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Dalla GMG di Madrid a quella di Rio passando per l'oggi!

da Teologo Borèl

del 17 agosto 2012  (function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = "//connect.facebook.net/it_IT/all.js#xfbml=1"; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs); }(document, 'script', 'facebook-jssdk'));  

 

Chi ha ricevuto una bella notizia, vuole subito gridarla al mondo; così deve essere dell’incontro con Gesù, che non può essere tenuto per sé per paura, per comodità, per gelosia. La fede va raccontata con la vita, nella quotidianità, nella gioia, con gesti semplici e concreti, anche se dobbiamo sempre essere pronti a qualcosa di più grande! È accaduto anche a te quest'anno dopo l'esperienza della Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid o è stata solo una bella parentesi estiva? Il Papa ha detto nella messa conclusiva: «Da questa amicizia con Gesù nascerà anche la spinta che conduce a dare testimonianza della fede negli ambienti più diversi, incluso dove vi è rifiuto o indifferenza. Non è possibile incontrare Cristo e non farlo conoscere agli altri. Quindi, non conservate Cristo per voi stessi! Comunicate agli altri la gioia della vostra fede. Il mondo ha bisogno della testimonianza della vostra fede, ha bisogno certamente di Dio. (…) Anche a voi spetta lo straordinario compito di essere discepoli e missionari di Cristo».

 

 

Esperienze forti come la GMG hanno cambiato la vita a molti, così come altri sono rimasti indifferenti. Spesso è il quotidiano che prende un sapore diverso senza bisogno di gesti eclatanti: la partecipazione alla messa, la vita nella comunità di riferimento, l’accostarsi ai Sacramenti, la preghiera, la lettura del Vangelo, la conoscenza della Dottrina della Chiesa e dei discorsi del Papa, il servizio per i più deboli, non sono più visti come un obbligo bensì come il frutto del desiderio e dell’amore. Il Santo Padre ha affermato: «Cari giovani, permettetemi che, come Successore di Pietro, vi inviti a rafforzare questa fede che ci è stata trasmessa dagli Apostoli, a porre Cristo, il Figlio di Dio, al centro della vostra vita. Però permettetemi anche che vi ricordi che seguire Gesù nella fede è camminare con Lui nella comunione della Chiesa. Non si può seguire Gesù da soli. Chi cede alla tentazione di andare «per conto suo» o di vivere la fede secondo la mentalità individualista, che predomina nella società, corre il rischio di non incontrare mai Gesù Cristo, o di finire seguendo un’immagine falsa di Lui». Dire “sì” a Cristo e “no” alla Chiesa significa essere cattolici a metà.

 

 

Ci possono non piacere alcune scelte della gerarchia ecclesiastica, ma ricordiamoci che Gesù non tolse a San Pietro l’incarico di essere suo successore pur avendolo tradito con i suoi “no”. Di questa fiducia misericordiosa dobbiamo far memoria tutte le volte che siamo tentati di camminare da soli. Lo abbiamo fatto in quest'anno trascorso con il ricordo fresco della spiritualità di Madrid? Quando siamo interrogati da un professore la nostra risposta giusta non serve a compiacere il docente, ma a ottenere un buon voto. Quando siamo interrogati dalla fede e dal Vangelo, la nostra risposta positiva non solo tornerà per il nostro maggior bene, ma sarà anche per la maggior gloria di Dio. La miglior risposta da dare a Gesù è: “Eccomi”! «Rispondetegli con generosità e audacia - esorta Benedetto XVI -  come corrisponde a un cuore giovane qual è il vostro. Ditegli: Gesù, io so che Tu sei il Figlio di Dio, che hai dato la tua vita per me. Voglio seguirti con fedeltà e lasciarmi guidare dalla tua parola. Tu mi conosci e mi ami. Io mi fido di te e metto la mia intera vita nelle tue mani. Voglio che Tu sia la forza che mi sostiene, la gioia che mai mi abbandona».

 

 

Un anno fa si preparavano le ultime cose in vista della partenza e diversi erano già in viaggio. E ora? E oggi? E domani? In famiglia, a scuola, all’università, nel mondo del lavoro, per strada, sui mass media, la coerenza della fede è messa spesso a dura prova e tentata. Si cade, si è come schiacciati, si vorrebbe fuggire, ma la croce è sempre là a ricordarci che se Gesù è morto per noi, se muoiono molti martiri ancor oggi per il Vangelo, anche noi possiamo resistere. Essere cristiani non facile, ma è felice! Coraggio e "state sereni".

 

 

 

N.B. Le riflessioni sono tratte dal libro di Marco Pappalardo "La vostra forza è più grande della pioggia. Pensieri di Benedetto XVI commentati per i giovani perché la GMG continui nella vita", Effatà Editrice.

 

 

Marco Pappalardo

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