Le relazioni

da L'autore

del 01 gennaio 2002 Uno: La complessità dell'intimità

Amare è una dura fatica! Nella nostra società l'amore viene cantato e descritto e se ne parla come di un bell'ideale che tutti desideriamo. Ma mentre Madonna canta le sue canzoni d'amore e un film dopo l'altro ci rende testimoni dei modi più intimi del fare all'amore, la realtà di ogni giorno è che la maggior parte delle amicizie non dura, che molti amori non resistono all'usura del tempo, che innumerevoli matrimoni si guastano o si rompono e che tante comunità passano da una crisi all'altra. Nei rapporti umani esiste una immensa frammentazione. Il desiderio di amore è stato raramente espresso in modo tanto diretto, ma l'amore così come si manifesta nel quotidiano raramente è apparso così deludente. Nella nostra società, intensamente competitiva, la fame e la sete di amicizia, di intimità, di unione e di comunione sono immense, ma non è mai stato così difficile soddisfare questa fame e placare questa sete.

In tutto questo, la parola centrale è «relazione». Noi desideriamo rompere l'isolamento e la solitudine ed entrare in un rapporto che ci offra il senso della casa, l'esperienza di appartenere a qualcuno, un senso di sicurezza e il sentimento di avere un buon rapporto con gli altri. Ogni volta, però, che ci impegniamo in un rapporto di questo genere, scopriamo rapidamente la difficoltà di stare vicino a qualcuno e la complessità dell'intimità tra le persone.

Quando siamo soli e cerchiamo qualcuno per vincere la solitudine, rimaniamo ben presto delusi. L'altro, che per un tempo ci ha forse offerto un'esperienza di completezza e di pace interiore, si dimostra presto incapace di darci una felicità durevole e, anziché sconfiggere la nostra solitudine, non fa che rivelarcene la profondità. Più grande è la nostra attesa che un altro essere umano adempia i nostri desideri più profondi, e più grande è la sofferenza quando ci troviamo di fronte alle limitazioni delle relazioni umane. Allora il nostro desiderio di intimità diventa esigenza. Ma appena cominciamo a esigere amore da un'altra persona, l'amore si trasforma in violenza, le carezze in colpi, i baci diventano morsi, anziché guardarsi con tenerezza ci si guarda con sospetto, l'ascolto diventa fraintendimento e il rapporto sessuale diventa stupro.

Di fronte al fatto che questo intenso bisogno di amore e la spaventosa esplosione della violenza siano così collegati nella nostra società, occorre affrontare la questione cruciale: che cos'è l'ardua fatica dell'amore?

Due: Essere chiamati insieme

Che cosa significa amare un'altra persona? L'affetto reciproco, la compatibilità intellettuale, l'attrazione sessuale, la condivisione degli ideali, un contesto finanziario, culturale e religioso comune, tutte queste cose possono essere un fattore importante per un buon rapporto, ma non possono garantire l'amore.

Ho conosciuto una volta due giovani che volevano sposarsi. Entrambi erano belli, molto intelligenti, molto simili come contesto familiare e molto innamorati. Avevano trascorso molte ore con degli esperti psicoterapeuti per indagare sul loro passato psicologico e affrontare direttamente la loro forza e la loro debolezza emotiva. Sotto ogni aspetto sembravano ben preparati a sposarsi e a vivere felicemente insieme.

Pure la domanda rimaneva: queste due persone saranno capaci di amarsi a vicenda nel modo giusto, non soltanto per un tempo o per qualche anno, ma per tutta la vita? Per me, che ho ricevuto la richiesta di accompagnare queste due persone, non era altrettanto ovvio che per loro. Si conoscevano da lungo tempo ed erano sicuri dei loro reciproci sentimenti di amore, ma sarebbero stati capaci di affrontare insieme un mondo in cui vi è così poco sostegno per delle relazioni durature? Da dove sarebbe venuta loro la forza per rimanere fedeli l'uno all'altra nel momento del conflitto, della pressione economica, di un profondo dolore, della malattia e delle necessarie separazioni? Che cosa avrebbe significato per quest'uomo e questa donna amarsi come marito e moglie sino alla morte?

Più vi riflettevo e più sentivo che il matrimonio è innanzitutto una vocazione. Due persone sono chiamate insieme ad adempiere la missione che Dio ha dato loro. Il matrimonio è una realtà spirituale: vale a dire, un uomo e una donna si mettono insieme per la vita, non soltanto perché sperimentano un profondo amore l'uno per l'altra, ma perché credono che Dio li abbia dati l'uno all' altra per essere testimoni viventi di quell' amore. Amare significa incarnare l'infinito amore di Dio in una comunione fedele con un altro essere umano.

