavo finora come strutturare, come progettare la mia vita, mi chiedevo: come voglio vivere? Cosa voglio fare? Come posso armonizzare la mia professione di pedagogista con le mie convinzioni di fede? Adesso, alla fine del mio anno di noviziato posso dire che ho trovato proprio il senso della mia vita, anzi nello studio delle nostre costituzioni, ho avuto la conferma che la mia vita si realizzava vivendo proprio questo progetto salesiano. Per me le «Costituzioni» non sono restrittive o chiuse, sono una chiave, anzi la chiave per una vita piena. Posso dire che la professione che sto per fare è per me come tornare a casa dopo un lungo viaggio».

 

 

GABRIELE: «A dire il vero, io che sono sacerdote da ben 18 anni, ho già fatto una scelta fondamentale nel lontano 1993, allorché mi donai al Signore accogliendo il meraviglioso dono del diaconato. Rispondo in maniera molto semplice con un paragone comprensibilissimo. è come quando uno si innamora e ama una persona: sente (a livello di idee, emozioni e sensazioni) che non hai alternative. Che lì, in quella relazione, troverai la felicità!».

 

 

 

 

 

Qual è il tuo sogno?

 

 

MARCO: «Il mio sogno è realizzare il sogno d’amore di Dio per la mia vita e aiutare altri giovani a fare altrettanto: donare la mia vita, cercare di realizzare la proposta di don Bosco: “noi facciamo consistere la santità nello stare molto allegri”!».

 

 

MIKE: «Il mio sogno... è molto semplice: stare con i giovani dimostrando loro come Dio li ama. Non di più e non di meno».

 

 

GABRIELE: «Il mio sogno è quello di trovare pieno compimento alla mia umanità e alla mia identità cristiana al seguito di Gesù secondo lo stile che don Bosco ha individuato per i suoi figli. Nonostante abbia piena coscienza della mia imperfezione e conosca le mie fragilità e i miei peccati, sono altresì convinto che nella Congregazione salesiana Dio mi stia chiamando ancora una volta – non senza il suo tenero e comprensivo aiuto – a farmi santo. Cioè a realizzarmi come uomo e come credente e assaporare, già su questa terra, la gioia della comunione con la Trinità. E questo che è il sogno di Dio, ormai è diventato anche il mio sogno».

 

 

 

 

 

Chi per primo ti ha parlato di Gesù?

 

 

MARCO: «La mia famiglia: i miei genitori e i miei nonni mi hanno sempre fatto respirare una sana aria cristiana che per me è diventata familiare. Pregare insieme la sera, andare a Messa alla domenica, visitare una cappellina durante una gita…».

 

 

GABRIELE: «Sicuramente mia madre, nella sua semplicità (ha fatto appena la terza elementare) e con le sue canzoncine (ricche di neologismi e di parole latine un po’ storpiate) che raccontavano episodi della vita di Gesù».

 

 

 

 

 

Come ti sei incontrato con i salesiani?

 

 

MARCO: «Non io ho conosciuto i salesiani ma loro per primi hanno conosciuto me. Da quando sono nato sono cresciuto e vissuto in una parrocchia salesiana. Fin da piccolo sono andato alla scuola materna dalle FMA e a catechismo in oratorio».

 

 

MIKE: «Durante i miei studi di pedagogia. Lì mi sono incontrato per la prima volta con la figura di don Bosco educatore e uomo di Dio e ne sono rimasto appassionato. Poi, quando dopo lo studio lavoravo come assistente sociale con famiglie con seri problemi, ho scoperto che non volevo essere solo un pedagogo, un semplice ‘tecnico’ con metodologie utili per aiutare le persone. Certo, anche di queste figure la società ha bisogno, ma questo, personalmente, non mi bastava. Volevo piuttosto accompagnare i ragazzi e i giovani in modo più profondo, raccontando la mia fede e testimoniarla con gioia e semplicità. Così mi è tornata in mente la figura di don Bosco, studiata e incontrata nei miei vari tirocini, e così, un giorno ho chiamato una casa salesiana, ho raccontato la mia storia e... sono partito per la strada che mi ha portato fino a Monte Oliveto!».  

 

 

GABRIELE: «Nel paese ove sono nato e diventato cristiano e poi sacerdote, c’erano già stati quattro salesiani. Ma il vero incontro con loro l’ho fatto studiando per cinque anni psicologia e filosofia presso la Pontificia Università Salesiana di Roma, e poi divenendone professore per ben sei anni».

