“Io, Angelina e la lezione della Vita”

 

del 20 maggio 2013

 

 

Cara Vita,

è da un po’ che ti volevo scrivere per dirti quanto sia contento di esistere, quanto sia felice di esserci, di essere stato creato per partecipare a questa meravigliosa cosa che è l’esistenza. Meravigliosa Vita, a volte mi sento così attaccato a te che un attimo dopo mi assale il terrore di perderti: non potrei fare a meno di Te, il dolore mi spezzerebbe in due, non posso concepire una vita senza di te Vita.

 Dolorosa Vita, scrivendoti questa lettera, voglio dirti che ho preso alcune decisioni, che non mi fanno felice, no, ma almeno attenueranno la mia sofferenza; mi sono sentito incoraggiato allorquando la mia attrice preferita ha deciso di rinunciare a due delle sue innumerevoli bellezze che Tu, Vita, le hai donato, dopo che ha saputo che sarà probabile che le due cose in questione, pare addirittura l’87% di possibilità, potranno ammalarsi di una terribile malattia. Dopotutto mi è sembrata una scelta saggia: meglio prevenire che curare! Egregia presuntuosa Vita, ti comunico che io comincerò domani mattina, alzandomi, come tutti i giorni, alle 6.45.

 Non farò più la colazione con la mia amata nutella, spalmata sul pane, yogurt con le fragole e spremuta. No, non più, tanto è inutile! Tanto prima o poi te ne andrai Vita, e a che serve fare delle meravigliose colazioni, se Tu un giorno Te ne andrai come una vigliacca? Tra l’altro pare che la percentuale che accada una cosa del genere sia quasi del 100%!

 Sappi, Vita, che sono molto arrabbiato con te, e francamente devo confessarti che non mi sarei mai aspettato delle cose del genere nei miei confronti e nei confronti di Angelina. Ti elevo una vibrata protesta formale e con la presente mi assumo la responsabilità di ciò che vado comunicandoti. Non saluterò più mio figlio, con il cuore che mi va in sollucchero, no! Basta saluti allegri ed entusiasti, tanto fra sette o otto anni entrerà nell’adolescenza e allora smetterà lui di salutarmi; la mia è una durezza preventiva Vita, cerca di capirmi: mi privo di una gioia ora per evitarmi un dolore domani!

 Basta! Non porterò più il caffè in stanza a mia moglie: a che serve essere contenti di ritrovarsi tutti i giorni al risveglio, quando prima o poi tu Vita ce lo impedirai, vero? E allora meglio prepararsi: un sano distacco, un bella dose di indifferenza, un po’ di malumore, certo ci farà trascorrere non proprio dei bei momenti, forse addirittura dovremmo anche rivolgerci a un avvocato, ma vuoi mettere i fastidi di una separazione legale piuttosto che la tristezza delle tue separazioni, Vita?

 Non le farò più le passeggiate in montagna, così eviterò di slogarmi la caviglia, come successe cinque anni fa, ti ricordi? I dottori me lo hanno sempre detto che non posseggo il fisico da atleta, quindi il rischio di farmi male aumenta, almeno del 63%, non trovi? Come mi mancheranno le gite in montagna! Ma mi mancheranno in maniera ancor più bruciante se mi dovessi infortunare, e allora è meglio che rimanga in albergo, un po’ annoiato ma non triste.

 Se devo dirti la verità, Vita, mi mancheranno anche i bagni in mare, al mattino quando l’acqua è liscia, ma ho deciso che non mi immergerò più, tanto a che serve quella bellissima sensazione, se poi non durerà in eterno? Fra una decina d’anni non sarò più in grado di camminare sulla spiaggia, e men che meno riuscirò a farmi una nuotata con quei fondali fatti di scogli, quindi è meglio che mi abitui alla frustrazione: me ne starò sotto l’ombrellone con il caldo torrido a leggermi le pagine sportive del quotidiano, quelle che riguardano l’Inter, anzi sai cosa ti dico? Leggerò solo ed esclusivamente le cronache del campionato 2012/13 quello tra i peggiori della nostra storia calcistica di interisti. È meglio che mi rassegni, tanto a che serve vincere il Triplete, se poi il presidente ci compra Schelotto? Perchè ci illudi, Vita, con una vittoria, se poi in futuro conosceremo ancora sconfitte?

 E dimmi un po’, Vita, perchè devo vedere gli amici, giocare a tennis e a calcetto con loro e poi dopo la doccia, organizzare serate a base di birra, pizza e rutti, ridere a crepapelle, quando poi la probabilità che a qualcuno venga una prostatite è del 79%? Eh? Perché, Vita, permetti che una sera, un amico, quello che fino alla settimana prima aveva ordinato due pizze, confessa che è diventato celiaco, e se poi in quella pizzeria non c’è la farina senza il frumento e, umiliato, tira fuori le gallette di mais con la contentezza di Bersani quando ha fatto lo streaming con Crimi? Dimmi, ha senso? Ha senso, Vita, umiliare così il campione di rutti della Pianura Padana? E’ meglio che non le mangiamo più le pizze, le paste alla matriciana, alla carbonara, al pesto, olio e parmigiano, aglio olio e peperoncino. Che goduria la pasta! Soffrirei troppo, se mi dicessero che sono diabetico o celiaco e tutti abbiamo il 18% di probabilità di diventarlo, e allora abolirò la pastasciutta! Da domani tapioca e kamut: più triste ma più sano.

 Risolto il problema dell’alimentazione, rimane quello degli amici. Perchè affezionarsi ad un amico, quando tutti lo sanno che c’è un’altissima percentuale, almeno il 52%, che si possa imboccare strade diverse con il rischio di non vedersi più; che uno si sposi e vada a vivere in Australia (31% di probabilità); che si smetta di venire alle serate birra pizze e rutti, perchè ci si è innamorati del proprio commercialista e si va a vivere insieme (78% di probabilità), eh, perchè?

Meglio evitarsi questi dolori inutili, meglio chiedere l’amicizia su Facebook, anzi, sperare che te la neghino, così non si cade nella tentazione di affezionarsi. Cara la mia ingenerosa Vita, eccomi a comunicarti la mia più grave decisione: siccome è probabile, la scienza medica si spinge fino ad azzardare un 94%, che anche il prossimo inverno mi ritorni un raffreddore, ho deciso di rinunciare al mio naso.

 Cara la mia irrispettosa Vita, mi ha regalato un naso talmente grosso che, quando mi viene un raffreddore, è come se si fosse ammalato l’87% del corpo, e la sofferenza è troppa. Non so come si farà a vivere senza un naso, certo risparmierò in fazzoletti, e di questi tempi risparmiare è un’attitudine che tutti quanti dovremmo riconsiderare.

 

 

Giacomo Poretti

 

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