Tre: Testimoni viventi dell'amore di Dio

 Tutte le relazioni umane, siano esse tra genitori e figli, tra mariti e mogli, tra amanti e tra amici o tra i membri di una comunità, vanno intese come segni dell’amore di Dio per l’umanità nel suo insieme e per ciascuno in particolare. È un punto di vista assai poco comune, ma è il punto di vista di Gesù. Gesù dice: «Come io vi ho amato, così anche amatevi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli» (Giovanni 13,34-35). E come ci ama Gesù? Egli dice: «Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi» (Giovanni 15,9). L'amore di Gesù per noi è la piena espressione dell' amore di Dio per noi, perché Gesù e il Padre sono uno. «Le parole che io vi dico non le dico da me; ma il Padre che è in me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me» (Giovanni 14,10-11).

Queste parole sulle prime suonano molto irreali e mistificanti, ma hanno una conseguenza diretta e radicale per il modo in cui viviamo i nostri rapporti giorno per giorno.

Gesù ci rivela che siamo chiamati da Dio a essere testimoni viventi del suo amore, e lo diventiamo seguendo Gesù e amandoci a vicenda come egli ci ama. Che cosa ha da dire tutto questo al matrimonio, all'amicizia e alla comunità?

Dice che la fonte dell' amore che sostiene questi rapporti non sono coloro che li vivono, ma Dio che li chiama insieme. Amarsi l'un l'altro non significa aggrapparsi all' altro per essere sicuri in un mondo ostile, ma vivere insieme in modo tale che chiunque possa riconoscerci come persone che rendono visibile l'amore di Dio nel mondo. Non soltanto ogni paternità e maternità vengono da Dio, ma anche ogni amicizia, ogni associazione nel matrimonio e ogni comunità.

Quando viviamo come se i rapporti umani fossero di natura solo umana, e quindi soggetti alle trasformazioni e ai mutamenti e delle norme e dei costumi umani, non possiamo aspettarci altro che l'immensa frammentazione e alienazione che caratterizzano la nostra società. Ma quando ci appelliamo a Dio e lo reclamiamo costantemente come fonte di ogni amore, scopriremo l'amore come un dono di Dio al popolo di Dio.

Quattro: Rivelare la fedeltà di Dio

 Per essere veritiero, ogni rapporto umano deve trovare la sua fonte in Dio e testimoniare dell' amore di Dio. Dio è un Dio fedele, un Dio che adempie la promessa divina e non ci abbandonerà mai. Dio mostra questa fedeltà ad Abramo e Sara, a Isacco e Rebecca, a Giacobbe e Rachele. Dio mostra questa fedeltà a Mosè e ad Aronne e al popolo che lascia l'Egitto per la terra promessa. Ma la fedeltà di Dio va al di là di questo. Dio vuole non soltanto essere un Dio per noi, ma anche un Dio con noi. Questo accade in Gesù, l'Emmanuele che cammina con noi, parla con noi e muore con noi. Mandandoci Gesù, Dio vuole convincerci dell'incrollabile fedeltà dell'amore divino. Ma vi è ancora di più. Quando Gesù se ne va, ci dice: «Non vi lascerò soli, ma vi manderò lo Spirito Santo». Lo Spirito di Gesù è Dio dentro di noi. Si rivela qui la pienezza della fedeltà di Dio. Attraverso Gesù, Dio ci dà lo Spirito divino affinché possiamo vivere una vita divina. Lo Spirito è il respiro di Dio, è l'intimità tra Gesù e il Padre, è la comunione divina, è l'amore di Dio attivo in noi.

Questa fedeltà divina è il nucleo centrale della nostra testimonianza. Con le nostre parole, ma soprattutto con la nostra vita, dobbiamo rivelare la fedeltà di Dio al mondo. Il mondo non è interessato alla fedeltà, perché la fedeltà non aiuta a conquistare il successo, la popolarità e il potere. Ma quando Gesù ci chiama ad amarci l'un l'altro come egli ha amato noi, ci invita a un rapporto di fedeltà, non fondato sugli interessi pragmatici del mondo, ma sulla conoscenza dell' eterno amore di Dio.

Fedeltà, ovviamente, non significa stare appiccicati l'uno all'altro sino all'amara fine. Fedeltà significa che ogni decisione che prendiamo nella nostra vita è guidata dalla profonda consapevolezza che siamo chiamati a essere segni viventi della fedele presenza di Dio tra di noi. E questo richiede un'attenzione l'uno per l'altro che va al di là di ogni obbligo formale.

