Conferenza stampa di presentazione dell'Instrumentum Laboris

del 22 giugno 2018

Alla presentazione dell'Instrumentum Laboris anche un intervento di don Rossano Sala sdb, Segretario Speciale del Sinodo, che ha offerto spunti interessanti sui passi della Chiesa verso i giovani...

 

Intervento del Card. Lorenzo Baldisseri

Saluto cordialmente tutti voi che partecipate a questa Conferenza Stampa. Desidero aiutare tutti e ciascuno a mettersi in sintonia con l’Instrumentum laboris del prossimo Sinodo dei giovani dal tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, che si svolgerà a Roma dal 3 al 28 ottobre prossimi.

Come avrete certamente notato, si tratta di un testo abbastanza ampio e articolato, del quale cercherò di illustrare alcuni elementi principali, partendo dal dire qualcosa sulle finalità del Sinodo, sul metodo seguito e sulla struttura del documento.

Il Sinodo ha come prima finalità quella di rendere consapevole tutta la Chiesa del suo importante e per nulla facoltativo compito di accompagnare ogni giovane, nessuno escluso, verso la gioia dell’amore; in secondo luogo, prendendo sul serio questa missione, la Chiesa stessa potrà riacquistare un rinnovato dinamismo giovanile; in terzo luogo è importante anche per la Chiesa cogliere quest’occasione per mettersi in discernimento vocazionale, così da riscoprire in che modo può meglio corrispondere oggi alla sua chiamata ad essere anima, luce, sale e lievito del nostro mondo.

Come conseguenza di queste finalità, l’Instrumentum laboris è redatto secondo il “metodo del discernimento”. Con ciò intendo dire che in sostanza il Sinodo stesso è un esercizio di discernimento, il cui processo si attua compiendo gli stessi passi che aiutano ogni giovane a far luce sulla propria vocazione. Papa Francesco, in Evangelii Gaudium 51, presenta il processo di discernimento con tre verbi: riconoscere, interpretare, scegliere. Per questo motivo, il testo è diviso in tre parti, ciascuna riferita a uno dei tre verbi.

Il primo passaggio del discernimento è segnato dal verbo riconoscere. Subito viene in mente il racconto dell’episodio di Emmaus, dove si dice che «si aprirono i loro occhi e lo riconobbero» (Lc 24,31). È quindi evidente che “riconoscere” non è un generico vedere o un semplice ascoltare, ma dice molto di più: si tratta di lasciarsi abitare dalla grazia per avere lo sguardo del discepolo, una comprensione della realtà che sa vedere il cuore, un’intelligenza che nasce dalle viscere di misericordia che abitano in ognuno di noi. “Riconoscere” significa partecipare dello sguardo di Dio sulla realtà, osservando il modo in cui Dio parla a noi attraverso di essa.

Il secondo passaggio punta sul verbo interpretare. La realtà è più importante dell’idea, ma le idee diventano necessarie nel momento in cui si sono riconosciuti gli appelli che vengono dalla realtà. Ci vuole un quadro di riferimento per interpretare la realtà, altrimenti si resta preda della superficialità. È necessario andare in profondità, verso un livello biblico e antropologico, teologico ed ecclesiologico, pedagogico e spirituale. Le buone idee illuminano, fanno chiarezza, sciolgono i nodi, aiutano a sbrogliare la matassa, a superare la confusione e a risolvere le frammentazioni, accompagnando verso una visione integrale e sinfonica.

Il terzo momento si concentra sulla necessità di scegliere. Dopo aver riconosciuto e interpretato, la fase più delicata e importante è prendere decisioni coraggiose e lungimiranti alla luce del percorso svolto. Il discernimento troppe volte rischia di arenarsi su infinite analisi e su molte e diverse interpretazioni, che non arrivano a buon fine, cioè a decisioni concrete, profetiche e pratiche. Ecco che diventa importante portare a compimento il cammino attraverso scelte condivise che ci aiutino nel nostro percorso di conversione pastorale e missionaria.

I contenuti

Risulta impossibile far luce su tutti i contenuti dell’Instrumentum laboris in questa sede. Rendo conto brevemente di alcuni di essi, passando in rassegna il documento in forma lineare. Emergeranno così anche le scelte fondamentali che hanno guidato la sua compilazione.

1.1 Prima parte: “Riconoscere: la Chiesa in ascolto della realtà”

Dopo aver chiarito nell’introduzione le finalità, il metodo e la struttura, la prima parte è composta da cinque capitoli.

I primi due offrono uno sguardo piuttosto ampio sui diversi contesti, mostrando che ci sono davvero molte differenze e molte comunanze tra i giovani di tutto il mondo: la globalizzazione crea molta omologazione, ma le diversità sociali, economiche, culturali, religiose e spirituali rimangono comunque tante. Tra le varie preoccupazioni che sono indicate, sottolineo il tema dei rapporti intergenerazionali – che vedono gli adulti in tendenziale concorrenza piuttosto che in alleanza con i giovani – e la presenza ormai trasversale del continente digitale, che è un’inedita piattaforma di vita per i giovani con importanti opportunità e nuovi pericoli.

