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La Quaresima ha qualcosa da dire agli sposi?

del 20 marzo 2019

Stiamo insieme non per caso, ma perché Dio ci ha scelti e ci ha inviati nel mondo per essere riflesso del suo volto.  La Quaresima può essere il cammino di riscoperta di questa vocazione o la scoperta di una nuova vocazione...

 

Vi è mai capitato di camminare in un deserto? A me non è mai successo, ma immagino che le cose stiano più o meno così: il sole è caldo, luminoso e forte. Di tanto in tanto qualche folata di vento solleva veli di sabbia trasparente. Non c’è anima viva, solo lande che ondeggiano in morbide dune. E poi il silenzio, un silenzio roboante che echeggia tutt’intorno danzando sinuosamente. È un’immagine forte di quelle che spaventano, ma che, al contempo, invitano a riflettere su sé stessi perché nel deserto spesso ci si ritrova. La Quaresima è iniziata da poco meno di una settimana e la Chiesa ci chiede di pensare al deserto. Ma questo periodo di grazia ha qualcosa da dire alle coppie di sposi? Direi di sì, anzi mi azzarderei a dire che la Quaresima per gli sposi può essere il tempo della riscoperta. Il tempo propizio per passare attraverso il deserto. Lo so vi starete chiedendo cosa vuol dire. Significa fare pulizia, eliminare il superfluo, ridurre gli orpelli della vita, fare spazio al silenzio e alla preghiera per riscoprire l’essenziale. Per ritrovare quell’amore puro che ci ha dato il coraggio di scommettere su una vita a due, il coraggio di dire “per sempre”.

La vita è fatta di doni. Tutto è un meraviglioso dono di Dio anche se non lo sappiamo, il lavoro, la casa, il cibo che mangiamo ogni giorno, la salute, i figli. Ma, molto spesso, quanto ci viene regalato da Dio diventa un ostacolo sulla strada che ci conduce a Lui, un ostacolo che ci impedisce di amare gratuitamente l’altro e che invece di migliorarci la vita, la peggiora creando distanze pericolose. Quanti sono gli sposi che si lasciano soffocare ogni giorno da un lavoro dittatore che scandisce i tempi, misura le distanze e spesso non lascia spazio all’incontro di anime? Quanti sono gli sposi che si perdono dietro i mille impegni di giornate sempre più frenetiche dimenticando il dialogo? Quanti sono gli amori soffocati dal silenzio, rinchiusi nelle rigide gabbie del pregiudizio, vicini eppure distanti?

Nel mio lavoro ho conosciuto una persona che di ritorno da un viaggio in Africa mi disse: “Lì dove non c’è nulla di ciò che è superfluo riscopri il senso vero dell’umanità nella sua originaria bellezza”. Credo di poter dire la stessa cosa per la Quaresima nella coppia. Nel deserto non c’è niente che ci tenga distratti e, lontani da tutte le cose belle che talvolta ci appesantiscono, abbiamo la possibilità di riscoprire il senso autentico del nostro amore nella sua originaria bellezza. Stiamo insieme non per caso, ma perché Dio ci ha scelti e ci ha inviati nel mondo per essere riflesso del suo volto. Quante coppie hanno consapevolezza di questa cosa? La Quaresima può essere il cammino di riscoperta di questa vocazione o la scoperta di una nuova vocazione. Non possiamo mai sapere cosa si nasconde nel deserto.

Amici cari questo tempo è una risorsa preziosa ma come sostare nel deserto? Come fare spazio alla luce di Dio? Vorrei riflettere con voi su due parole. La prima è penitenza che non vuol dire farsi del male ma riconoscersi creature bisognose di Dio. Fragili anime sottoposte alla schiavitù del peccato, dell’intemperanza che si rifugiano nella preghiera per attingere alla grazia. Fare penitenza nella coppia può essere un invito a ritagliarsi spazi di silenzio e di preghiera per lasciare al Signore la possibilità di arricchirci anche a costo di rinunciare a qualcosa. Possiamo intensificare la partecipazione a Messa insieme, e quando ci accostiamo al banchetto eucaristico facciamolo tenendoci per mano, perché il Corpo di Cristo possa prendere dimora nella casa del noi coniugale.

Nella misura in cui ci metteremo in ascolto di Dio, saremo capaci di ascoltare l’altro in un modo tutto nuovo e anzi forse scopriremo che sarà più piacevole restare in silenzio ad ascoltare le sue parole che dirne di nostre. Impareremo ad orientare le nostre conversazioni su ciò che è essenziale.

La seconda parola è digiuno. Nel tempo della Quaresima questo termine assume una connotazione speciale per gli sposi. Si può digiunare dal cibo, dal sesso, ma anche dalla rabbia impulsiva che non permette di ragionare e che crea scontri inutili che non servono se non a traumatizzare la relazione. Si può digiunare dal giudizio. Quante volte giudichiamo nostro marito anche senza dirlo, quante volte il giudizio su nostra moglie è impietoso e distruttivo, un peso sul cuore che gonfia il respiro di acredine. Possiamo imparare a digiunare dalla lamentazione sterile e gratuita. Possiamo digiunare dai social o allenarci a lasciare i problemi di lavoro fuori dalla porta di casa. La lista potrebbe essere molto lunga, a voi la libertà di aggiungere ciò che avvelena l’anima della vostra relazione coniugale. Alla fine potremo dire di aver attraversato il deserto per essere risorti a vita nuova con Gesù.

 

Ida Giangrande

http://www.puntofamiglia.net

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