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La vocazione universale alla santità

del 25 giugno 2018

L'Instrumentum Laboris del Sinodo dei giovani: «L'orizzonte vocazionale dell'esistenza umana è più ampio della prospettiva riduttiva che conduce a identificare il discernimento vocazionale con il percorso di scelta del matrimonio, del sacerdozio e della vita consacrata»...

 

Il lungo e accurato processo presinodale si è concluso in questi giorni con la pubblicazione dell'Instrumentum Laboris per il Sinodo dei Giovani. Esso "raccoglie e sintetizza i contributi raccolti" attraverso i questionari destinati alle Conferenze Episcopali (CE), il questionario on-line dedicato ai giovani (QoL), il Seminario internazionale sulla condizione giovanile (SI), la Riunione Presinodale con 300 giovani provenienti da tutto il mondo (RP). Si tratta di un testo strutturato in tre parti funzionali "all'andamento dell'Assemblea sinodale del prossimo ottobre, secondo il metodo del discernimento": riconoscere, interpretare e scegliere. In altri termini, saper vedere ed ascoltare la realtà giovanile, operare un serio discernimento ed accompagnamento su alcune questioni vocazionali decisive, convertire - se necessario - i percorsi pastorali e missionari. Rimandando alla lettura integrale del testo a questo link pubblichiamo qui alcuni paragrafi particolarmente significativi.

 

 

Corpo, affettività, sessualità

In ambito ecclesiale si avverte l'importanza del corpo, dell'affettività e della sessualità, ma molte volte non si riesce a farne il perno del cammino educativo e di fede, riscoprendo e valorizzando il significato della differenza sessuale e le dinamiche vocazionali proprie del maschile e del femminile. Gli studi sociologici mostrano che molti giovani cattolici non seguono le indicazioni della morale sessuale della Chiesa. Nessuna CE offre soluzioni o ricette, ma molte sono del parere che «la questione della sessualità deve essere discussa più apertamente e senza pregiudizi». Gli insegnamenti della Chiesa su questioni controverse, quali «contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio» (RP 5) sono fonte di dibattito tra i giovani, tanto all'interno della Chiesa quanto nella società. Ci sono giovani cattolici che trovano negli insegnamenti della Chiesa una fonte di gioia e che desiderano che essa «non solo continui ad attenervisi nonostante la loro impopolarità, ma che li proclami insegnandoli con maggiore profondità» (RP5). Quelli che invece non li condividono, esprimono comunque il desiderio di continuare a far parte della Chiesa e domandano una maggiore chiarezza a riguardo. (§53)

La messa a punto della capacità di amare resta la bellezza e il rischio della giovinezza, perché l'amore, nel momento in cui è cercato e vissuto in modo disordinato, può diventare una passione sregolata e una pulsione distruttiva, portando alla tristezza. Il male e il peccato abitano anche la vita dei giovani e la loro richiesta di accoglienza e di perdono è un grido che dobbiamo percepire. Una delle parabole più note del Vangelo, che narra la storia di due figli e fratelli, è quella del "padre misericordioso", che si potrebbe chiamare anche "parabola del padre che esce due volte" (Lc 15,11-32): una prima volta ad accogliere il figlio minore dopo il tempo della spensieratezza e della sregolatezza, e una seconda per pregare il figlio maggiore, il cui cuore si è irrigidito e spento, a rientrare per far festa e condividere la gioia del ritorno del fratello. Il Padre di questa parabola è la vera figura di "adulto" che tanti giovani cercano nella loro esistenza e che purtroppo non trovano. Questa parabola ha a che fare con un padre coraggioso, che permette ai propri figli di sperimentare il rischio della libertà, senza imporre dei gioghi che ne mortifichino le scelte. Insieme è un padre il cui cuore è tanto grande da non escludere nessuno e da voler reintegrare tutti nella sua casa. La Chiesa è chiamata a far sì che tutti i giovani che incontra sul suo cammino sperimentino questi atteggiamenti paterni e materni. (§79)

A questo proposito è molto utile richiamare alla nostra attenzione l'incontro tra Gesù e il giovane ricco (Mt 19,16-22; Mc 10,17-22; Lc 10,25-28). Qui vediamo che il Maestro di Nazareth non sostiene il progetto di vita del giovane e nemmeno ne propone il coronamento; non consiglia un impegno in più e nemmeno, in fondo, vuole colmare un vuoto del giovane, che pure aveva chiesto: «Che altro mi manca?»; perlomeno, non vuole colmarlo confermando la logica progettuale del giovane. Gesù non riempie un vuoto, ma chiede al giovane di svuotarsi, di fare spazio ad una nuova prospettiva orientata al dono di sé attraverso una nuova impostazione della propria vita generata dall'incontro con colui che è «la via, la verità e la vita» (cfr. Gv 14,6). In tal modo, attraverso un vero e proprio disorientamento, Gesù chiede al giovane una riconfigurazione della propria esistenza. È una chiamata al rischio, a perdere il già acquisito, alla fiducia. È provocazione a rompere con la mentalità progettuale che, se esasperata, porta al narcisismo e alla chiusura in se stessi. (§84)

