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Bianco e nero

da Quaderni Cannibali

del 21 agosto 2012 (function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = "//connect.facebook.net/it_IT/all.js#xfbml=1"; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs); }(document, 'script', 'facebook-jssdk'));

Valeria si incontra con le amiche e racconta con entusiasmo di aver conosciuto Enrico: “E’ un ragazzo fantastico: così dolce, romantico ma anche forte e simpatico… e così bello, con degli occhi verdi e uno sguardo magnetico che ti cattura. E’ perfetto, proprio il ragazzo giusto, che fa per me!”.

 

 

Una valutazione simile dell’altro è tipica della fase dell’innamoramento, in cui la persona viene idealizzata: si vedono solo i suoi lati positivi. E’ un fenomeno del tutto normale per chi è innamorato, e in un rapporto di coppia viene poi pian piano superato da una conoscenza anche dei lati negativi che vengono accettati e talvolta sopportati, bilanciati da qualità che rendono comunque, in una valutazione complessiva, l’altro amabile e amato per quello che è.

 

 

L’idealizzazione non si verifica solo quando si è innamorati, ma avviene ogni volta che lo sguardo sull’altro è esageratamente positivo e quindi miope su limiti che  esistono ma che al momento si vedono poco e vengono sottovalutati.

 

 

L’altro viene descritto come eccezionale, superlativo e la relazione con lui è molto gratificante, fa sentire importanti.

 

 

Potremmo dire che, per certi versi, si brilla di luce riflessa, usando questa immagine molto espressiva: chi ha difficoltà a riconoscere la luce propria, il  valore personale, trae luce, cioè forza e potere, dall’essere in relazione (come amico, fidanzato, ammiratore) con una persona importante. Per usare un paragone matematico, è ciò che avviene nella proprietà transitiva!

 

 

Sovente vengono idealizzati dai propri fans personaggi famosi, del mondo dello spettacolo, come gli attori o i cantanti. Si dimentica che, nonostante il loro successo, queste star rimangono persone come noi, a volte con una maggiore sensibilità che li rende fragili, tanto che qualcuno, più debole, si imbottisce di psicofarmaci o ricorre a droghe perché fatica ad affrontare la vita, talvolta dura per loro almeno quanto lo è per noi.

 

 

Purtroppo ci rendiamo conto di questo solo davanti agli epiloghi più tragici, alla morte prematura di alcuni di loro.

 

 

La valutazione di noi stessi, degli altri e delle situazioni dovrebbe tener conto della realtà nella sua complessità.

 

 

Si afferma giustamente che non esistono solo il bianco e il nero (espressione che, suppongo, tragga la propria origine da quando le immagini non erano ancora a colori). Anzi: il bianco e il nero, cioè la somma totale o l’assenza totale dei colori, sono simbologie che poco ci aiutano a comprendere le persone, i sentimenti e le situazioni.

 

 

La realtà è molto più sfumata; il colore prevalente fra l’uno e l’altro, per rimanere in questa metafora,  è il grigio, nelle sue varie gradazioni.

 

 

In noi e negli altri si combinano insieme elementi diversi e anche contraddittori tra loro, ma che pure coesistono nella stessa persona.

 

 

Così Carla viene definita dagli altri, ed in effetti è, una “persona forte di carattere”, eppure, in alcune situazioni, lei si sente debole. Luca è profondamente legato a Daniele, suo migliore amico, e prova verso di lui un affetto sincero, che non viene meno anche quando si arrabbia con lui, a causa dei suoi modi superficiali di prendere in giro qualcuno.

 

 

Chiara è solitamente generosa e attenta agli altri; talvolta le capita però di ripiegarsi su di sé, di avere atteggiamenti egoistici.

 

 

La complessità di noi esseri umani consiste sia nel fatto che in ciascuno ci sono luci e ombre, qualità e difetti, sia che le qualità e i difetti, come i  sentimenti, non si trovano mai “allo stato puro” in una persona (naturalmente, come abbiamo già sottolineato, in proporzioni molto variabili).

 

 

Cercare di tenere insieme tutto ciò che siamo e proviamo, con le nostre contraddizioni, e accettarlo in noi e negli altri, pur in un continuo cammino di miglioramento, è segno di grande saggezza e motivo di serenità, e risulta un buon antidoto alla tendenza piuttosto diffusa di un giudizio facile e superficiale.

 

 

 

 

 

Maria Poetto

 

 

 

Maria Poetto

http://www.dimensioni.org

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