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Esercizi Spirituali, testimonianza

del 30 agosto 2017

Annachiara ci scrive cosa ha vissuto nei giorni di Esercizi Spirituali sui luoghi di san Francesco d'Assisi e don Tonino Bello...

 

Ciao a tutti, mi chiama Annachiara, ho 22 anni e faccio parte dell’mgs triveneto.

Quest’estate ho scelto di partire insieme ad altri quaranta giovani per una settimana di esercizi spirituali itineranti tra l’Umbria, l’Abruzzo e la Puglia, accompagnati da otto, tra sacerdoti e suore salesiani.

Se vi state chiedendo in che cosa ci si eserciti durante gli “esercizi spirituali” vi dirò che tra le tante cose, io mi sono esercitata nell’ascolto. Paziente, faticoso, disturbato, a volte, commovente, spesso.

Ho avuto infatti la fortuna di conoscere più da vicino alcuni uomini e alcune donne che mi hanno fatto dono della loro storia.

Il primo si chiama Francesco, per i più San Francesco d’Assisi. L’ho incontrato inizialmente a Rivotorto, un paesino vicino ad Assisi, dove si vede ancora il letto di un rigagnolo che da questo curioso nome al posto. Qui ho fatto visita ad una baracca di pietra dove un giorno lui e i suoi amici hanno deciso di trascorrere le loro giornate essenzialmente pregando e mangiando insieme. Davanti all’arcinoto roseto (quello dove Francesco si gettò la notte che si sentì investito da una forte tentazione) mi sono resa conto che questo Francesco aveva compreso per davvero il segreto della felicità. Vivere il Vangelo puro così com’è, renderlo carne attraverso una vita in comunione con gli altri, perché li si possa chiamare fratelli, non per modo di dire, ma perché lo sono diventati veramente.

Il secondo si fa chiamare don Tonino, ha un sorriso che disarmerebbe ogni sorta di muso lungo e una voce che scava a fondo nell’anima, la scuote e poi la restituisce al proprietario più rinvigorita di prima.

Per cinque giorni in cui abbiamo solcato le strade sterrate della sua terra pugliese, attraversato le piazze dei paesini salentini e nuotato nel suo mare, in cui tanto amava portare i suoi studenti.

Don Tonino Bello, ad oggi Servo di Dio, è stato sacerdote, educatore, poeta, vescovo e molto altro ancora. L’aspetto che però mi ha più affascinata è che sapeva stringere un legame unico e personalizzato con ciascuna delle persone che incontrava. Alcune di loro ci hanno portato la propria testimonianza.

Elvira, per esempio, era adolescente quando don Tonino è arrivato a Molfetta per diventare vescovo della diocesi. Grazie alle sue parole si è appassionata alla scrittura facendo del suo lavoro un vero e proprio impegno politico a favore della pace. Entrando nella sua casa editrice, si respirava l’aria della libertà e dei grandi valori, nonostante lei stessa ci raccontasse che non è sempre facile lottare per quello in cui si crede. Poi c’è Renato, collaboratore stretto del vescovo a tal punto da diventare fedele custode delle sue chiavi di casa e delle sue confidenze di amico; don Gigi, che porta avanti l’opera di don Tonino incontrando i pellegrini che si recano alla sua tomba, Claudio, che dal don ha imparato a vivere con in mano “Bibbia e giornale”, don Ignazio, sacerdote di grande spiritualità che ci ha aiutati a comprendere quanto don Tonino fosse radicato in Cristo e allo stesso tempo profondamente innamorato dell’uomo. Infine abbiamo incontrato Mimmo, il medico che ha avuto il dono di stare accanto a don Tonino negli anni della malattia che lo hanno portato poi alla morte.

L’altro aspetto fondamentale degli esercizi è che non si è da soli. In tutti i sensi.

In questa esperienza, infatti, avrei fatto il doppio della fatica a camminare sotto il sole e a sopportare le lunghe traversate in pullman se non ci fossero stati gli altri, tutti gli altri giovani con cui ho condiviso le giornate. Fin dai primi chilometri in direzione di Assisi si è creato un clima di fraternità, allegria e semplicità, proprio come avrebbe voluto don Bosco.

Non potevamo fare esperienza più vera di Chiesa di questa. La Chiesa, che San Francesco e don Tonino hanno rifondato dall’interno riportandola all’essenziale, eravamo noi. Noi tutti cha abbiamo tentato di vivere in prima persona come fratelli e non come sconosciuti o peggio, antagonisti. Non sempre è stato facile perché si sa, la convivenza richiede impegno. Ma la gioia che proviene dalle condivisioni in gruppo o dal pranzare insieme è quella che riempie davvero il cuore e che resta incastonata più a lungo.

Al termine di questa avventura perciò il mio grazie va a tutti coloro che hanno scelto e si sono impegnati per dare vita a quel clima di comunità: dai cuochi all’autista, dalle Figlie di Maria Ausiliatrice e cooperatori salesiani che ci hanno ospitato, ai testimoni che abbiamo incontrato.

E il pensiero per il nuovo anno va a tutti noi: preti, suore e giovani che camminiamo fianco a fianco in cerca della vera felicità, consapevoli ogni giorno di più che, come diceva don Tonino, si ha a disposizione «una fontana a cui potersi abbeverare e trovare, non la felicità piena, ma l’appagamento interiore; trovare soprattutto le forze per camminare, per andare avanti e raggiungere veramente gli estuari dove la felicità si trova: nel regno di Dio. Questa fontana è l’ascolto della parola del Signore, cioè il Vangelo».

Buon inizio di anno a tutti!

 

Annachiara Meneghetti

 

 

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