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I doni dello Spirito Santo - Parte I

Vi offriamo un piccolo itinerario a due puntate sui Sette Doni che lo Spirito Santo elargisce. Iniziamo con i primi tre: il dono dell'intelletto ed il dono della sapienza (o scienza) e il dono del timor di Dio. Cosa sono i doni dello Spirito? Sono delle disposizioni abituali dell'anima, del cuore e della mente che permettono all'uomo di...

I doni dello Spirito Santo 
 
Vi offriamo un piccolo itinerario a due puntate sui Sette Doni che lo Spirito Santo elargisce. Iniziamo con i primi tre: il dono dell'intelletto ed il dono della sapienza (o scienza) e il dono del timor di Dio.
 
Cosa sono i doni dello Spirito?
 
Sono delle disposizioni abituali dell'anima, del cuore e della mente che permettono all'uomo di ubbidire e seguire prontamente le mozioni dello Spirito Santo.
Altrimenti detto, sono perfezioni più alte in virtù delle quali, l'uomo è disposto e preparato ad essere mosso, nell'agire e nel pensare, non più umanamente, ma spiritualmente.
Sono doni che provengono dallo Spirito Santo, ci provengono non tanto dall'esterno, quanto dal fatto che ci sono stati infusi dal medesimo Spirito nel giorno del Battesimo. Sono doni non acquisiti, ma infusi nell'anima dallo stesso Spirito Santo.
Pertanto non vanno confusi con i carismi, che sono grazie gratuite date per il bene comune.
Di solito vengono ricordati sette doni: Sapienza, Intelletto, Scienza, Consiglio, Fortezza, Pietà e Timor di Dio. Ma questo numero non è fissato in maniera categorica, poiché non possiamo imprigionare la "fantasia sbrigliata dello Spirito.
 
A che cosa servono i doni, in quanto effusi?
 
Servono ad aiutare le virtù, sia quelle infuse (fede, speranza, carità) sia quelle che l'uomo può acquisire con l'esercizio aiutato dallo Spirito Santo: sono le virtù morali e cardinali.
 
In che senso aiutano le virtù?
 
Vi spiego con un esempio. Su una barca per correre sull'acqua occorre sbracciarsi con i remi. I remi stessi rappresentano le virtù. Bisogna sforzarsi per metterle in pratica.
Ma se alla barca mettessimo una vela, presto il vento la gonfierebbe e pertanto la nave scivolerebbe sull'acqua in maniera molto più spedita.
Ecco, i doni dunque, sono come la vela che gonfiata dal Vento, dal soffio dello Spirito, aiutano i rematori i quali possono remare con molta meno fatica.
Così le virtù, sia quelle infuse sia quelle acquisite, gonfiate dal vento dello Spirito diventano veramente efficaci per la crescita e la maturazione di ogni cristiano.
Oggi ci fermiamo brevissimamente ad illustrare due doni. Quello dell'Intelletto e quello della Sapienza.
 
- 1. Il Dono dell'Intelletto –
 
          E' il Dono che lo Spirito Santo infonde nell'anima del battezzato per aiutare la crescita nella fede. Il dono quindi, è mirato alla virtù teologale della Fede.
E' il dono che purifica l'intelligenza dell'uomo, affinché egli possa penetrare con maggior luce nel pensiero di Dio, aderirvi con dolcezza, con gusto interiore e diletto dell'anima.
Mediante l'attività della fede, le Verità rivelate da Gesù, vengono accolte come "notizie di Dio". Ma il dono dell'Intelletto viene infuso dallo Spirito, perché la virtù teologale della fede, venga aiutata ad espandersi e a penetrare nel pensiero di Dio. Lo afferma anche Paolo quando dice che per mezzo dello Spirito noi abbiamo la conoscenza di Dio. L'effetto del dono è che la conoscenza è più piena e più profonda. Apre gli occhi della mente.
Non che comprendiamo ciò che ci viene fatto conoscere, ma siamo resi sicuri che ciò che abbiamo conosciuto è assolutamente vero e certo. La fede diviene in tal modo più forte e più salda.
 
          Mediante il dono dell'Intelletto, lo Spirito santo, che scruta le profondità di Dio comunica al cuore dell'uomo, una particolare partecipazione alla sua intelligenza delle cose divine, ne rende partecipe l'uomo e lo fa entrare in qualche modo nel mondo intimo e segreto di Dio.
La conoscenza derivante è un conoscere, o meglio un credere nello Spirito: anche se non comprendiamo i "segreti di Dio" siamo assicurati dallo Spirito che tutto è vero e bello!
Credere con gusto e gioia interiore. Anche se, per rendere visibile la fede, alle volte bisogna soffrire emarginazioni e persino la persecuzione o il martirio.
I martiri in modo particolare infatti hanno avuto ed hanno saputo coltivare il dono dell'Intelletto: infatti hanno saputo dare la propria vita, versare il proprio sangue per manifestare la propria fede.
 