Seguono tre capitoli che possiamo definire tre specifici focus su questioni puntuali.

La prima lente di ingrandimento è puntata sui giovani più poveri e abbandonati, che sono continuamente rifiutati da un mondo che si auto comprende a partire dal paradigma dello scarto, quello del “compra, usa, e getta”. Quando questa “cultura” si applica alle persone umane si perde qualsiasi considerazione della loro dignità: il lavoro (sia nell’ottica della sua mancanza che in quella dello sfruttamento), le migrazioni, le discriminazioni e le esclusioni sociali ne danno un triste esempio.

La seconda lente d’ingrandimento – il capitolo quarto – offre una lettura più approfondita circa sei “sfide antropologiche e culturali” che la Chiesa è chiamata ad affrontare oggi nel suo impegno pastorale verso i giovani: la nuova comprensione del corpo, dell’affettività e della sessualità; l’avvento di nuovi paradigmi conoscitivi che veicolano un diverso approccio alla verità; gli affetti antropologici del mondo digitale, che impone una diversa comprensione del tempo, dello spazio e delle relazioni umane; la generalizzata delusione istituzionale tanto in ambito civile che ecclesiale; la paralisi decisionale che imprigiona le giovani generazioni in percorsi limitati e limitanti; infine, la nostalgia e la ricerca spirituale dei giovani, che appaiono meno ‘religiosi’, ma più aperti ad autentiche esperienze di trascendenza.

Il terzo ed ultimo focus della prima parte si riferisce all’ascolto della parola dei giovani. Partendo dalla consapevolezza che la Chiesa fatica oggi ad ascoltare, emergono le richieste e le attenzioni dei giovani: chiedono coerenza, autenticità, spiritualità; desiderano una rinnovata capacità relazionale e dinamiche di accoglienza profetiche; domandano una liturgia viva e vivace; chiedono un impegno disinteressato per la giustizia nel mondo. Sono assetati di fraternità. La voce dei seminaristi e dei giovali religiosi e religiose su questi temi è particolarmente preziosa.

1.2. Seconda parte: “Interpretare: fede e discernimento vocazionale”

La seconda parte è composta di quattro capitoli. Alla luce della fede, offre una panoramica da diversi punti di vista sulle parole chiave del Sinodo: giovinezza, vocazione, discernimento, accompagnamento.

Il primo capitolo, di indole biblica e antropologica, ha il compito di accompagnare il lettore ad approfondire l’idea di giovinezza partendo da alcune costanti bibliche che ne illuminano i tratti fondamentali. Attraverso diversi testi emerge come la giovinezza sia il tempo dell’amore e della gioia, della fortezza, della conquista e del rischio, dell’incertezza e della paura, della caduta e della conversione, della disponibilità all’ascolto e della maturazione. Soprattutto è tempo di contatto salvifico con il Dio dell’alleanza e dell’amore che offre la sua Parola e la relazione con Lui in vista di una vita piena e abbondante.

Il secondo capitolo è di indole teologica ed ecclesiologica. Partendo dall’ascolto dei giovani e degli educatori/formatori, è chiara la necessità di offrire un quadro di ricomprensione della questione vocazionale di ampio respiro, che la renda capace di essere significativa per tutti i giovani, nessuno escluso, e non solo nel senso più specifico di vocazione al ministero ordinato e alla vita consacrata. Per questo il capitolo parte dalla necessità di illuminare la vita a partire dall’orizzonte vocazionale e termina invitando a valorizzare ogni tipo di vocazione nella Chiesa e nel mondo. Tra queste, la famiglia ha sicuramente una posizione di rilievo, cosa che ci ricollega in maniera forte al Sinodo precedente. Faccio notare anche l’emergere nella Chiesa di una domanda, meno usuale, circa la collocazione vocazionale di persone che scelgono di rimanere “single” senza riferirsi né al matrimonio né a una consacrazione particolare; si constata infatti che in molti Paesi il loro numero è in aumento.

Il terzo capitolo entra poi nei dinamismi del discernimento vocazionale. In un mondo che percepiscono come confuso e frammentato, molti giovani chiedono di essere aiutati a leggere gli eventi della loro vita alla luce della fede. Il capitolo chiarisce quindi il senso e il contenuto del discernimento, facendo leva sui tre verbi riconoscere-interpretare-scegliere. Decisivo in questo cammino rimane il confronto con la coscienza personale.