 

 

 

 

 

Che cosa ne pensano la tua famiglia e i tuoi amici?

 

 

MARCO: «La mia famiglia vive serenamente la mia scelta: fin da giovani i miei genitori e mia sorella hanno vissuto nel contesto dell’oratorio salesiano e non hanno opposto ostacoli alla mia scelta. Sono sicuro che mi sono vicini con la preghiera. Dai miei amici ho avuto le reazioni più diverse...».

 

 

MIKE: «Prima di entrare in prenoviziato sono stati i miei amici a sostenermi maggiormente. Prima non erano molto convinti che questa fosse la strada giusta per me. Però, più parlavo loro di don Bosco e più loro conoscevano i Salesiani, più erano persuasi che quella fosse la mia strada. Durante il noviziato, invece, il mio Maestro al quale mi sono totalmente affidato dal primo giorno del noviziato e che mi ha guidato con tanta chiarezza e allo stesso tempo tanta delicatezza. Mi ha aiutato molto a rileggere la mia storia e a scoprire le mie motivazioni. Prima di ogni altra cosa, naturalmente, è Gesù che sento vicino, presente e che mi parla ogni giorno con il suo Vangelo. Lui è per me il mio Maestro, il mio unico riferimento, al quale voglio avvicinarmi sempre di più».

 

 

GABRIELE: «Dopo alcune perplessità iniziali, i miei familiari e amici sono molto contenti di questa mia scelta».

 

 

 

 

 

Come vedi la tua vita da adesso in poi?

 

 

MARCO: «La vedo con occhi nuovi, con un cuore riconoscente verso il Signore per quanto mi ha dato, pronto per mettermi in gioco».

 

 

MIKE: «Io non penso che con la professione che sto per fare divento da un giorno all’altro un santo salesiano senza errori o problemi. Però mi sento in cammino su una strada giusta. Come vedo la mia vita? Nella gioia e nella qualità di senso! Ci vuole impegno ogni giorno e ci vuole pazienza, sopratutto con se stesso. Ma la certezza che ci sono i confratelli che camminano con me e mi sostengono nei momenti difficili mi aiuta tanto. E c’è la nostra Madre nel cielo e ci sono i nostri santi ai quali io mi affido costantemente».

 

 

GABRIELE: «Da ora in poi la mia vita la vedo come una traversata – all’interno della barca della Congregazione salesiana e in vista dell’approdo sicuro del paradiso – insieme ai miei fratelli salesiani e a Gesù mio Signore e salvatore».

 

 

 

 

 

Che cosa ti spaventa di più?

 

 

MARCO: «Ciò che più mi spaventa è il mio egoismo: non sono io che salvo il mondo ma è il Signore che lo ha già salvato. Noi possiamo solo essere docili strumenti d’amore nelle sue mani».

 

 

GABRIELE: «Ho fatto molta fatica ad accettare di aver fatto alcuni errori e ad accettare il perdono del Padre. Quello che mi spaventa di più, pertanto, è il mio orgoglio e le barriere che metto all’infinita misericordia di Dio e alla sua onnipotenza. Come religioso mi sto preparando ad affidarmi totalmente a Dio senza anteporvi nulla: nemmeno i miei limiti».

 

 

 

 

 

Che cosa chiederai a Dio in quel momento?

 

 

MARCO: «Sia fatta la tua volontà».

 

 

MIKE: «Pregherò il Signore che mi dia un cuore docile, capace di conformarsi sempre più a Lui e al suo progetto».

 

 

GABRIELE: «Sono certo che a Dio, il giorno della mia prima professione religiosa chiederò la grazia della perseveranza e il dono della fedeltà. Sono oltre ogni modo convinto, infatti, che il tesoro della vocazione religiosa mi è stato affidato in un fragilissimo vaso di creta e che solo con il Suo aiuto e la Sua grazia posso realizzare la mia consacrazione».

 

 

 

 

 

Sei felice?

 

 

MARCO: «Sì, sono felice ed ho una bella notizia: io L’ho incontrato».

 

 

MIKE: «Che domanda! Non sono mai stato così felice nella mia vita come in questo momento!».

 

 

GABRIELE: «Sono molto felice e provo la stessa sensazione descritta nel vangelo di Gesù (secondo il racconto di Matteo) di quel cercatore di perle che, trovatane una di grande valore, vende tutto quello che ha e pieno di gioia se la compra!».

 

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