Cinque: Vivere insieme il discepolato

Il matrimonio è un modo di essere una testimonianza vivente dell'amore fedele di Dio. Quando un uomo e una donna decidono di vivere in questo modo la loro vita coniugale, il loro rapporto assume un significato radicalmente nuovo. Il loro amore vicendevole, qualunque sia il suo contenuto emotivo, diventa un'espressione del loro discepolato cristiano; la loro preoccupazione principale è quindi quella di vivere quel discepolato come coppia.

Per molti il discepolato è un affare individuale e persino privato. Dicono: «La religione è affar mio. Non voglio essere seccato dagli altri in merito alla mia prassi religiosa, e io non seccherò nessun altro per la sua». Questo atteggiamento entra persino nell'intimità del matrimonio. L'uomo dice: «La religione di mia moglie è un suo affare privato». La donna dice: «Lascio mio marito completamente libero quando si tocca la questione della sua religione». Ma questo non è vivere insieme il discepolato. Il matrimonio visto dall'alto è Dio che crea una nuova comunione fra due persone, affinché attraverso questa comunione visibile e tangibile sia presente nel mondo un nuovo segno che additi alla gente l'amore di Dio.

Quando due persone s'impegnano a vivere insieme la loro vita viene all' esistenza una nuova realtà. «Diventano una sola carne», dice Gesù. Questo significa che la loro unità crea un nuovo luogo sacro. Molti rapporti sono come dita intrecciate: due persone si aggrappano l'una all'altra come due mani intrecciate per la paura. Si legano insieme perché non possono sopravvivere individualmente. Ma intrecciandosi essi si rendono anche conto che non possono sconfiggere la reciproca solitudine. Ed è allora che sorgono le frizioni e crescono le tensioni. Spesso la rottura è il risultato finale [sto chiedendo all’altro qualcosa che non può e non potrà mai darmi!].

Ma Dio chiama l'uomo e la donna a una relazione diversa. È una relazione che somiglia a due mani congiunte nell' atto della preghiera. Le punte delle dita si toccano, ma le mani possono creare uno spazio, come una piccola tenda. Questo spazio è uno spazio creato dall' amore, e non dalla paura. Il matrimonio crea un nuovo spazio aperto dove l'amore di Dio può essere manifestato allo «straniero»: il bambino, l'amico, il visitatore. Questo matrimonio diventa una testimonianza del desiderio di Dio di essere tra noi come un amico fedele.

Sei: Scegliere i nostri amici

La vita spirituale è una vita di continue scelte. Una delle scelte più importanti è la scelta delle persone con le quali vogliamo intrecciare stretti e intimi rapporti. Nella nostra esistenza abbiamo soltanto una limitata quantità di tempo: con chi lo passiamo e come? Questa è probabilmente una delle questioni più decisive della nostra vita. Non è senza ragione che i genitori si preoccupino molto di chi i loro figli portano in casa come compagni, amici o fidanzati. Essi sanno che molta della felicità dei loro figli dipenderà da coloro che scelgono di avere vicino.

Da chi andiamo per consiglio? Con chi passiamo le nostre serate libere? Con chi andiamo in vacanza? Talvolta parliamo o agiamo come se avessimo poca scelta in materia. Talvolta agiamo pensando che siamo fortunati se vi è qualcuno che vuole esserci amico. Ma questo è in realtà un atteggiamento passivo e fatalistico. Se crediamo veramente che Dio ci ami di un amore illimitato e senza condizioni, allora possiamo avere fiducia che in questo mondo vi sono uomini e donne pronti a dimostrarci questo amore. Ma non possiamo aspettare passivamente finché qualcuno faccia la sua comparsa offrendoci la sua amicizia. Come persone che confidano nell'amore di Dio, dobbiamo avere coraggio e fiducia per dire a qualcuno attraverso il quale l'amore di Dio diventa visibile per noi: «Vorrei conoscerti meglio, vorrei passare del tempo con te. Vorrei iniziare un'amicizia con te. E tu?».

Vi saranno dei no, vi sarà la sofferenza dell' essere respinti. Ma qualora decidessimo di evitare tutti i no e tutti i rifiuti, non creeremmo mai l'ambiente in cui possiamo crescere più forti e profondi nell' amore. Dio è diventato umano per noi, per rendere tangibile l'amore divino. È questo il significato dell'incarnazione! Questa incarnazione non è avvenuta soltanto molto tempo fa, ma continua ad accadere per chi confida che Dio gli darà gli amici di cui ha bisogno. Ma la scelta è nostra!

Henri J.M. Nouwen,  Vivere nello Spirito (titolo originale: Here and now. Living in the Spirit)

Henri Jozef Machiel Nouwen

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