L’ultimo capitolo è dedicato al tema dell’accompagnamento. Viene offerto uno sguardo sui diversi tipi di accompagnamento: c’è infatti un accompagnamento d’ambiente e di comunità, c’è un accompagnamento nella lettura dei segni dei tempi, uno di tipo psicologico ed uno più spirituale, così come si è accompagnati in famiglia e tra i pari. Emerge anche il rapporto tra Sacramento della Riconciliazione e accompagnamento. Molto interessanti sono le parole dei giovani quando evidenziano le qualità che si attendono nelle persone che li accompagnano. Essi constatano con dispiacere che in tante situazioni e in molti contesti ecclesiali non incontrano persone preparate e adeguate.

1.3 Terza parte: “Scegliere: cammini di conversione pastorale e missionaria”

Il titolo della terza parte riprende un’espressione di Evangelii Gaudium. È una prospettiva impegnativa: dopo aver riconosciuto e interpretato, il riferimento alla scelta è orientato decisamente alla conversione del cuore e della mente e al rinnovamento delle pratiche pastorali. Anche qui, come nella seconda parte, abbiamo quattro capitoli.

Il primo è introduttivo e serve da orientamento: accompagna nella ridefinizione del volto di una Chiesa che desidera essere generativa nei confronti dei giovani, facendo del discernimento il suo modo di procedere abituale e il suo stile inconfondibile. Una Chiesa chiamata a mettere mano alle sue forme e al suo modo di abitare il mondo di oggi; chiamata ad essere segno di fraternità in un mondo lacerato; chiamata a lavorare per il regno di Dio in forma integrale, disinteressata e decentrata.

Il secondo capitolo è il più consistente di tutto l’Instrumentum laboris. Mostra la necessità che la Chiesa si confronti con il quotidiano della vita dei giovani e sia presente e operante lì dove essi vivono la loro esistenza concreta. Spesso accade di colpevolizzare i giovani, attribuendo loro la responsabilità di essersi allontanati in tanti dalla Chiesa. Ma molte volte essi hanno vissuto situazioni tali che li portano ad affermare che è la Chiesa ad essersi allontanata da loro. E lo dicono apertamente. In molti casi non l’hanno sentita e non la sentono vicina nelle diverse esperienze e nei diversi ambiti della loro vita: scuola, università, mondo del lavoro, impegno politico, ambiente digitale, musica, sport e amicizia. Senza escludere la necessaria vicinanza e il doveroso sostegno nel disagio e nell’emarginazione: disabilità e malattia, dipendenze e altre fragilità, carcere, violenza e guerra, migrazioni e morte. Essere partecipi della vita quotidiana dei giovani significa poter riconoscere che la loro esistenza è attraversata dalla presenza di Dio e dall’azione della grazia che va accolta, accompagnata e portata a compimento.

Il terzo capitolo è un focus sulla forma e sulla forza della comunità ecclesiale oggi in relazione alla sua identità e missione per e con i giovani. In dieci passaggi vengono messi a tema punti di forza, di debolezza, di profezia e di discussione emersi dalle richieste dei giovani e dalle restituzioni delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo. Tanti qui sono i punti che necessitano di essere approfonditi: dalla forma familiare della Chiesa alla sua proposta di spiritualità, dalla valutazione della sua passione educativa al coinvolgimento delle famiglie nella pastorale giovanile vocazionale, dalla qualità dell’iniziazione cristiana alla valorizzazione della Parola di Dio e della liturgia, dal servizio e dal volontariato in ottica di discernimento vocazionale alla vocazione della Chiesa come aperta ed accogliente per tutti.

L’ultimo capitolo dell’Instrumentum laboris è dedicato all’animazione e all’organizzazione della pastorale. Anche qui emergono parecchie opzioni e scelte da fare, perché le domande emerse dall’ascolto sono state innumerevoli: come promuovere il protagonismo giovanile in una realtà ecclesiale tendenzialmente ancora dominata dal clericalismo? Come creare comunione tra i vari livelli di animazione della pastorale (mondiale, diocesana, parrocchiale)? Come avviare o rafforzare un lavoro di comunione tra i diversi soggetti della pastorale giovanile vocazionale (clero, religiosi e religiose, movimenti e associazioni)? In che modo rafforzare il lavoro in rete non solo nella Chiesa, ma tra diverse religioni e diversi soggetti civili, sociali e religiosi? In che modo strutturare percorsi educativi e pastorali che sappiano unificare eventi straordinari e vita quotidiana dei giovani? Come progettare proposte formative appropriate per i candidati al sacerdozio e alla vita religiosa, accompagnandoli in un percorso di maturazione nella libertà e di progressivo discernimento in vista di una scelta definitiva? Infine, a partire da quale prospettiva pensare ad una pastorale che sia veramente integrata e orientata alla centralità dei giovani?

L’Instrumentum laboris si conclude con un ‘rilancio’ verso la santità. In tre brevi passaggi si chiarisce che la santità è la vocazione unica e unificante per tutta l’umanità, perché nessuno è potenzialmente escluso da questa meta dell’esistenza. Poi si sottolinea che anche la giovinezza, come tutte le altre età della vita, è un tempo propizio per la santità, cioè per vivere conformemente al volere di Dio. Infine si ricorda che abbiamo a nostra disposizione una schiera di giovani santi che ci hanno mostrato il modo migliore di vivere quell’entusiasmante età della vita che è la giovinezza.

