La scuola vieta la festa di Natale

da Quaderni Cannibali

del 23 novembre 2012

 

Togliere il presepe a 120 bim­bi p­er far vincere il multicultura­lismo? In provincia di Piacenza si può. Nella citta­dina di Caor­so, finora cele­bre solo per il tira e molla sulla centrale nucleare, il diktat di una preside sta scatenando un polverone che, addirittu­ra, finisce sul­la scrivania del ministro dell’Istruzio­ne Francesco Profumo.

La protago­nista di que­sta storia si chiama Ma­nuela Bruschi­ni e dirige l’istituto scola­stico com­prensivo di Monticelli d’Ongina e San Nazzaro (materne e medie). Alcu­ne settimane fa, Bruschini ha deciso di vietare ogni riferimen­to ai temi religiosi tra le iniziati­ve scolastiche per il prossimo Natale. E, così, anche un classi­co come il presepe è finito nel gi­rone dei simboli proibiti.

Ha tentato di metterci una pezza il sindaco (Pdl) di Caor­so, Fabio Callori, promettendo che stamattina porterà alla scuola materna del suo paese quattro presepi alle quattro se­zioni dell’asilo. Ma la frittata è fatta:il ministro Profumo e l’as­se­ssore regionale Patrizio Bian­chi, infatti, sono già stati infor­mati della vicenda.

Bruschini giura di non aver fatto tutto da sola: «Anzi- sostie­ne la preside- è stato proprio il collegio a suggerire iniziative sulla multiculturalità. Ho dato indicazione di evitare riferi­menti religiosi per concentrar­si su temi universali come l’ami­cizia e la fratellanza».

Tutti amici e tutti fratelli, in­somma, ma allora perché aboli­re i re magi, le stelle comete o la stalla di Betlemme? Per ora non lo capiscono nemmeno le fami­glie degli oltre 100 bimbi coin­volti o, tanto per buttarla in poli­tica, il capogruppo bersaniano in Provincia, Marco Bergonzi, ha già chiarito che «toccare il Natale ai più piccoli è una vergo­gna», ma sono soprattutto le mamme dei bambini a mostrar­si allibite. Tra le signore inter­pellate in questi giorni, spicca­no quelle che ammettono che «mi spiace, ma non capisco», oppure chi ricorda che «già i bambini il Natale non lo sento­no più, ora se eliminiamo an­che il presepe…» o ancora colo­ro che si permettono di dire che «le tradizioni non fanno male a nessuno ed è meglio tenerse­le». Macché.

La preside multiculturale non ha ceduto di un centimetro e, dopo essersi preoccupata di chiarire che il suo niet al prese­pe è «pedagogico e non politi­co», punta a minimizzare: «Al­cuni genitori si sono detti per­plessi ma non tutti, sono sem­pre pronta al dialogo e alla spie­gazione».

Intanto, la storia del presepe negato agita le acque della poli­tica non solo locale. Il sindaco, oltre a recapitare i presepi al­l’asilo, annuncia che chiederà di trasferire Caorso in un altro distretto scolastico. Il deputato piacentino Tommaso Foti (Pdl) bolla la sortita della presi­de come «una scelta scellerata» degna «degli eredi di Lenin, Sta­lin, Ceausescu» e ha già presen­tato l’interrogazione al mini­stro.

Il collega della Lega Massimo Polledri dice che Bruschini gli «ricorda il Grinch, quello stra­no personaggio di fantascienza che odiava il Natale e il clima di festa e andava in giro a rubare tutti i doni, alberi di Natale com­presi». Mentre il consigliere re­gionale Stefano Cavalli (di nuo­vo Lega) ha informato la Regio­ne Emilia- Romagna, pure il pre­sidente della Coldiretti Piacen­za, Luigi Bisi, assicura che «can­cellare il presepe significhereb­be cancellare la nostra identi­tà». Solo Rifondazione ritiene «allucinante il coro di dichiara­zioni a senso unico da parte di fascisti, leghisti ed esponenti del Pd». La preside prova di resi­stere a oltranza: «Non devo ri­spondere degli sviluppi politici della vicenda». Troppo tardi, a quanto pare.

Luca Donigaglia

http://www.ilgiornale.it

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