 

Corruzione, cultura dello scarto e rabbia sociale

Un altro tratto che attraversa molte società contemporanee è la debolezza delle istituzioni e la diminuzione della fiducia nei loro confronti, Chiesa compresa. Le risposte al QoL evidenziano come solo una minoranza dei giovani (16,7%) ritenga di avere possibilità di incidere sulla vita pubblica del proprio Paese: non che non vogliano, ma si trovano con ridotte possibilità e spazi. La mancanza di una leadership affidabile, a diversi livelli e in ambito tanto civile quanto ecclesiale, è molto denunciata dai giovani. Una fragilità particolarmente evidente è generata dal diffondersi della corruzione. Le istituzioni dovrebbero avere a cuore il bene comune e, quando alcuni riescono a piegarle ai propri interessi particolari, subiscono una drammatica erosione di credibilità. Per questo la corruzione è una piaga che intacca nei fondamenti molte società. (§59)

I giovani sono interpellati dalla realtà sociale a cui si affacciano e che spesso suscita in loro emozioni molto forti: la loro lettura richiede un accompagnamento e può diventare uno strumento per identificare i segni dei tempi che lo Spirito indica all'attenzione dei giovani e della Chiesa. La rabbia dei giovani di fronte alla corruzione dilagante, alla crescente disuguaglianza strutturale, al disprezzo per la dignità umana, alla violazione dei diritti umani, alla discriminazione delle donne e delle minoranze, alla violenza organizzata, all'ingiustizia non sembra essere tenuta in debita considerazione dalle risposte delle CE. Nelle comunità cristiane sembrano mancare spazi per discutere questi problemi (...) Anche queste sono frontiere su cui deve misurarsi la capacità profetica di accompagnamento della Chiesa. (§128)

La Chiesa, anche attraverso questo Sinodo, è chiamata a rivolgere un'attenzione specifica ai giovani vittime dell'ingiustizia e dello sfruttamento, attraverso un'opera fondamentale di riconoscimento: l'apertura di spazi in cui possano esprimersi e soprattutto trovare ascolto costituisce una riaffermazione della loro dignità personale contro ogni pretesa di negazione, e restituisce un nome e un volto a chi troppo spesso se lo vede negare dalla storia. Questo favorirà l'espressione del potenziale di cui anche i giovani "scartati" sono portatori: sono capaci di essere soggetti del proprio sviluppo e il loro punto di vista rappresenta un contributo insostituibile alla costruzione del bene comune, in una dinamica di continua crescita della speranza, a partire dall'esperienza concreta che le pietre scartate dai costruttori possono diventare testate d'angolo (cfr. Sal 118,22; Lc 20,17; At 4,11; 1Pt 2,4). (§42)

 

Pluralismo inclusivo, prassi graduale e verità relazionale

Sono stati molti i modi in cui le CE si sono messe in ascolto dei giovani. Si nota però che in genere viene privilegiata l'attenzione ai giovani che appartengono alle realtà ecclesiali e vi sono attivi, col rischio di ritenerli rappresentativi dell'intero mondo giovanile. Il QoL, com'era prevedibile, ha visto una partecipazione maggioritaria di giovani già inseriti in circuiti ecclesiali. È stato da molti ribadito che il modo migliore per ascoltare i giovani è essere lì dove si trovano, condividendo la loro esistenza quotidiana. (§64)

Varie CE hanno manifestato il desiderio che il Sinodo riaffermi la natura aperta e inclusiva della Chiesa, chiamata ad accompagnare i giovani nell'ottica della salvaguardia sia dell'integralità dell'annuncio che della gradualità della proposta, rispettando così i ritmi di maturazione della loro libertà, che si costituisce in una vicenda storica concreta e quotidiana. Sull'esempio di Gesù, «il primo e il più grande evangelizzatore» (EN 9; EG 12), anche la comunità dei credenti è chiamata ad uscire e ad incontrare i giovani lì dove sono, riaccendendo i loro cuori e camminando con loro (cfr. Lc 24,13-35). (§175)

Le giovani generazioni sono portatrici di un approccio alla realtà con tratti specifici, che rappresenta una risorsa e una fonte di originalità; tuttavia può anche generare sconcerto o perplessità negli adulti. Occorre però evitare giudizi sbrigativi. Questo approccio si sostanzia nella priorità della concretezza e dell'operatività rispetto all'analisi teorica. Non si tratta di un attivismo cieco e di un disprezzo per la dimensione intellettuale: nel modo di procedere che risulta spontaneo ai giovani, le cose si capiscono facendole e i problemi si risolvono nel momento in cui si presentano. Altrettanto evidente è il fatto che per i giovani il pluralismo, anche radicale, delle differenze, rappresenta un dato di fatto. Questo non equivale a una rinuncia relativista all'affermazione delle identità, ma comporta una consapevolezza originaria dell'esistenza di altri modi di stare al mondo e uno sforzo deliberato per la loro inclusione, in modo che tutti possano sentirsi rappresentati dal frutto del lavoro comune. (§26)