La speranza

Come si può vedere, l’Instrumenum laboris offre innumerevoli spunti per la riflessione ed attiva a cercare risposte concrete. È un documento certamente interlocutorio, che raccoglie e fa convergere tante indicazioni di molti soggetti. Vuole aiutare a riconoscere, interpretare e scegliere. E sprona a camminare, a far luce sui problemi e a trovare vie per risolverli.

Soprattutto, in un mondo che non ci aiuta più a sognare, può essere letto come un invito a ricominciare a desiderare l’impossibile, a sognare per e con i giovani cose grandi. Il n. 43 dell’Instrumentum laboris riporta ciò che dicono i giovani nel Documento della Riunione presinodale: «A volte, finiamo per rinunciare ai nostri sogni. Abbiamo troppa paura, e alcuni di noi hanno smesso di sognare. Ciò è legato alle molteplici pressioni socio-economiche che possono inaridire la speranza tra i giovani. A volte non abbiamo neanche più l’opportunità di continuare a sognare» E al n. 81, nella parte dedicata all’antropologia biblica, riferendosi ad un passaggio molto caro a papa Francesco tratto dal libro di Gioele, si afferma che «i sogni degli anziani e le profezie dei giovani accadono solo insieme (cfr. Gl 3,1), confermando la bontà delle alleanze intergenerazionali». Se noi, adulti e anziani, non sogniamo, i giovani non potranno profetizzare!

Ecco che il Sinodo dedicato ai giovani ci dà l’opportunità di ritrovare la speranza della vita buona, il sogno del rinnovamento pastorale, il desiderio della comunione e la passione per l’educazione. Per parlare qui solo di speranza, ma non di una speranza immanente e generica, bensì cristiana, faccio riferimento ad un dato assai triste che ci costringe a pensare. L’ascolto che abbiamo messo in campo durante questi ultimi anni in vista del Sinodo ci ha restituito una mancanza di speranza piuttosto generalizzata: anziché coltivare una speranza affidabile e vivere a partire da essa, molti giovani tentano continuamente la sorte: le scommesse in ogni campo aumentano esponenzialmente, il gioco d’azzardo si amplia tra i giovani, nelle nostre città si moltiplicano le sale da gioco in cui si smette di sperare, affidando la propria vita ad un improbabile colpo di fortuna. Effettivamente, quando si perde la speranza si tenta la fortuna.

Il desiderio più grande che vorrei comunicare è che questo Sinodo sia un’occasione di vita e di speranza per i giovani, per la Chiesa e per il mondo. Per tutti i giovani, perché in un mondo che sta rubando loro affetti, legami e prospettive di vita, riscoprano la bellezza della vita a partire dalla felice relazione con il Dio dell’alleanza e dell’amore. Per la Chiesa, perché in un momento non facile riacquisti, attraverso un percorso di autentico discernimento nello Spirito, un rinnovato dinamismo giovanile. Ed infine per il mondo intero, perché tutti gli uomini e le donne possano riscoprire di essere destinatari privilegiati della buona notizia del Vangelo.

[00986-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Intervento di S.E. Mons. Fabio Fabene

L’Instrumentum laboris è il momento di convergenza dell’ascolto di tutte le componenti della Chiesa ed anche di diverse voci che non appartengono ad essa. Il documento, infatti, è il frutto di un ampio lavoro di consultazione promosso dalla Segreteria Generale del Sinodo a partire dalla presentazione del Documento Preparatorio, avvenuta il 13 gennaio dell’anno scorso.

Come è stata prassi abituale per tutti i precedenti Sinodi, secondo le normative sinodali, sono stati consultati i Sinodi delle Chiese Orientali Cattoliche, le Conferenze Episcopali, i dicasteri della Curia Romana e l’Unione dei Superiori Generali. Tutti questi organismi sono stati invitati a rispondere al Questionario che era parte integrante del Documento Preparatorio, esprimendo la loro comprensione del mondo giovanile, comunicando la loro esperienza di accompagnamento vocazionale e condividendo alcune ‘buone pratiche’. Tenendo presente le diverse situazioni in cui i giovani si trovano a vivere, tre domande del suddetto Questionario erano su base continentale.

Per questo Sinodo la consultazione è stata però allargata, aggiungendo a questa modalità, che definirei ‘classica’, altre iniziative che hanno avuto lo scopo di coinvolgere maggiormente tutto il popolo di Dio, ed in particolare i giovani, nell’approfondimento della tematica sinodale.

La prima iniziativa è stata il Seminario Internazionale sulla condizione giovanile tenutosi nel settembre del 2017. Vi hanno partecipato una cinquantina di Esperti e una ventina di giovani provenienti dai cinque Continenti. Le tematiche affrontate riguardavano i giovani in relazione alla loro ricerca di identità, al rapporto con gli altri, al mondo dello studio, del lavoro, della politica, del volontariato, della tecnologia e della religione.