- 2. Il Dono della sapienza -
 
          Il dono della sapienza dilata l'esercizio della carità - Amore. La apre, già fin da questa terra, alla visione interiore di Dio.
Per questo motivo il dono della Sapienza è in intimo rapporto con il dono dell'Intelletto. Quest'ultimo infatti illumina l'intelligenza del cuore e le fornisce l'oggetto da amare e contemplare, che è l'Amore di Dio.
Il dono della Sapienza si sperimenta attraverso una conoscenza eminente che dona certezza piena, per mezzo di un'intima unione alle cose di Dio e con Dio stesso.
La Sapienza ha il suo principio nell'Amore, ma la sua essenza nella conoscenza di Dio. Sapienza viene dal latino "sàpere" ossia saper qualcosa di qualcuno.
Non un sapere intellettuale. Ma, tanto per intenderci, è come se tu vedessi una persona e dal suo modo di parlare, di agire, di operare capisci che in essa c'è il profumo di Dio.
"Sa" di Dio, come si dice. Ha il gusto, il sapore di Dio. E lo dona!
Chi possiede il dono della Sapienza, ha il gusto amoroso di Dio e della sua bellezza,
ne porta il profumo. E' più contemplativo che attivo. Ma di una contemplazione che è adorazione quasi visiva interiormente parlando, e che abbraccia tutto l'essere.
Non attivo, ma non per questo assente dalla scena di questo mondo! Chi possiede il dono della Sapienza comunica ed espande la dolcezza e il desiderio di Amare.
I suoi occhi sono come trasfigurati dalla Bellezza contemplata e vedono tutto "bello" perchè in ogni cosa vedranno la fiamma che arde, anche se nascostamente.
Cose da mistici? Cose che non ci riguardano perché voliamo in basso?
No, fratelli e sorelle: sono cose che fanno un cristiano veramente adulto.
 
 
 - 3. Il Dono del Timore di Dio -
 
          Quando l’uomo ha deciso nel suo cuore di avere le vie del Signore nel suo cuore, secondo una bella espressione del Salmo 84,6, quando, in altri termini ha cominciato a camminare sulle vie della perfezione evangelica, il primo dono dello Spirito che, per così dire, si rende attivo, è quello del Timore del Signore.
Sotto l’influsso di questo dono “cresce lungo il cammino il suo vigore finché compare davanti a Dio in Sion” (Sal 84, 8).
 
Il Timore del Signore, lungi dall’essere paura di Dio e dei suoi giudizi, è fonte e radice di filiale confidenza nella potenza della misericordia del Signore, anima la speranza e il cammino spirituale dell’uomo e si traduce in spirito di obbedienza ai precetti o ai comandi del Signore contenuti nella sua Parola.

          “Principio della Sapienza è il timore del Signore” (Proverbi 1, 7; Salmo 111, 10). Il termine “sapienza” và inteso nel suo senso fondamentale e cioè come “arte” del saper ben vivere e realizzare la propria vita. Potremmo tradurre con “saggezza”. In questo quadro il significato del termine indica tutto un complesso di consigli pratici che aiutano l’uomo a realizzare bene la sua vita personale in rapporto al disegno di Dio.
Gesù nel Vangelo identifica l’uomo sapiente, con colui che ascolta le sue parole e le mette in pratica, divenendo in tal modo simile a chi costruisce la propria casa sulla roccia, dove sta ben salda e sicura. Quando allora la Sacra Scrittura afferma che “Principio della sapienza è il Timore del Signore”, vuole insegnare che chi è guidato da tale dono, ha già posto le fondamenta per vivere bene in rapporto al disegno di Dio e realizzare in tal modo compiutamente la propria esistenza.
Adesso siamo in grado di definire che cosa sia il dono del Timore del Signore.
Prima di tutto, come è ovvio, il timore del Signore non è da confondere con la paura di Dio. Spesso infatti la paura nasce dall’amara esperienza del peccato ed è segnata da un senso di colpa che finisce per allontanare da Dio colui che ne è affetto.
 
          Al contrario il Timore del Signore è, come dono dello Spirito Santo, una disposizione abituale del cuore e dell’anima, che lo stesso Spirito infonde nell’uomo, per tenerlo nel dovuto rispetto della Maestà del Signore e nella dipendenza e sottomissione alla Sua Volontà, allontanandolo da tutto ciò che può dispiacere a Dio. Si tratta in fin dei conti del timore dei figli, i quali,avendo conosciuto l’Amore del Padre, la sua bontà e la sua tenerezza, vengono amorevolmente attratti anche dalla sua gloriosa Maestà e vi si accostano con confidente fiducia ed affetto.
Inteso in questi termini il dono del Timore del Signore, porta l’uomo alla acquisizione dell’umiltà. Infatti in virtù dell’azione del dono, sente di non poter più confidare in sè stesso e si abbandona fiduciosamente alle braccia del Padre.
Le qualità caratteristiche del dono sono: la purezza del cuore, l’affetto filiale, la confidenza e la libertà da ogni interesse personale.
C’è infine da aggiungere una cosa. Se c’è qualcosa da temere, a questo punto, è la debolezza e la fragilità della nostra volontà. Abbiamo il terribile potere di separarci da Dio! Più che Dio, dobbiamo temere che la nostra volontà diventi facile preda degli inganni e delle seduzioni di questo mondo, di cui Satana è il principe. Per questo il Dono del Timore infonde nel cuore il desiderio e il bisogno di una grande vigilanza interiore: rende somiglianti alle vergini prudenti della parabola evangelica, quelle che con le lampade accese aspettano nel cuore della notte la venuta dello Sposo.  

Link utili:
http://www.pastoralespiritualita.it

(Teologo Borèl) Novembre 2011 - autore: Padre Augusto Drago