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La fede degli apostoli

da Teologo Borèl

del 03 settembre 2012  (function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = "//connect.facebook.net/it_IT/all.js#xfbml=1"; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs); }(document, 'script', 'facebook-jssdk'));  

 

          Fra i discepoli di Cristo ce n'erano alcuni che gli prestavano fede, altri no; e fra coloro che non credevano era Giuda, che poi lo avrebbe tradito. Cristo li conosceva tutti, quali fossero i credenti e quali i non credenti; conosceva anche chi l'avrebbe tradito e quelli che si sarebbero allontanati da lui. Ma prima che se ne vadano quelli che l'hanno deciso, mostra che la fede in lui non è di tutti, ma di coloro a cui «è concesso dal Padre» (Gv 6.65). Perciò né la carne né il sangue, ma solo il Padre che è nei cieli può rivelare «il mistero della fede» (1 Tm 3,9); ed egli ad alcuni lo concede, ad altri no. Lui sa per qual motivo non lo dà, a noi non è dato saperlo; e dinanzi a una cosa tanto incomprensibile e misteriosa ai nostri occhi non possiamo far altro che esclamare pieni di meraviglia: «O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!» (Rm 11,33).

          Molti poi dei discepoli che non credettero tornarono indietro preferendo seguire Satana e non Cristo. Perciò Gesù disse ai dodici che erano rimasti: «Forse anche voi volete andarvene? Gli rispose Simon Pietro: Signore, da chi andremo?» (Gv 6,67-68). Se ci allontaniamo da te dove troveremo la vita e la verità, dove l'autore della vita, dove un simile maestro di verità? «Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68). Le tue parole, ascoltate con venerazione e custodite con fede profonda,danno la vita eterna. Con le tue parole prometti la vita eterna, offrendoci il tuo corpo e il sangue tuo.

          E noi, che prestiamo fede alle tue parole, «abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6,69); cioè che sei tu stesso la vita eterna, e nella tua carne e nel tuo sangue non dai se non ciò che sei. Abbiamo creduto, disse, e conosciuto che tu sei il Figlio di Dio: perciò tu hai parole di vita eterna, e noi crediamo e sappiamo che è vero ciò che hai detto, che dobbiamo mangiare la tua carne e bere il tuo sangue, perché tu sei il Cristo, il Figlio di Dio. Non disse: abbiamo conosciuto e creduto, ma «abbiamo creduto e conosciuto». Da ciò si può comprendere che questa conoscenza si viene formando nella mente col progredire della fede. Infatti è stato scritto: «Se non crederete, non avrete stabilità» (Is 7,9). La fede stessa è in qualche modo una conoscenza anche per quelli che credono con semplicità, senza capire le sue argomentazioni. Invece la conoscenza che arriva a essere formulata in concetti è propria di coloro che hanno le facoltà maggiormente esercitate nell'indagare le dimostrazioni della fede, «pronti sempre a rispondere a chiunque domandi ragione» (1 Pt 3,15) della fede e della speranza che sono in noi.

Baldovino di Canterbury

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