La seconda è stata il questionario online, attivo in rete dal 14 giugno al 31 dicembre 2017. Esso conteneva domande di tipo diverso rispetto a quelle indirizzate alle Conferenze Episcopali e agli altri organismi precedentemente menzionati. Si rivolgeva, infatti, esplicitamente ai giovani, affinché facessero conoscere le loro situazioni concrete di vita ed esprimessero la loro opinione su alcune tematiche importanti riguardanti la Chiesa e la società.

La terza è stata la Riunione presinodale, tenutasi dal 19 al 24 marzo di quest’anno, alla quale hanno partecipato 300 giovani fisicamente presenti a Roma e circa 15.000 collegati online attraverso la creazione di pagine Facebook nelle 6 principali lingue. Il Documento finale di questa riunione è il frutto di intense giornate di lavoro ed esprime la voce diretta dei giovani. Essi provenivano da ambiti e situazioni diverse ed hanno collaborato felicemente, trovando un’intesa sul testo che è stato consegnato al Santo Padre la scorsa Domenica delle Palme.

Infine, sono state presi in considerazione anche i contributi che un gran numero di giovani, gruppi e movimenti dei cinque Continenti hanno inviato alla Segreteria del Sinodo.

Sono cinque, quindi, le fonti di cui si avvale l’Instrumentum laboris. La voce diretta dei giovani è quella più presente. Sono oltre cento i riferimenti alle tre fonti in cui i giovani si sono espressi direttamente: molte volte si tratta di citazioni piuttosto lunghe. Tutto il quinto capitolo della prima parte è dedicato a dare loro spazio e voce. In questo documento, allora, non si parla semplicemente dei giovani, ma si lascia loro la parola. Dall’insieme del lavoro di ascolto – e soprattutto lo svolgimento della Riunione presinodale lo ha mostrato – si può dire certamente che i giovani si sono mostrati aperti al dialogo intergenerazionale, collaborativi e propositivi, riflessivi e disponibili. Questo dialogo con i giovani proseguirà, in qualche modo, anche durante il Sinodo.

Considerando che l’utilizzo dei social media durante la Riunione presinodale si è rivelato un’esperienza positiva, durante l’Assemblea Generale di ottobre è previsto uno spazio di comunicazione indirizzato direttamente ai giovani. Verranno utilizzati i social media (in particolare Facebook, Instagram e Twitter), con le tempistiche ed i linguaggi propri delle reti sociali. Si avrà così la possibilità di un’interazione giornaliera, anche attraverso immagini e video.

Naturalmente tra gli Uditori, oltre agli educatori dei vari campi, ci sarà un numero considerevole di giovani, anche con particolari esperienze che faranno riflettere sulle difficili situazioni di vita di tanti giovani. Non mancheranno, come in tutti i Sinodi, i Delegati Fraterni di diverse confessioni cristiane e Invitati Speciali di altre religioni.

In questo modo, la XV Assemblea Generale Ordinaria sarà espressione del sentire, dei desideri e delle aspettative di tutti i giovani del mondo, come auspicato dal Santo Padre fin dall’inizio del percorso sinodale.

[00987-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Intervento di P. Giacomo Costa, S.I.

La dinamica del discernimento è al cuore del mio intervento: vorrei fare emergere come il discernimento rappresenti un tema, ma anche il metodo dell’Instrumentum laboris (IL), come di tutto il percorso sinodale.

Il significato di “discernimento” però non può essere dato per scontato, neppure all’interno della Chiesa: lo abbiamo constatato più volte durante il percorso pre-sinodale. Vorrei quindi iniziare spendendo qualche parola per precisare come l’Instrumentum laboris intenda questo termine.

1. Il discernimento

L’ambito in cui si colloca il discernimento è quello della opzione tra le alternative a cui la vita pone dinnanzi, in condizioni di incertezza e in presenza di spinte interiori contrastanti. Attiene innanzi tutto alle scelte fondamentali sullo stato di vita (matrimonio, sacerdozio e vita religiosa), sul corso di studi o sulla professione o su un impegno di servizio, ad esempio in politica. Ma può riguardare anche decisioni più ordinarie (gestione del tempo, scelte di consumo e di investimento, opzioni elettorali, ecc.) che determinano quello che oggi è chiamato “stile di vita”.

Nel discernimento siamo di fatto chiamati a riconoscere la voce dello Spirito, tra le tante che nel mondo si fanno udire, e a decidere di seguirla; è così sia un atto puntuale, che si compie con riferimento a una scelta concreta, ma anche un atteggiamento di attenzione che si snoda nel tempo e accompagna l’intera esistenza. Non è quindi una tecnica per prendere decisioni ma un esercizio della coscienza, fondato sulla convinzione di fede che la vita in pienezza è un dono offerto a ogni uomo e ogni donna. Questa dinamica riguarda ciascuna persona, ma interpella anche i gruppi, le organizzazioni e le istituzioni, a partire da quelle ecclesiali: anche a loro lo Spirito affida una missione, la cui realizzazione richiede un continuo discernimento.

