Le mamme lo sanno (quasi sempre)

 

del 22 maggio 2013

 

 

“Una mamma pensa alla salute dei figli educandoli anche ad affrontare le difficoltà della vita [...] aiuta i figli a guardare con realismo i problemi e a non perdersi in essi, ma ad affrontarli con coraggio,[...] si preoccupa soprattutto della salute dei suoi figli, sa curarla sempre con grande e tenero amore; [...] una buona mamma aiuta anche a prendere le decisioni definitive con libertà“. Papa Francesco ha spiegato così il ruolo della mamma in un discorso tenuto qualche giorno fa  a Santa Maria Maggiore.

In realtà non pensavo di aprire il post citando subito il Papa, ma la sua chiarezza disarmante mi ha convinto. In realtà, mentre pensavo al post sulla mamma, e prima di leggere questo discorso bellissimo, avevo in testa solo una delle domanda più strappacuore del cinema ( insieme al «Perché non mi ami, Jenny?» di Forrest Gump) quella che Marcellino – pane e vino, cresciuto in un convento di frati senza la mamma, rivolge al crocifisso nella soffitta: «Come sono le mamme? Che fanno?». Lo ammetto: prima ancora che arrivi la risposta di Gesù (“ Le mamme danno, danno tutto,  la vita e la luce degli occhi per i figli”), io sono già un fiume di lacrime e pelle d’oca.

Perché a pensarci bene, per una figlia che ancora non è madre, è difficile spiegare come sono le mamme. Tra le immagini che mi vengono subito in mente, prima delle foto di mia madre con uno di noi quattro a turno in braccio, o anche tutti e quattro insieme, c’è l’immagine della Madonna della Tenerezza, e poi Santa Gianna Beretta Molla, e Madre Teresa, e l’elenco sarebbe lungo. E poi, confesso, spunta anche l’immagine di Elastigirl, la mamma del film “Gli Incredibili”, eroina che ha come superpotere l’elasticità , appunto, che le permette di arrivare ovunque per i suoi figli, pure loro supereroi. Perché le mamme sono così, un misto di preoccupazione e amore, stanchezza e fatica, tenerezza e una buona dose di eroismo, che nasce nell’accoglienza  dell’altro, e si trasforma in amorosa autorità.

Non so bene come funziona, ma noto con stupore  e commozione che quando il corpo si apre all’opera della Grazia nell’ accogliere un’altra vita, una donna scopre di poter essere doppia, tripla, quadrupla, di  avere le braccia e il cuore di un’apertura alare speciale, di saper rinunciare a sé, senza rimpianti; e scopre di essere dotata di una buona dose di ansia, che si manifesta quando i figli sono piccoli, e anche molto dopo. Poi, nel tempo e sempre per Grazia, sviluppa i superpoteri, dall’elasticità , che le permette di allungarsi su mille impegni contemporaneamente, alla vista potenziata, con un paio di occhi  invisibili che spuntano all’occasione anche dietro alla testa, per vederti anche a decine di metri ( o anche a chilometri) di distanza. Senza contare il super udito, per ascoltare conversazioni e lamentazioni bofonchiate a mezza bocca, l’olfatto ultra sviluppato per fiutare le bugie, l’ intuito per le espressioni facciali, che manco Tim Roth in “Lie to me”,  la capacità di convincere tutti, dal postino al giardiniere, che è meglio coprirsi di più, perché con i colpi di freddo non si sa mai, che le scale si scendono solo reggendosi al corrimano.

Una mamma educa e cura, e dona tutto il buono che anche a lei è stato donato, di più, e meglio e, insegnando a giudicare le situazioni (ad esempio quando è più opportuno mettere la canottiera, uno degli argomenti su cui ha  quasi sempre ragione), a dire grazie, e a chiedere scusa, ma anche a cucinare un uovo al tegamino, e o a stirare una camicia,  mostra ai figli come stare al mondo.

Abituate a spendersi per gli altri, le mamme non risparmiano nemmeno in errori,  che incassano, segnando così le tappe del distacco dai figli. Perché  tra quello che le mamme fanno, ad un certo punto,  c’è anche il mollare le redini, lasciare andare, perchè, ha spiegato il papa, le madri  “ ci aiutano a crescere, ad affrontare la vita, ad essere liberi, a prendere decisioni definitive con libertà”. Proprio come la Vergine Maria, madre di Dio e modello di tutte le madri, anche per quelle donne che non hanno figli propri, ma che aprendo  il cuore sono diventate madri dei più deboli, di chi è abbandonato, delle donne sole che non ce la fanno, e che il loro figlio non lo vogliono, e dei figli dimenticati, o strappati via.

Come Maria, le madri ci insegnano “ad essere aperti alla vita e ad essere sempre fecondi di bene, fecondi di gioia, fecondi di speranza, a donare vita agli altri, vita fisica e spirituale”, e ricordano ad ogni donna il senso profondo dalla propria vita, quell’accogliere, crescendo ed educando, per arrivare a guardare ogni uomo come un miracolo d’amore, un capolavoro di bellezza, un mistero di Grazia.

Come Maria, infine,  le madri restano sempre belle e, anche quando invecchiano, “non diventano mai brutte”, insegna Gesù a Marcellino; noi figli questo lo sappiamo bene, e i nostri lavoretti delle elementari, quelli che nostra madre avrà conservato nel cassetto del comodino come il più prezioso dei tesori, sono lì,  giusto per ricordarcelo.

 

 

Maria Elena Rosati

 

http://http://trentamenouno.wordpress.com

 

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