Cosa succede a Goma?

 

del 23 maggio 2013

 

 

Ancora una volta il Nord Kivu e in particolare il suo capoluogo, Goma, sono teatro di scontri e violenze. Don Piero Gavioli, salesiano, direttore del Centro Don Bosco Ngangi, si fa portavoce della popolazione che chiede solo la pace. Di seguito una sintesi delle comunicazioni che ha inviato in questi ultimi giorni.

Si tratta purtroppo dell’ennesimo episodio di una triste storia che dura da ormai 20 anni. Un po’ più di un anno fa, si è ammutinato un gruppo di militari ribelli, che si è chiamato “M23”. Si rifacevano infatti agli accordi conclusi il 23 marzo 2009 – da qui il nome – tra il governo di Kinshasa e la ribellione di Kunda, durata vari mesi. La nuova ribellione, guidata da Bosco Ntaganda – ricercato dal tribunale penale dell’Aia, dove si trova ora – e sostenuta dal Ruanda e dall’Uganda, è nata per reclamare l’applicazione – non avvenuta secondo loro – degli accordi del 2009.

Dopo una serie varia di attacchi e di ritirate, alla fine di novembre 2012, l’M23 ha occupato Goma per 10 giorni, poi si è ritirato a pochi chilometri più a nord, e ha continuato ad occupare militarmente e a sfruttare economicamente buona parte del Nord Kivu.

Su pressione internazionale, governo e ribelli si sono incontrati a Kampala, senza arrivare ad un accordo. I paesi della regione dei Grandi Laghi hanno deciso di inviare a Goma una forza di intervento africana, che, operativa probabilmente tra 3 mesi, dovrebbe ridurre tutti i gruppi armati (ultimamente ne sono sati recensiti 27, ma ne nascono di nuovi ogni giorno).

Lunedì 20 maggio, per impedirne o ritardarne l’intervento – è la nostra ipotesi – l’M23 ha sferrato un attacco contro le forze armate governative a Kibati, 12 km a nord dei Goma. Ed è iniziato un ennesimo esodo di rifugiati, soprattutto di donne e bambini che cercano un po’ di sicurezza e che giungono anche al Centro Don Bosco Ngangi.

La notte successiva è stata tranquilla; ieri, 21 maggio, si sono svolte le lezioni come sempre, ma a Kibati (12 km a nord) si sente sparare. Evidentemente non ci sono notizie precise, ogni campo accusa l’altro di essere all’origine della sparatoria del giorno precedente e non ci sono negoziati in corso.

Al Centro Don Bosco stiamo tutti bene e continuiamo a fare il nostro lavoro. Ci hanno chiesto se possiamo accogliere rifugiati, come abbiamo fatto sei mesi fa. Ho risposto che in caso di urgenza estrema, lo possiamo fare; per il momento, siamo a poche settimane dalla fine dell'anno scolastico, vorremmo che gli allievi delle nostre scuole possano terminarlo quasi normalmente.

Per il momento aspettiamo l’evoluzione degli eventi. Aiutateci con la vostra preghiera. Se avete contatti con ministri o parlamentari, dite loro che non dimentichino questa popolazione che subisce una guerra senza sapere perché. (…) Sostenete il nostro coraggio con la vostra preghiera, e dite a tutti che a Goma è in corso un’altra inutile strage.

Nelle sue lettere don Gavioli ricorda anche un messaggio inviato lo scorso 6 maggio da mons. Théophile Kaboy, vescovo di Goma, nel quale il presule denunciava il clima d’insicurezza che già due settimane fa regnava nella regione, con l’impossibilità delle donne e dei contadini di lavorare i campi per paura delle violenze, i rapimenti dei minori per l’arruolamento nelle milizie o l’abuso sessuale, le estorsioni, i sequestri a scopo di riscatto e l’apparire del tribalismo.

A don Gavioli ha risposto Don Pascual Chávez che a Fatima, dove lo scorso fine settimana ha incontrato i giovani e la Famiglia salesiana, ha affidato la popolazione di Goma e di tutte le aree di guerra alla protezione della Vergine Maria. Il Rettor Maggiore ha anche assicurato di farsi presente con ministri e parlamentari affinché la popolazione di Goma non sia dimenticata e ha promesso che Goma sarà al centro delle sue preghiere anche nella celebrazione del 24 maggio a Valdocco per la festa di Maria Ausiliatrice.

 

ANS

 

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