2. Il Sinodo come processo di discernimento

Alla luce di queste riflessioni, è possibile interpretare l’intero percorso sinodale come un esercizio di discernimento ecclesiale, al cui servizio si pone l’IL che presentiamo oggi.

Il tragitto che conduce all’Assemblea del prossimo ottobre prende le mosse da un ascolto profondo della realtà, grazie alle diverse voci ricordate da Mons. Fabene. L’Instrumentum laboris reca traccia di questa varietà di punti di vista e la affida ai Padri sinodali, chiamati a «lasciarsene toccare in profondità» (LS 15), sulla base della fiducia che lo Spirito farà sentire la propria voce, suscitando emozioni, pensieri e parole; il dialogo con cui saranno condivisi permetterà di mettere a fuoco l’appello che oggi rivolge alla Chiesa e la direzione in cui la invita a incamminarsi.

Con la loro discussione i Padri sinodali sono al servizio di tutta la Chiesa, compiendo un discernimento che appartiene alla loro funzione di Pastori. Il frutto del loro lavoro sarà presentato al Papa per le sue valutazioni e decisioni pastorali. Tutta la Chiesa, in docile ascolto della voce dello Spirito, identificherà i passi attraverso cui dare attuazione concreta alle indicazioni del Santo Padre, tenendo conto delle specificità di ciascun territorio.

3. Il discernimento come struttura portante dell’Instrumentum laboris

Come già ricordava S. Em. il Card. Baldisseri, l’Instrumentum laboris è strutturato in tre parti, seguendo i passi tipici di un processo di discernimento (riconoscere, interpretare, scegliere) e offrendo una base all’articolazione dei lavori dell’Assemblea: ogni settimana di lavoro sarà focalizzata su una delle tre parti.

La prima parte (RICONOSCERE) chiede di mettersi di fronte alla realtà non per un’analisi sociologica, ma con lo sguardo del discepolo, scrutando le orme e le tracce del passaggio del Signore con un atteggiamento di apertura e misericordia, evitando pregiudizi e demonizzazioni.

Per chi ha a cuore i giovani e desidera accompagnarli verso la vita in pienezza, è imprescindibile conoscere le realtà che essi vivono, a partire da quelle più dolorose come la guerra, il carcere o l’emarginazione. Ugualmente è necessario lasciarsi interpellare dalle loro inquietudini, anche quando mettono in questione le prassi della Chiesa (ad esempio la vivacità della liturgia o il ruolo della donna) o riguardano questioni complesse come la sessualità. Altrettanto importante è prendere consapevolezza dei punti di forza della presenza della Chiesa nel mondo giovanile, e delle sue debolezze, a partire dalla scarsa familiarità con la cultura digitale.

La seconda parte dell’Instrumentum laboris (INTERPRETARE) fornisce non una interpretazione già pronta della realtà – questo spetta piuttosto ai Padri sinodali –, ma offre alcuni strumenti per una lettura più approfondita. Metto in evidenza in particolare uno dei quattro termini o chiavi di lettura e che è strettamente collegato al discernimento: l’accompagnamento. È un servizio che i giovani chiedono con forza, segnalando di sentirsi soli di fronte a un mondo complicato. Il servizio dell’accompagnamento chiama in causa chi svolge il compito di guida spirituale e ha bisogno di una formazione adeguata, ma non solo. Riguarda molte altre figure che incontrano i giovani nei diversi ambiti in cui si svolge la loro vita, dalla famiglia alla scuola, dal mondo digitale a quello dello sport e della musica, fino alle situazioni estreme come la malattia, il dolore, o l’emarginazione. Sono chiamati a diventare autentici accompagnatori: genitori, psicologi, insegnanti, formatori, educatori, allenatori e in fondo la comunità cristiana nel suo insieme. I giovani stessi segnalano le qualità che deve possedere un buon accompagnatore, a partire dall’aver fatto i conti con le proprie fragilità ed essere testimone di fiducia e speranza, e non un giudice severo o qualcuno che cerca di imporre modelli precostituiti. Nulla respinge quanto gli abusi di ogni genere (sessuali, di potere, nella gestione economica). Accompagnare richiede allora di assumere un rischio, di uscire dalla propria posizione, permettendo a chi è accompagnato di accedere a quella originalità che il Creatore gli ha donato, e non di replicare passivamente un modello.