Nel mondo della post-verità, la frase «Cristo è la Verità che rende la Chiesa diversa da qualsiasi altro gruppo secolare in cui potremmo identificarci» (RP 11), finisce inevitabilmente per avere una pregnanza diversa rispetto ad altre epoche. Non si tratta di rinunciare allo specifico più prezioso del cristianesimo per conformarsi allo spirito del mondo, né è questo che i giovani chiedono, ma occorre trovare il modo per veicolare l'annuncio cristiano in circostanze culturali mutate. In linea con la tradizione biblica, è bene riconoscere che la verità ha una base relazionale: l'essere umano scopre la verità nel momento in cui la sperimenta da parte di Dio, l'unico veramente affidabile e degno di fiducia. Questa verità va testimoniata e praticata e non solo argomentata e dimostrata. (§55)

Mentre Papa Francesco sottolinea come la coscienza «dev'essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa» (AL 303), le risposte delle CE mostrano come spesso nei fatti si stenti a darle spazio. Il ruolo della coscienza non si riduce al riconoscimento di essere nell'errore o nel peccato: nella consapevolezza dei limiti personali o della situazione, e di tutte le difficoltà a orientarsi, essa aiuta a riconoscere quale dono possiamo offrire e quale contributo portare, anche se magari non pienamente all'altezza degli ideali. (§116)

La comunità cristiana vive così di diversi livelli di appartenenza, riconosce con gratitudine i piccoli passi di ognuno e cerca di valorizzare il seme della grazia presente in ciascuno, offrendo a tutti rispetto, amicizia e accompagnamento, perché «un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà» (EG 44; AL 305). I giovani stessi quindi, con le loro esperienze di vita frammentate e i loro cammini di fede incerti, aiutano la Chiesa ad assumere la sua naturale forma poliedrica (cfr. EG 236). (§177)

 

Clericalismo, conversione istituzionale ed esemplarità evangelica

Alcune CE denunciano la realtà del "clericalismo" come un problema a volte insormontabile: una CE afferma che «molti dei nostri giovani pensano che la Chiesa sia solo l'insieme dei ministri ordinati e dei consacrati che la rappresentano». Scardinare questa visione rimane un traguardo che molte CE si augurano venga raggiunto con una presa di posizione chiara da parte del Sinodo. (§199)

Per accompagnare i giovani nel loro discernimento vocazionale non servono solo persone competenti, ma anche strutture adeguate di animazione non solo efficienti ed efficaci, ma soprattutto attrattive e luminose per lo stile relazionale e le dinamiche fraterne che generano. Alcune CE sentono il bisogno di una "conversione istituzionale" (...) Diventa sempre più importante quindi verificare, come Chiesa, non solo "che cosa" stiamo facendo per e con i giovani, ma anche "in che modo" lo stiamo facendo. (§198)

Un numero consistente di giovani, provenienti soprattutto da aree molto secolarizzate, non chiedono nulla alla Chiesa perché non la ritengono un interlocutore significativo per la loro esistenza. Alcuni, anzi, chiedono espressamente di essere lasciati in pace, poiché sentono la sua presenza come fastidiosa e perfino irritante. Tale richiesta non nasce da un disprezzo acritico e impulsivo, ma affonda le sue radici anche in ragioni serie e rispettabili: gli scandali sessuali ed economici, su cui i giovani chiedono alla Chiesa di «rafforzare la sua politica di tolleranza zero contro gli abusi sessuali all'interno delle proprie istituzioni» (RP 11); l'impreparazione dei ministri ordinati che non sanno intercettare adeguatamente la vita e la sensibilità dei giovani; il ruolo passivo assegnato ai giovani all'interno della comunità cristiana; la fatica della Chiesa di rendere ragione delle proprie posizioni dottrinali ed etiche di fronte alla società contemporanea. (§66) Anche quando sono molto critici, in fondo, i giovani chiedono che la Chiesa sia un'istituzione che brilli per esemplarità, competenza, corresponsabilità e solidità culturale. (§67)

Molti giovani ritengono decisiva una rinnovata impostazione ecclesiale, soprattutto dal punto di vista relazionale: innumerevoli CE affermano che i giovani desiderano una Chiesa «meno istituzionale e più relazionale», capace di «accogliere senza giudicare previamente», una Chiesa «amica e prossima», una comunità ecclesiale che sia «una famiglia dove ci si sente accolti, ascoltati, custoditi e integrati». (§68)

Un'altra richiesta riguarda l'adozione di uno stile di dialogo interno ed esterno alla Chiesa: i giovani ritengono necessario affrontare alcuni nodi del nostro tempo, come per esempio il riconoscimento e la valorizzazione del ruolo della donna nella Chiesa e nella società. Alcuni giovani incoraggiano la Chiesa ad approfondire una elaborazione culturale della fede che permetta un dialogo fecondo con gli altri saperi e le altre tradizioni religiose. (§70)

 

Redazione Vino nuovo

http://www.vinonuovo.it

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