La terza parte dell’Instrumentum laboris (SCEGLIERE) invita la Chiesa intera a compiere delle scelte di cambiamento all’interno di un orizzonte di vitalità spirituale. La prospettiva è quella integrale tracciata dal magistero di papa Francesco, capace di articolare le diverse dimensioni dell’essere umano, la cura della casa comune, la sollecitudine contro ogni emarginazione, la collaborazione e il dialogo come metodo per la costruzione del popolo di Dio e la promozione del bene comune. Questa prospettiva si salda con la suggestione dell’essere Chiesa in uscita, senza arroccamenti e preoccupazioni di occupare il centro. Darvi attuazione richiede «un deciso processo di discernimento, purificazione e riforma» (EG 30) e anche un onesto ascolto dei giovani che partecipano a pieno titolo del sensus fidei fidelium. È quello che abbiamo già sperimentato durante la Riunione pre-sinodale: anche per questo il sinodo non si concluderà il 28 ottobre e non potrà fare a meno del contributo dei giovani.

4. Conclusione

Riemerge con forza la necessità che il Sinodo si trasformi in una occasione di crescita della Chiesa nella capacità di discernere, in modo da rendere davvero generativo, anche oggi, quel patrimonio spirituale che la storia della Chiesa ci consegna perché ancora una volta possiamo “lavorarlo” in modo che porti frutto. Alcune delle esperienze raccolte durante il lavoro di preparazione mostrano la ricchezza che scaturisce quando questo avviene. Optare per il discernimento, anziché per soluzioni preconfezionate, implica assumere un rischio, ma è soprattutto un atto di fede nella potenza della Spirito, che fin dall’antichità invochiamo come Creatore.

[00988-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Intervento di Don Rossano Sala, S.D.B.

In ognuna delle tre parti dell’Instrumentum laboris vi è la ripresa da diversi punti di vista del racconto evangelico di Emmaus (nn. 1, 75, 175). Mi pare che questa scelta ci offra il giusto stile per leggere e approfondire il Documento dal punto di vista educativo e pastorale, perché in tal modo si afferma che non c’è annuncio della buona novella del Vangelo senza accompagnamento, e che l’accompagnamento è il presupposto per ogni azione evangelizzatrice con e per i giovani.

Riconoscere: le “condizioni di esercizio” della missione ecclesiale oggi

Nella I parte dell’Instrumentum laboris emergono le “condizioni di esercizio” della missione ecclesiale oggi. L’azione pastorale è sempre contestualmente connotata, cioè è inserita in un ambiente culturale, sociale, economico, comunicativo, e religioso.

In questo senso il quarto capitolo della I parte – “Sfide antropologiche e culturali”, nn. 51-63 – appare strategico perché pone alla nostra attenzione sei sfide che in un certo senso sono il contesto proprio non solo della vita dei giovani, ma anche del nostro esistere ed agire, tanto che «il loro continuo ripresentarsi ce li fa riconoscere come segnali del cambiamento d’epoca che stiamo vivendo a livello antropologico e culturale» (n. 51). Il capitolo si snoda identificando sei “sfide antropologiche e culturali” che la Chiesa non può esimersi dal riconoscere ed affrontare con coraggio apostolico e creatività pastorale.

La prima riguarda il corpo, l’affettività e la sessualità. Una seconda riguarda i nuovi paradigmi conoscitivi e la ricerca della verità. Una terza emersa dall’esplorazione sinodale riguarda gli effetti antropologici del mondo digitale. Una quarta è rappresentata dalla delusione istituzionale e dalle nuove forme di partecipazione giovanile. Un quinto elemento sfidante è poi la paralisi decisionale in un contesto di sovrabbondanza di proposte che disorienta. Un’ultima sfida decisiva è rappresentata dalla nostalgia spirituale delle giovani generazioni.

Questi sei aspetti segnano il contesto comune e condiviso in cui siamo immersi, sono un po’ come l’aria che respiriamo. Non riconoscere tutto ciò significa pensare e agire al di là della concretezza della vita e della storia.

Solamente all’interno di queste condizioni precise è possibile riconoscere le opportunità e le criticità della condizione dei giovani di oggi. Essi sono chiamati a sognare, pensare e progettare dentro queste dinamiche che non sono loro a decidere, ma che gli sono date dall’epoca storica in cui tutti viviamo e operiamo.

Interpretare: il ripensamento della “questione vocazionale”

La sfida centrale della II parte dell’Instrumentum laboris è legata al ripensamento della questione vocazionale nel suo insieme. Una delle grandi debolezze della nostra pastorale oggi risiede nel pensare la “vocazione” secondo una visione ristretta, che riguarderebbe solo le vocazioni al ministero e alla vita consacrata.

Alcuni passaggi sono decisivi per porre la questione nel mondo corretto: i numeri che vanno dall’87 al 90 rendono conto con precisione che «solo un’antropologia vocazionale sembra essere adeguata per comprendere l’umano in tutta la sua verità e pienezza» (n. 88). La perdita della cultura vocazionale ci ha fatto precipitare in una società “senza legami” e “senza qualità”. Secondo la visione cristiana dell’uomo, la questione riguardante l’identità e l’unità della persona può avere solamente una risposta vocazionale. Se manca la dinamica vocazionale non ci può che essere una personalità frammentata, caotica, confusa e informe. Invece è da riconoscere che la vocazione è la parola di Dio per me, unica, singolare, insostituibile, che offre consistenza, solidità, senso e missione, all’esistenza di ciascuno.

Anche dal punto di vista istituzionale vale questo “principio vocazionale”. Nella III parte, quando si parla della necessità di consolidare e incrementare l’idea e la pratica della “pastorale integrata” (nn. 209-210), si conferma infatti che la «la chiave di volta per raggiungere questa unità integrata è per molti l’orizzonte vocazionale dell’esistenza» (n. 210).

Risulta infine evidente che solo all’interno di una rinnovata e condivisa “cultura vocazionale” che valorizza ogni tipo di chiamata trova senso l’impegno specifico per la cura delle vocazioni “di speciale consacrazione”.

Scegliere: l’azione educativa e pastorale della comunità cristiana

Dopo aver delineato nel primo capitolo della III parte la forma poliedrica e la natura generativa della Chiesa, gli altri tre capitoli sono dedicati rispettivamente all’azione educativa e pastorale, alla centralità della comunità cristiana e all’organizzazione e animazione della pastorale.

In primo luogo risulta chiaro il primato indiscusso e indiscutibile della vita quotidiana per la pastorale dei giovani. Tante sono le tracce che portano in questa direzione, ma soprattutto compare, il capitolo secondo della III parte che porta un titolo quanto mai suggestivo: Immersi nel tessuto della vita quotidiana (nn. 144-174). Non a caso è il capitolo più esteso di tutto l’Instrumentum laboris e chiede alla Chiesa di essere lì dove sono i giovani e soprattutto di «guardarsi dal colpevolizzare i giovani per la loro lontananza dalla Chiesa, o a lamentarsene, per parlare invece, come fanno alcune Conferenze Episcopali, di una “Chiesa lontana dai giovani” chiamata a intraprendere cammini di conversione, senza far ricadere su altri le proprie mancanze di slancio educativo e di timidezza apostolica» (n. 174).

In secondo luogo è decisiva la centralità e la qualità spirituale della comunità cristiana come orizzonte della nostra azione educativa e pastorale. In un mondo che spinge verso l’isolamento la “profezia della fraternità” rimane un traguardo necessario per inserire la pastorale dei giovani dentro il suo grembo comunitario naturale. Tutto il capitolo terzo della III parte è dedicato a mettere a nudo risorse e debolezze della comunità dei credenti: trasversale e preoccupante emerge purtroppo la perdita della passione educativa di tanti pastori e adulti.

Un altro nodo da affrontare con estrema serietà è quello della “conversione istituzionale”, che riguarda il nostro modo di vivere e lavorare insieme. Mi riferisco all’ultimo capitolo della III parte, dedicato all’animazione e all’organizzazione della pastorale. Per gli addetti ai lavori non è difficile fare il punto sulle tante questioni da prendere in mano con fermezza: comunione ecclesiale, reti e collaborazioni, progettazione pastorale, rapporto tra eventi e vita quotidiana, pastorale integrata sono i titoli che evocano belle sinergie ma anche forti tensioni, ottime realizzazioni ma anche tante improvvisazioni.

L’impegno a dare di più a chi ha avuto di meno

Pongo infine alla vostra attenzione la “predilezione” dell’Instrumentum laboris per le situazioni di difficoltà, di fragilità, di marginalità che toccano i giovani. In questa sollecitudine pastorale per i più piccoli e i più poveri si gioca la credibilità di una Chiesa che si prende cura di coloro di cui nessuno si prende cura, di una Chiesa chiamata a dare di più a chi ha avuto di meno dalla vita.

Faccio riferimento prima di tutto al terzo capitolo della I parte, che fa il punto sulla “cultura dello scarto” che si espande a macchia d’olio nel tempo della globalizzazione dell’indifferenza, dove i giovani sono le prime vittime designate. Sono poi importanti nella III parte i passaggi che vanno dai numeri 166 al 171, dove le categorie giovanili più svantaggiate sono oggetto di attenzione prioritaria: disabilità e malattia, dipendenze e altre fragilità, giovani carcerati, situazioni di guerra e di violenza, giovani migranti.

Proprio in questo impegno di servizio e di vicinanza risiedono delle prospettive interessanti e feconde di pastorale giovanile vocazionale. Da molti è stato ben colto e sviluppato il legame strategico tra servizio generoso e discernimento vocazionale. Tanti giovani sono particolarmente aperti e disponibili verso esperienze di volontariato e di servizio, aiutandoci così a comprendere che solo «una Chiesa che serve è una Chiesa matura che attrae i giovani, perché testimonia la sua vocazione all’imitazione di Cristo che “da ricco che era, si è fatto povero per voi” (2Cor 8,9)» (n. 194).

 

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